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I cattolici che manifestano contro il gay pride sono omofobi travestiti da preghiera

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 22 Giu. 2019 alle 12:34 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 19:53

Cattolici contro gay pride – Accade a Treviso, in un Veneto che galoppa a grandi falcate verso l’oscurantismo, tornando indietro pericolosamente nel tempo là dove i diritti non erano sanciti: il movimento “Con Cristo per la Vita” espone dei manifesti che invitano tutti i cittadini ad “unirsi in preghiera” domenica 23 giugno “per riparare lo scandalo di eventi pubblici come il Gay Pride in programma a Treviso e in molte città italiane”.

Sembra un scherzo di pessimo gusto e invece è proprio così. Anzi: nel programma si legge che dopo la messa delle ore 16 alle 17.30 c’è un ritrovo “alla stazione dei treni di TV per la Processione di riparazione con canti e preghiere”.

Riparazione, scrivono proprio così, come se i gay fossero persone guaste che guastano il nostro tempo e il nostro futuro e come se l’arnese che serve per farli tornare alla presunta normalità siano proprio i canti religiosi e le preghiere e le invocazioni a Dio.

Sarebbe poi curioso sapere come sia possibile che ancora nel 2019 ci siano persone che vedono nella libertà altrui un pericolo per se stessi, tutti arroccati su posizioni che puzzano dei peggiori regimi che usano la religione a proprio piacimento per influire sulla libera autodeterminazione delle persone.

Il problema non è solo politico ma è anche e soprattutto culturale: insieme al ritorno di un certo fascismo sempre pronto a menare le mani si assiste (con un certo sgomento) al riemergere di gruppi conservatori che mettono in discussione i diritti acquisiti e agognano il ritorno a un medioevo delle libertà personali.

E mentre fioccano iniziative come quelle del movimento “Con Cristo per la Vita” (insieme ai movimenti pro vita e ai tanti seguaci di Pillon e compagnia bella) intorno si assiste con una certa indifferenza al proliferare di questi mentecatti che essendo incapaci di pensare a nuovi diritti si limitano ad agire per sottrazione con la situazione esistente.

E forse sarebbe il caso di rendersi conto quanto prima che accanto a un’opposizione politica (sì, ciao) sarebbe anche necessario un’opposizione culturale che ci chiami in causa tutti, dal primo all’ultimo, coesi, per rivendicare con forza un Paese che la smetta di puzzare di passato e che abbia il coraggio di farsi carico del presente, di un presente diverso da come lo vorrebbero questi retrogradi e certa compiacente politica.

Non è una questione da prendere con leggerezza e da lasciare passare con un sorriso. È l’ennesimo segnale, l’ultimo di tanti, di un’omofobia travestita da preghiera.

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