Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha autorizzato un accordo nucleare con l’Arabia Saudita, che potrebbe consentire al regno di arricchire l’uranio per i propri reattori civili, senza dover sottostare ai protocolli di ispezione dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), che Washington chiede all’Iran di rispettare. Una mossa capace di ridisegnare gli equilibri politici nella regione e non solo.
Cosa prevede l’accordo nucleare saudita
Non si tratta di una semplice intesa diplomatica, per quanto i risvolti economici siano imponenti. Parliamo di un patto della durata di 30 anni che promette di iniettare miliardi di dollari nelle casse dell’industria nucleare americana, includendo persino la potenziale costruzione di un impianto di arricchimento dell’uranio sul suolo saudita, a patto che uno studio congiunto ne confermi la reale necessità.
L’intesa con Riad era nell’aria da tempo. Sia Trump che l’ex presidente Joe Biden hanno cercato di raggiungere un accordo sul nucleare con il regno per condividere la tecnologia americana. L’attuale segretario all’Energia Chris Wright si è recato in Arabia Saudita lo scorso anno, poco prima della visita di Trump nel regno, e ha discusso con il suo omologo saudita, il principe si è recato in Arabia Saudita lo scorso anno, poco prima della visita di Trump nel regno, e ha discusso con il suo omologo saudita Abdulaziz bin Salman, dello sviluppo dell’industria nucleare commerciale di Riad.
L’Arabia Saudita è uno Stato membro dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), che promuove le attività nucleari a fini pacifici, vigilando sui singoli programmi affinché non siano volti a sviluppare armi, nel rispetto del Trattato di Non Proliferazione.
Tuttavia, secondo le indiscrezioni pubblicate dal The Wall Street Journal, l’accordo autorizzato da Trump con Riad non prevederebbe il Protocollo aggiuntivo dell’AIEA, che consentirebbe un maggiore monitoraggio, ispezioni e verifiche. Esattamente la critica mossa dagli Stati Uniti all’Iran, con cui Washington è in guerra dal 28 febbraio scorso, ufficialmente per impedire a Teheran lo sviluppo di testate atomiche.
L’amministrazione americana ha preferito optare per un quadro di salvaguardie puramente bilaterali assicurando, in una deroga inviata al Congresso, che l’AIEA avrà comunque gli strumenti necessari per vigilare sulle aree più sensibili, senza il paracadute dell’obbligo di rispettare gli standard globali.
[LEGGI ANCHE: Ma l’Iran era davvero vicino a sviluppare la bomba atomica?]
Le reazioni negli Usa e in Medio Oriente
L’onda d’urto diplomatica è stata, quindi, inevitabile. In Israele, ad esempio, è esplosa l’indignazione, specialmente tra gli oppositori politici del premier Benjamin Netanyahu, terrorizzati dall’idea che il combustibile nucleare arricchito possa un giorno trasformarsi nel trampolino di lancio per un vero e proprio arsenale militare di Riad. A spaventare gli alleati e una nutrita fetta del Congresso americano non sono soltanto le ambizioni saudite, ma le opache modalità con cui Washington intende gestirle.
Gli Emirati Arabi Uniti, confinanti con l’Arabia Saudita, hanno firmato nel 2009 con gli Stati Uniti il cosiddetto “accordo 123” per la costruzione della centrale nucleare di Barakah, con l’assistenza della Corea del Sud, senza ricorrere all’arricchimento dell’uranio e al riprocessamento del plutonio e accettando la vigilanza della comunità internazionale.
La mancanza di queste previsioni nell’accordo saudita, che dovrà comunque essere sottoposto al Congresso per l’approvazione, potrebbe provocare resistenze bipartisan da parte dei deputati e dei senatori, tra cui si teme che aiutare l’Arabia Saudita ad arricchire il proprio uranio possa aprire la strada a una nuova fase di proliferazione e competizione nucleare nella regione e non solo.
L’Arabia Saudita e il Pakistan, che possiede già un arsenale atomico, hanno firmato a settembre un patto di mutua difesa dopo il bombardamento israeliano che prese di mira a Doha, in Qatar, una riunione del vertice politico di Hamas. Il programma nucleare di Islamabad, annunciò poi il ministro della Difesa pakistano Khawaja Muhammad Asif, “sarà messo a disposizione” di Riad, in caso di necessità. Un avvertimento lanciato proprio a Israele, considerato l’unico Stato della regione dotato di armi atomiche.