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Rapporto Caritas 2018: “In Italia più di un milione di minorenni sono in condizioni di povertà assoluta”

L'organizzazione denuncia un aumento dei poveri, che nel 2017 hanno superato i 5 milioni. Nelle regioni del Nord e del Centro si rivolgono ai centri di assistenza soprattutto persone straniere. Italiani, invece, nel Mezzogiorno

Di Marta Facchini
Pubblicato il 18 Ott. 2018 alle 09:01 Aggiornato il 18 Ott. 2018 alle 09:02

In Italia c’è un esercito di poveri e la povertà “tende ad aumentare con il diminuire dell’età”, denuncia il Rapporto 2018 su povertà e politiche di contrasto redatto dalla Caritas Italiana.

L’organizzazione, che rilancia i dati Istat, denuncia che il numero dei poveri assoluti continua a salire e ha superato i 5 milioni. “Come cristiani abbiamo qualche difficoltà a pensare che si possa abolire la povertà”, ha dichiarato il direttore don Francesco Soddu.

“Ma a preoccupare è soprattutto il fatto che oggi un povero su due è minore o giovane”. Infatti, sono circa 1 milione e 208mila i minorenni in condizione di povertà assoluta (il 12,1 per cento del totale) e sono 1 milione 112mila (il 10,4 per cento) i giovani nella fascia 18-34 anni.

Il rapporto evidenzia una correlazione tra i livelli di istruzione e la povertà economica, che diventa anche una povertà educativa. “I dati nazionali dei centri di ascolto, oltre a confermare una forte correlazione tra livelli di istruzione e povertà economica, dimostrano anche una associazione tra livelli di istruzione e cronicità della povertà”, ha affermato Soddu.

E, anche se l’Italia ha fatto passi in avanti, si colloca ancora “al penultimo posto in Europa per presenza di laureati, solo prima della Romania”. Il 14% per cento dei ragazzi in Italia abbandona precocemente gli studi e il paese nella classifica europea si colloca al quarto posto (dopo Malta, Spagna e Romania).

“Dal 2016 al 2017 si aggravano le condizioni delle famiglie in cui la persona di riferimento ha conseguito al massimo la licenza elementare (passando dal 8,2 per cento al 10,7 per cento). Al contrario i nuclei dove il ‘capofamiglia’ ha almeno un titolo di scuola superiore registrano valori di incidenza della povertà molto più contenuti (3,6 per cento)”, rileva Caritas.

Il livello di istruzione, evidenzia il rapporto, è “un fenomeno ereditario” e favorisce la trasmissione intergenerazionale della povertà economica.

Nel 2017 sono 197.332 le persone che si sono rivolte ai centri di ascolto Caritas collocati in 185 diocesi: il 42,2 per cento è di nazionalità italiana. Nelle regioni del Nord e del Centro le persone prese in carico sono per lo più straniere, mentre in quelle del Mezzogiorno le storie intercettate sono in maggioranza di italiani (67,6 per cento).

In termini di genere il 2017 segna il sorpasso dell’utenza maschile su quella femminile, dovuto alle trasformazioni delle dinamiche migratorie.

“Esiste uno ‘zoccolo duro’ di disagio che assume connotati molto simili a quelli esistenti prima della crisi economica del 2007-2008 con la sola differenza che oggi il fenomeno è sicuramente esteso a più soggetti”, si legge nel Rapporto. Ma, rispetto al periodo pre-crisi, le storie di povertà appaiono “più complesse e multidimensionali”.

I disoccupati ascoltati nel 2017 rappresentano il 63,8 per cento di chi si è rivolto ai centri di assistenza. Tra gli stranieri la percentuale sale al 67,4 per cento.

L’anno 2017 è anche stato connotato dall’incremento delle persone senza fissa dimora e dalle famiglie uni-personali: la rottura dei legami familiari può costituire un fattore scatenante nell’entrata in uno stato di povertà e di bisogno.

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