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Perché ci sono così tante pubblicità di reggiseni su Instagram

Credit: ThirdLove

Una designer di Philadelphia ha pubblicato una lettera aperta rivolgendosi direttamente alla piattaforma

Di Francesca Moriero
Pubblicato il 31 Gen. 2018 alle 15:20 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 19:23

Grazie a un algoritmo pubblicitario, è stato scoperto che Instagram tende a bombardare gli utenti con immagini di donne in reggiseno di età compresa tra i 18 e i 45 anni.

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La preponderanza degli annunci pubblicitari di reggiseni sulla piattaforma è stata oggetto di una lettera aperta.

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“Ehi Instagram – ha scritto Lauren Hallden, una designer di 33 anni di Philadelphia – Mi stavo solo chiedendo: la tua azienda raccoglie i feedback degli utenti donne? Ho notato che i contenuti sponsorizzati sulla mia home sono un po’ ripetitivi. Ogni riga di testo è punteggiata da annunci pubblicitari mirati con donne in reggiseni sportivi, bikini, braccialetti di pizzo, magliette e biancheria intima, per lo più prodotti da avventurose startup: Outdoor Voices , ThirdLove , True & Co. , Lively , MeUndies , Thinx.

Mi sono iscritta a Instagram perlopiù per vedere le foto dei cani e dei figli dei miei amici, ma ogni volta che accedo alla piattaforma, devo sprecare una tonnellata di energia mentale confrontandomi con Kayla”.

(Kayla, è Kayla Itsines , la star australiana di fitness, che nel 2017 ha lanciato una campagna sulla piattaforma per promuovere la sua app di allenamento personale, Sweat).

In meno di un decennio, l’industria della lingerie ha subito un cambiamento drastico, in quanto brand come Aerie hanno conquistato un’enorme quota di mercato, appoggiandosi a messaggi positivi per il corpo, e un’ondata di nuove startup si è fatta largo.

I marchi hanno anche iniziato a ingaggiare modelli che non si adattano alle tradizionali taglie e molti hanno promesso di non ritoccare le loro immagini.

“Quando la nostra start up Lively è stata lanciata nel 2016”, afferma la fondatrice Michelle Cordeiro Grant, “volevamo che i nostri progetti iniziassero a convincere le donne a sentirsi sicure, a provare la loro unicità interiore e ad apprezzarsi come individui, rispetto all’idea di conformarsi a un’immagine di mega-marca di una top model”.

Eppure, c’è qualcosa di sbagliato quando le persone non possono aprire un’app senza essere colpite da un numero infinito di corpi seminudi.

Instagram, ovviamente, ha subito una trasformazione enorme proprio negli ultimi cinque anni.

Nel 2013, l’app aveva poco più di 150 milioni di utenti; oggi sono oltre 800 milioni.

La pubblicità è stata lanciata a livello globale sulla piattaforma solo nel 2015; oggi vi sono 2 milioni di inserzionisti mensili e alcuni analisti prevedono che i ricavi potrebbero superare i 10 miliardi di dollari entro il 2019.

Il motore alla base di questa incredibile crescita è l’algoritmo che consente a Instagram, come a Facebook, di indirizzare gli utenti in base a caratteristiche generali come età, sesso e posizione, stile di vita, preferenze e interessi.

L’azienda elabora queste caratteristiche da innumerevoli dati (le abitudini di navigazione, le transazioni con carta di credito, le interazioni con amici e familiari) e poi li usa per introdurre le persone in gruppi commercializzabili per gli inserzionisti.

Così, se si fa parte di un gruppo che è statisticamente più propenso a comprare un prodotto o interessato a un marchio, l’algoritmo invierà a raffica annunci mirati.

Ecco perché si finisce per vedere una serie interminabile di pantaloni da yoga, abbonamenti alla palestra e scatole di biancheria intima.

I reggiseni, d’altra parte, non sono un articolo di nicchia; secondo i dati, più della metà degli utenti di Instagram sono potenziali consumatori.

Nel “marketing old-school”, afferma Cordeiro Grant, fondatore di Lively, “le aziende potrebbero aver seguito una certa fascia d’età, stato economico e posizione geografica. Inoltre la società utilizza lo strumento di Instagram ‘Lookalike audience’, che rintraccia gli utenti simili ai follower o ai clienti esistenti della pagina in termini di interessi, dati demografici o comportamento di acquisto”.

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