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Crisi migratoria a Ceuta, l’Ue difende la Spagna e mostra “comprensione” per l’Italia: via libera ai rimpatri in Paesi terzi

Un giovane tenta di superare a nuoto il confine tra il Marocco e l’exclave spagnola di Ceuta, sotto la sorveglianza della Guardia Civil il 2 agosto 2026. Credit: ZUMAPRESS.com / AGF

Il vertice straordinario dei ministri dell'Interno dell'Unione archivia l'emergenza nell’exclave spagnola, elogiando Madrid. Bruxelles rassicura sulla tenuta dei confini e guarda con favore alle procedure di asilo esternalizzate, tendendo la mano alla stretta invocata dal Governo Meloni

Di Andrea Lanzetta
Pubblicato il 4 Ago. 2026 alle 17:53

L’emergenza migratoria che ha investito l’exclave spagnola di Ceuta e provocato una crisi diplomatica tra Spagna e Italia è ufficialmente rientrata, ma la sua onda lunga è destinata a ridisegnare l’approccio dell’Unione europea alla gestione migratoria. Il vertice informale straordinario dei ministri dell’Interno dell’Ue tenuto oggi in videoconferenza ha provato a mostrare una comunità il più possibile compatta.
Sul tavolo, infatti, non c’era solo la gestione immediata della crisi, ormai risolta, ma soprattutto la strategia futura per il contrasto all’immigrazione illegale e la difesa dei confini comuni. Da un lato c’è la ferma solidarietà a Madrid, elogiata per la prontezza d’azione in stretta sinergia con il Marocco. Dall’altro, prende forma una decisa virata verso la gestione esterna dei flussi, sdoganando di fatto l’idea di stabilire centri di smistamento al di fuori dell’Ue. Un quadro complesso, dove i calcoli elettorali si mescolano ai delicati equilibri diplomatici e al rispetto dei diritti umani.

Il messaggio a Madrid e Roma
Il primo nodo politico affrontato durante il vertice ha riguardato le massicce regolarizzazioni di stranieri decise recentemente dal governo spagnolo, che ha aperto alla concessione del permesso di soggiorno a centinaia di migliaia di migranti, purché in grado di dimostrare almeno cinque mesi di residenza continuativa al 1° gennaio scorso e senza precedenti penali. Un tema spinoso, su cui Bruxelles ha scelto la via del pragmatismo, senza però rinunciare a una velata critica. Il commissario europeo agli Affari Interni, Magnus Brunner, ha chiarito che, al momento, non emerge alcun legame diretto tra queste sanatorie e la recente crisi migratoria a Ceuta. Trattandosi per lo più di cittadini latinoamericani, uniti alla nazione ospitante da profondi legami linguistici e culturali, la mossa rientra a pieno titolo nelle esclusive competenze nazionali. Eppure, la bocciatura politica è stata netta. Brunner ha tenuto a sottolineare come provvedimenti di questa portata non rappresentino un buon segnale per il resto dell’Ue.
“La Spagna ha confermato oggi, come già detto in precedenza, che praticamente tutti coloro che sono entrati a Ceuta sono ora rientrati. Nessuno ha attraversato il confine da Ceuta verso la Spagna continentale e l’Europa continentale”, ha confermato l’esponente politico austriaco durante un conferenza stampa a Bruxelles, ringraziando Madrid e assicurando che la crisi migratoria a Ceuta è “risolta”. “L’integrità dell’area Schengen è stata preservata e questo è il risultato di una stretta e costante cooperazione tra Spagna, Marocco e Commissione Ue negli ultimi giorni. E desidero riconoscere e ringraziare chiaramente anche la Spagna e l’amministrazione di Ceuta per aver ristabilito l’ordine e per la stretta collaborazione con il Marocco, per garantire un rapido ritorno alla normalità”.
In questo clima di forte nervosismo generale, l’Ue ha scelto di non alzare barricate istituzionali contro l’Italia. La decisione del Governo Meloni di reintrodurre controlli alle frontiere aeree e marittime con la Spagna, sull’onda emotiva delle immagini provenienti dal Nordafrica, non ha generato levate di scudi in sede di Consiglio. Al contrario, il commissario Brunner ha mostrato una palese empatia istituzionale, ammettendo di “comprendere” la reazione italiana. “Capisco in parte questa reazione degli italiani, anche perché la gente è preoccupata”, ha detto Brunner. “I cittadini europei sono preoccupati ed è per questo che abbiamo questa possibilità (di ripristinare i controlli alla frontiera, ndr) nel Codice delle frontiere Schengen”, ha aggiunto. “Dobbiamo approfondire la questione ed esaminare i dettagli, ma ovviamente capisco che le immagini che abbiamo visto hanno destato preoccupazione tra i cittadini europei.”
Proprio per far fronte a minacce gravi all’ordine pubblico e alla sicurezza, il nuovo Codice delle frontiere Schengen prevede la possibilità, del tutto eccezionale, di ripristinare i controlli interni. Ora che le autorità di Madrid hanno confermato il rientro di quasi tutti i migranti scongiurando ulteriori spostamenti verso l’Europa, ha sottolineato il commissario austriaco, la Commissione Ue avvierà le normali verifiche per accertare che le misure intraprese dal Governo Meloni sia proporzionate e temporanee. L’integrità dell’area di libera circolazione, insomma, è salva. Ma la crisi a Ceuta potrebbe aver cambiato tutto.

Hub nei Paesi terzi
Il vero salto in avanti della giornata riguarda infatti l’architettura futura dei rimpatri. La creazione di appositi hub in nazioni terze non è più un tabù, ma un’opzione definita apertamente “legittima” per quegli Stati che desiderano intraprenderla. Brunner ha rivelato che attualmente cinque o sei Paesi membri stanno già collaborando per negoziare la nascita di queste strutture fuori dai confini comunitari. Un percorso che il commissario ha tenuto a distinguere dal progetto bilaterale in corso tra Italia e Albania, definito come un’iniziativa “prettamente italiana”, allargando però l’orizzonte. L’obiettivo, infatti, non dovrebbe limitarsi ai soli centri di rimpatrio, ma puntare all’espletamento dell’intera procedura di asilo al di fuori dell’Unione europea, ovunque il concetto giuridico di “Paese terzo sicuro” lo renda praticabile. Una novità la cui compatibilità con il rispetto dei diritti umani e dei migranti resta tutta da verificare.
Dietro i fitti tavoli tecnici resta il dramma umano consumatosi nelle acque al confine confine tra il Marocco e l’exclave spagnola di Ceuta. Le condoglianze ufficiali espresse oggi alle famiglie delle vittime dai ministri degli Interni europei per le decine di persone annegate sono arrivate al termine della riunione, ma non possono far dimenticare le durissime parole pronunciate appena due giorni fa dall’Alto commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Filippo Grandi aveva infatti bollato la vicenda come un clamoroso “fallimento europeo”, denunciando la totale mancanza di compassione per le vittime e accusando i governi di muoversi solo per calcoli elettorali, di fronte a migranti manipolati e usati come arma di pressione. “Migranti manipolati per esercitare pressioni politiche sulla Spagna, reazioni di molti governi dettate da interessi di politica interna, senza alcuna reale preoccupazione. Coordinamento dell’Ue esitante e difficile da comprendere. Neanche una parola di compassione per le vittime”, aveva scritto Grandi sui social. “Ceuta: che fallimento, Europa”.
Ma la crisi si è rivelata un potente acceleratore per le agende di Bruxelles. Come ha rimarcato il ministro irlandese della Giustizia e dell’Interno, Jim O’Callaghan, che ha convocato l’incontro odierno, l’Ue ha dimostrato di essere unita e di considerare le frontiere esterne una responsabilità rigidamente condivisa, da affrontare all’unisono. “Le frontiere esterne dell’Ue sono una nostra responsabilità comune e la migrazione richiede una risposta europea unitaria”, ha detto O’Callaghan.” La riunione odierna, da me convocata, ha offerto un’importante opportunità agli Stati membri per valutare gli strumenti già a nostra disposizione, individuare i settori in cui è necessaria ulteriore cooperazione e portare avanti i preparativi collettivi in ​​vista della prossima riunione ministeriale e del Consiglio europeo di ottobre”.
L’obiettivo comune è ora quello di non farsi trovare più impreparati a fronteggiare emergenze simili. Serve in primis un maggior contrasto alle reti di trafficanti, ma è indispensabile dotarsi di una nuova capacità di previsione. Si guarda quindi allo sviluppo di sistemi di allerta precoce, all’intelligence condivisa e a un più preciso monitoraggio dei social per captare i movimenti prima che si trasformino in emergenze umanitarie. Inoltre bisognerà costruire solidi partenariati con i Paesi d’origine dei migranti per creare in loco vere opportunità di vita ed evitare l’esodo di massa. Tutte politiche che, come confermato oggi, finiranno al centro dell’agenda del prossimo Consiglio europeo in programma a ottobre.

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