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Ecco perché in realtà abbiamo bisogno dell’ansia per sopravvivere

L'ansia può essere un inutile fastidio o un fattore debilitante, ma può anche rivelarsi fondamentale per riuscire a raggiungere determinati traguardi o, addirittura, uscire vivi da situazioni estremamente rischiose

Di Giuseppe Loris Ienco
Pubblicato il 22 Ott. 2017 alle 16:08 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 19:40

Spesso l’ansia è un inutile fastidio, in altri casi, invece, può essere addirittura debilitante e causa di enormi problemi. Eppure, secondo recenti studi, questa particolare sensazione è addirittura necessaria alla sopravvivenza degli esseri umani.

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È infatti necessario capirne il meccanismo e le origini per scoprire che, in realtà, anche paure e angosce nascondono lezioni fondamentali per la nostra crescita come individui. Secondo Anita Rao, psichiatra della statunitense Northwestern University, esistono tre fasi o tipi di ansia che corrispondono alle diverse strutture del cervello.

Nella sua prima forma in stato preconscio, l’ansia è direttamente correlata al pericolo percepito. Così, quando una persona vede qualcosa in grado di spaventarla, i neuroni trasmettono un segnale a un’area del cervello chiamata amigdala.

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Quest’area del cervello funziona essenzialmente come un sistema d’allarme, così che l’organo possa rispondere al segnale avvertendo il resto del corpo della possibile minaccia: le pupille si dilatano, il cuore batte più forte e il flusso sanguigno verso i muscoli periferici aumenta.

In questo modo l’amigdala riesce a preparare una persona al pericolo ancor prima che questa ne sia effettivamente cosciente. L’ansia di questo tipo è uno stato d’animo improvviso e primitivo, utile soprattutto nelle situazioni più rischiose, nelle quali una reazione impulsiva può rappresentare una vera e propria salvezza.

Quando si soffre di ansia anticipatoria, invece, si prova apprensione non tanto per un pericolo immediato, bensì per un evento futuro. In questo caso si attivano sia l’amigdala che la corteccia, il più complesso centro di elaborazione di informazioni del cervello.

Le due regioni entrano immediatamente in contrasto: la prima spinge verso una risposta immediata alla paura, mentre la seconda tende a razionalizzare e tranquillizzare.

Tutto ciò porta a un’insicurezza fastidiosa e opprimente, che però può portare anche benefici. Questa condizione infatti è utile a migliorare il modo in cui si affrontano determinate sfide della vita, dai colloqui di lavoro agli appuntamenti amorosi.

L’ansia che si prova in determinati casi è direttamente legata all’evoluzione umana. Alcuni studi hanno dimostrato che immagini di animali comunemente temuti come serpenti o ragni possono far scattare una reazione di paura quasi universale.

Questo perché l’amigdala custodisce una sorta di memoria atavica, nella quale alcuni elementi sono automaticamente associati a un pericolo certo. L’ansia evolutiva spinge così un individuo a comportarsi seguendo il suo innato spirito di conservazione.

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