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Perché, e da quando, il cuore viene raffigurato così

Ragazza con palloncino, Banksy

Uno sguardo sulle curiose origini medievali dell'icona che dovrebbe assomigliare all'organo che batte nel nostro petto

Di Francesca Moriero
Pubblicato il 29 Gen. 2018 alle 16:47 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 19:23

Il simbolo del cuore, con i suoi due smerli in cima e il punto a forma di V in basso, è uno degli emblemi più familiari al mondo: lo si trova ovunque, sui gioielli, sulle cartoline, sugli emoji, fino alle promozioni di San Valentino ormai già distribuite nelle vetrine dei negozi.

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Ma da dove proviene questo cuore perfettamente simmetrico, che tutti associano all’idea dell’amore?

Fin dai tempi degli antichi greci e romani, il cuore era visto come la “casa dell’amore”.

Quanto a come rappresentare quell’organo, la mancanza di una vera conoscenza della fisiologia lasciava aperte possibilità fantasiose.

Il medico greco del Secondo secolo, Galeno di Pergamo, affermò che il cuore aveva la forma di una pigna o una foglia a testa in giù, simile alla raffigurazione dell’edera nell’antica Grecia.

Questa visione portò i monaci medievali a tracciare tavole anatomiche, inesatte, dove il muscolo del cuore assomigliava all’attuale simbolo stilizzato.

Le prime illustrazioni del cuore amoroso, creato intorno al 1250 in un’allegoria francese chiamata “Il romanzo della pera”, raffiguravano un cuore simile ad una pera.

L’estremità stretta era puntata verso l’alto mentre la parte più larga e più bassa era tenuta in una mano.

Gli spettatori medievali avrebbero interpretato queste scene come delle “offerte di cuore”, un tema già popolare nelle storie e nelle canzoni sentimentali.

Uno degli esempi più famosi, ora nel Victoria and Albert Museum di Londra, fu scolpito in avorio intorno al 1300 sul retro di uno specchio francese.

Lo stesso cuore a forma di pigna si è fatto strada anche nelle opere d’arte religiose: quando Giotto, nel 1305, dipinse la virtù teologale della “Caritas” (di solito tradotto come “carità” o “amore”) tra i pannelli che adornano la Cappella degli Scrovegni a Padova, immaginò una donna che alzava il suo cuore verso Cristo.

Nella foto: La “Caritas” di Giotto (1305) mostra un cuore a forma di pigna. Credit: Mondatori Portfolio- Everett Collection

La “Caritas” di Giotto influenzò i successivi pittori e scultori italiani, le cui opere sono ancora conservate nelle chiese e nei musei dell’Italia settentrionale.

Sia che fossero intesi per una persona cara nei manoscritti secolari o per Dio nell’arte cristiana, questi simboli esprimevano il significato del cuore inteso come amore, ma non avevano ancora la forma che conosciamo oggi.

Questa forma si è evoluta durante i primi decenni del Quattordicesimo secolo, a partire dalle immagini raffigurate da un altro italiano, il poeta Francesco da Barberino.

Nel suo libro intitolato “Precepts on Love” (“Documenti d’amore”), si notano per la prima volta i cuori simmetrici appesi al collo di un cavallo (che hanno anche un aspetto molto simile a triangoli).

Sopra all’animale sorge la figura di Cupido con le frecce in una mano e un ramo di rose nell’altra che, vittorioso, si lascia dietro una fila di individui colpiti dall’amore.

In un manoscritto francese intitolato “Il romanzo di Alessandro”, del 1340, si trova un chiaro esempio dell’ icona del cuore contemporaneo: nel bordo inferiore di una pagina, sul lato sinistro, una donna alza un cuore simmetrico, ricevuto in dono dall’uomo di fronte a lei.

Un’altra coppia, sul lato destro, mostra una scena molto diversa: una signora si allontana da un pretendente che le offre una borsa.

Le due coppie presentano una visione grafica di come uomini e donne dovrebbero e non dovrebbero relazionarsi l’uno con l’altro.

La prima è pura e ispirata da sentimenti d’amore, l’altra è avida e basata su ricompense materiali.

Da quel momento in poi, il cuore stilizzato diventa onnipresente, non solo sulle pagine dei manoscritti ma anche su oggetti di lusso come spille, ciondoli, anelli e arazzi.

Sebbene alcuni pionieri della medicina iniziarono a osservare direttamente la vera forma sgraziata del cuore umano, così diverso e lontano dal simbolo popolare, artisti e artigiani rimasero fedeli alla forma simmetrica e smerlata.

Una grande eccezione, in questo come in altri campi dell’arte e della scienza, fu Leonardo da Vinci, che studiò sia le dissezioni umane che quelle animali.

Le illustrazioni minuziose dei suoi taccuini mostrano la sua dedizione di lunga data alla precisione anatomica.

Andrea Vesalio, medico fiammingo del Sedicesimo secolo, considerato il padre dell’anatomia moderna, fu autorizzato a dissezionare cadaveri all’Università di Padova, grazie a un giudice che gli fornì i cadaveri dei criminali giustiziati, e nel suo libro rivoluzionario “La fabbrica del corpo umano” (“De humani corporis fabrica”), corresse alcuni errori commessi da Galeno che erano stati ciecamente ripetuti dai medici delle generazioni successive.

I lavori ​​di Vesalio, come i disegni di da Vinci, raffiguravano entrambi un cuore che assomigliava di più a quello reale.

Eppure l’avanzata della scienza non ha fatto nulla per scuotere l’attaccamento popolare all’immagine del cuore.

Forse perché la forma, con le sue due metà che formano un’unica figura, cattura perfettamente l’idea platonica dell’amore come desiderio di fondersi con l’anima gemella ideale.

Più inconsciamente, e a un livello meno etereo, forse il suo successo ha a che fare con la sottile evocazione dei seni e delle natiche del corpo umano.

Nel corso dei secoli, l’emblema del cuore ha assunto nuovi significati e funzioni.

Sopravvisse alla Riforma, che mise da parte l’ iconografia tradizionale cattolica, quando Martin Lutero costruì il suo sigillo personale da un cuore rosso posto all’interno di una rosa bianca, con al centro una croce nera.

Martin Lutero costruì il suo sigillo personale da un cuore rosso posto all’interno di una rosa bianca. Credit: Istituto Storico Concordia, Saint Louis. Daniel N. Harmelink.

Nel Diciannovesimo secolo iniziò l’abitudine di scambiarsi oggetti a forma di cuore per il giorno di San Valentino.

Nel 1977, l’icona del cuore divenne persino un verbo, con il famoso e infinitamente riproposto logo “I love NY” di Milton Glaser.

Michael Bloomberg con il famoso logo “I love NY”, Credit: Reuters

Oggi, il cuore stilizzato che simboleggia l’amore regna sovrano in tutto il mondo.

Può essere solo una metafora, ma è diventato il simbolo universale dell’amore.

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