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Perché tutti stanno parlando tanto del caso Cinema America

Il "Festival Trastevere Rione del Cinema" ha raccolto negli anni centinaia di migliaia di spettatori e ospiti di fama nazionale e internazionale, oltre ad aver sottratto all'abbandono e al degrado un luogo storico di Roma

Di Gianluigi Spinaci
Pubblicato il 22 Feb. 2018 alle 11:42 Aggiornato il 22 Feb. 2018 alle 11:46

I Ragazzi del cinema America – un’associazione culturale no profit con sede a Roma – con ogni probabilità, lasceranno la piazza romana di san Cosimato, che per tre estati di seguito ha ospitato il “Festival Trastevere Rione del Cinema”.

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Una rassegna che ha raccolto negli anni centinaia di migliaia di spettatori, i quali, a titolo completamente gratuito, hanno potuto assistere nei mesi di giugno e luglio alla proiezione di centinaia di pellicole da un mega schermo installato dai giovani membri dell’associazione nella piazza.

Ad arricchire l’evento la presenza di ospiti di fama nazionale e internazionale che hanno presentato le proprie opere al pubblico.

La decisione nasce dalla volontà dell’amministrazione capitolina di inserire la piazza situata nel cuore di Trastevere nel bando dell’Estate romana, il contenitore degli eventi culturali e di intrattenimento stagionali.

I “Ragazzi” hanno da subito rinunciato a partecipare al bando, che prevede la concessione della piazza solo ad attività a basso impatto acustico da svolgersi non oltre le ore 24 dei giorni feriali e con una sospensione di due giorni a settimana.

Secondo loro la questione è solamente politica, con l’amministrazione guidata dalla sindaca Virginia Raggi che vuole mettere il cappello su un’iniziativa che per anni si è svolta liberamente e che ha sottratto all’abbandono e al degrado un luogo storico e dimenticato di Roma.

“San Cosimato non era considerata di prestigio ed infatti non era mai stata inserita nel bando dell’Estate Romana”, ha detto Valerio Carocci, leader dell’associazione, in un’intervista al Messaggero.

“Ora che l’abbiamo resa famosa in tutto il mondo, finendo in prima pagina sul New York Times, l’amministrazione comunale la rivuole far propria”.

Il primo febbraio moltissimi esponenti del mondo del cinema (da Bernardo Bertolucci a Roberto Benigni, da Carlo Verdone a Paolo Sorrentino) hanno lanciato un appello per chiedere alla sindaca Raggi di assegnare all’associazione la manifestazione senza ricorrere al bando.

Un appello al quale si è unito anche il regista statunitense Martin Scorsese.

Una petizione dei Ragazzi del cinema America chiede, oltre all’esclusione dal bando della piazza, anche le dimissioni del vicesindaco della capitale Luca Bergamo, ritenuto il principale responsabile della scelta dell’amministrazione comunale.

Bergamo, in un’intervista a Repubblica, aveva dichiarato: “Da quest’anno, l’estate a piazza San Cosimato verrà messa a bando. Non si possono fare deroghe ad personam”.

“Già lo scorso anno avevo riserve sul fatto che l’arena potesse essere realizzata così. Basta con gli affidamenti diretti”.

Infine Bergamo lancia un’accusa pesante sulle presunte condizioni di illegalità in cui si sarebbe svolto l’evento nelle edizioni precedenti: “È pieno di denunce sulla legittimità di quelle attività e sul disturbo alla quiete pubblica. Bisogna rispettare lo spazio fisico dell’abitato e ci dev’essere un limite”.

Una dichiarazione che ha fatto scattare una denuncia per diffamazione da parte dell’associazione nei confronti del vicesindaco pentastellato.

A seguito di scrupolosi controlli svolti presso le autorità competenti, infatti, è emerso che nessuna denuncia è mai stata fatta in riferimento alle attività svolte in piazza san Cosimato dall’associazione Piccolo Cinema America.


Il 15 febbraio, poi, ci ha pensato la vice presidente della commissione cultura del Campidoglio, Gemma Guerrini, a gettare ulteriore benzina sul fuoco.

L’esponente dei 5 stelle, residente proprio in piazza san Cosimato, già nel corso delle precedenti edizioni aveva tentato di far saltare l’iniziativa lamentando il disturbo alla quiete pubblica.

Guerrini aveva scritto un post sulla propria pagina Facebook che “manifestazioni simili sono funzionali alla propaganda del partito politico che le sostiene, in questo caso di quel Pd maestro nella manipolazione del consenso, che ormai da decenni utilizza la spettacolarizzazione e la feticizzazione della cultura come arma di distrazione di massa”.

E la chiosa: “Cos’è infatti se non feticismo, la reiterata proiezione, giorno dopo giorno, di vecchi film che hanno in comune soltanto il fatto di essere famosi?”.

A quel punto l’amministrazione comunale non ha potuto far altro che prendere le distanze dalle parole della sua esponente, che il 20 febbraio è stata costretta alle dimissioni.

Intanto, gli abitanti di Trastevere hanno manifestato la propria opinione tappezzando il rione con piccoli manifesti che esprimevano vicinanza e solidarietà ai Ragazzi dell’America, attaccando “quei quattro gatti” contrari all’arena.

Uno dei cartelli comparsi nelle piazze e nei vicoli di Trastevere a sostegno dei Ragazzi del cinema America

In una conferenza stampa tenutasi il 12 febbraio alla presenza, tra gli altri, di Carlo Verdone, l’associazione ha annunciato di voler trasferire il modello “san Cosimato” in periferia con tre rassegne, lontane dai centri abitati e quindi senza necessità di deroghe per la concessione “per un progetto alternativo all’Estate Romana”.

Nonostante questa scelta, i “Ragazzi” hanno tentato un’ultimo gesto distensivo per arrivare ad un accordo che consentisse di non far terminare un’iniziativa di tale respiro culturale anche nel centro di Roma.

Stavolta si sono rivolti direttamente alla sindaca con un whatsapp nel quale si chiede a Virginia Raggi di rinunciare al bavaglio acustico e al bando, in cambio del pagamento di 35mila euro per l’occupazione del suolo pubblico, eliminando ogni contributo indiretto, e utilizzando le cuffie due volte a settimana per eliminare i rumori.

Difficile prevedere come si concluderà la vicenda in un clima contaminato dalla campagna elettorale per le elezioni politiche del 4 marzo, ma l’aria che si respira a Trastevere non sembra preludere a una soluzione rapida e positiva.

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