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Sea Watch, l’annuncio dello sbarco ai migranti: grida di esultanza e lacrime | VIDEO

I migranti sulla Sea Watch esultano dopo l'annuncio delll'ok allo sbarco.
Di Redazione TPI
Pubblicato il 9 Gen. 2019 alle 17:21 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 02:33

“Due ore, tra due ore sbarchiamo, è finita!”. Sono alcune delle parole mercoledì 9 gennaio con cui i volontari annunciano ai migranti sulla nave Sea Watch la notizia dello sbarco a Malta.

L’annuncio viene accolto con un boato: i migranti, dopo una lunga odissea, finalmente possono sfogare la loro gioia e festeggiare.

Immagini che testimoniano la sofferenza provata da queste persone, la lunga attesa per un porto sicuro dove poter approdare, e l’estenuante attesa che si sbloccasse il negoziato tra i paesi europei.

Poco prima dell’annuncio dei volontari, Malta aveva dato l’ok per lo sbarco dei 49 migranti presenti sulle navi umanitarie Sea Watch 3 e Sea Eye, che dal 22 dicembre 2018 erano bloccate nel mar Mediterraneo [qui il video del momento in cui la notizia dello sbarco viene data sulla Sea Eye]

I migranti saranno redistribuiti in otto paesi europei, tra cui l’Italia. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha però dichiarato di non essere stato consultato sulla redistribuzione dei migranti e ha anche affermato che non ha intenzione di “autorizzare niente”

> TPI a bordo della nave Sea Watch 3: “Alcuni migranti rifiutano cibo, il teatro della politica italiana non ci interessa”

Prima di oggi nessun Paese aveva formalmente autorizzato l’attracco, Italia compresa. Malta aveva solo concesso alle due navi l’autorizzazione ad entrare nelle sue acque nazionali per ricevere assistenza, senza però permettere lo sbarco dei migranti.

Nei giorni precedenti si era intensificato il dialogo tra i paesi europei per trovare una soluzione alla situazione di stallo che si era creata nel Mediterraneo e l’8 gennaio Malta aveva dichiarato che nelle ore successive ci sarebbe stata una svolta.

La notizia dello sbarco è stata confermata dal governo di Malta in un comunicato ufficiale ed è stata commentata da Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch, che ha dichiarato al giornalista di TPI Valerio Nicolosi: “Riceviamo la notizia dello sbarco a Malta, finalmente autorizzato e dopo lunghissimi giorni di trattative. Siamo contenti che si sia riusciti ad arrivare a una soluzione europea, anche se questo ha preso molto tempo e dimostra che sia necessario organizzarsi per avere una soluzione di ridistributiva immediata.

La portavoce di Sea Watch a TPI: “Parole di Di Maio retoriche e irresponsabili. Qui si fa teatro sulla pelle delle persone

Non è possibile che lo scarico sia condizionale al raggiungimento di un accordo tra stati membri. Sea Watch ci tiene tantissimo a ringraziare tutta la società civile che si è mossa in questi giorni e ha dimostrato una grande solidarietà. Vogliamo ringraziare le organizzazioni di United4Med che ci hanno dato il loro supporto, vogliamo ringraziare tutte le persone che si sono rese disponibili su ogni livello, dai porti al cibo. Per noi significa tantissimo perché dimostra che c’è un’Europa diversa.

Siamo contenti di poter finalmente liberare le persone che sono imprigionate da quasi 20 giorni a bordo. Ci rendiamo conto dello sforzo di Malta che non può farsi carico degli sbarchi di tutte le navi soccorse anche al di fuori della propria aerea SAR.

Crediamo che sia responsabilità degli stati membri trovare un accordo sulla redistribuzione, ma non è possibile aspettare 20 giorni per uno sbarco perché non riescono ad accordarsi”.

Questo invece il comunicato del governo di Malta in cui si annunciava lo sbarco delle navi umanitarie:

“Malta – il più piccolo stato dell’Unione europea – è ancora una volta chiamata ad assumersi responsabilità che vanno ben oltre le sue competenze. Il caso che coinvolge Sea Watch 3 e Albrecht Penck si è verificato al di fuori dell’area di responsabilità di Malta.

La Commissione europea ha convenuto che Malta non ha responsabilità giuridiche nell’ambito di questo caso. Dalla base di questo punto di principio, otto Stati membri hanno accettato di accogliere tutti i 49 migranti attualmente presenti a bordo di SeaWatch 3 e Albrecht Penck.

Durante il nostro coinvolgimento con la Commissione in questa crisi, abbiamo ricordato a tutti che Malta aveva salvato unilateralmente altre 249 persone in mare. Abbiamo sostenuto che non ha senso che un meccanismo di solidarietàad hoc venga applicato solo nel caso in cui un porto sicuro sia rifiutato – ignorando quindi gli Stati membri che fanno il loro dovere.

(…) Accogliamo con favore questa dimostrazione di solidarietà e riconoscimento del fatto che Malta abbia fatto molto di più di ciò che gli spettava. Gli Stati membri che parteciperanno a questo programma di ricollocazione ad hoc sono: Germania, Francia, Portogallo, Irlanda, Romania, Lussemburgo, Paesi Bassi e Italia.

Tutti gli Stati membri che partecipano a questo sforzo di ricollocazione hanno informato la Commissione per iscritto, dichiarando inequivocabilmente la loro volontà di partecipare a tale processo.

(…) L’operazione per trasferire i migranti sulle navi delle nostre forze armate nelle acque territoriali maltesi inizierà il prima possibile. Alle barche delle Ong Sea Watch 3 e Albrecht Penck verrà chiesto di lasciare le nostre acque territoriali immediatamente dopo il trasferimento dei migranti”.

 

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