Nelle prossime ore sarà annunciata la bozza finale di un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran, mediato dal Pakistan. Lo riferiscono fonti citate dal media saudita Al Arabiya, che riporta anche i punti chiave dell’intesa. Tra questi, l’impegno reciproco a garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e la revoca graduale delle sanzioni statunitensi in cambio dell’impegno da parte della Repubblica islamica a rispettare i termini del patto.
I media statali iraniani hanno fatto sapere – citando un’alta fonte diplomatica a Islamabad – che il capo dell’esercito pakistano, Asim Munir, figura chiave nelle trattative tra Usa e Iran, è partito per Teheran. L’agenzia di stampa britannica Reuters scrive che nella capitale iraniana oggi è arrivata anche una squadra negoziale del Qatar per contribuire, in coordinamento con gli Usa, a raggiungere un’intesa per porre fine alla guerra. Reuters sottolinea come Doha, che ha svolto un ruolo di mediatore nella guerra di Gaza e in altre tensioni internazionali, finora si fosse tenuta lontana dal ruolo di mediatrice con l’Iran, da cui è stata attaccata più volte nelle scorse settimane.
Stando ad Al Arabiya, la bozza di intesa prevede un “cessate il fuoco immediato, completo e incondizionato su tutti i fronti, compresi terra, mare e aria” con “negoziati sulle questioni in sospeso” che dovrebbero partire “entro sette giorni”.
Come detto, l’accordo “garantisce la libertà di navigazione nel Golfo Persico, nello Stretto di Hormuz e nel Golfo dell’Oman” e la “revoca graduale delle sanzioni statunitensi in cambio dell’impegno dell’Iran a rispettare i termini dell’accordo”.
Stati Uniti e Iran si starebbero accordando inoltre sull’impegno reciproco a “non colpire infrastrutture militari, civili o economiche”, sulla “fine delle operazioni militari e della guerra mediatica”, sul “rispetto della sovranità, dell’integrità territoriale e della non ingerenza negli affari interni”, su un “meccanismo comune per monitorare l’attuazione e risolvere le controversie” e sul “rispetto del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite”. Non ci sarebbe invece alcun riferimento al programma nucleare iraniano.
La notizia della stretta di mano imminente è stata data da Al Arabiya quando in Italia erano le 15 circa di oggi, venerdì 22 maggio. Nelle ore precedenti il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, aveva ribadito la linea di Teheran: “Non vogliamo alcuna concessione dagli Stati Uniti, stiamo semplicemente rivendicando i nostri diritti. Negli ultimi cinquant’anni siamo stati sottoposti a quelle che loro stessi definiscono ‘sanzioni paralizzanti’ principalmente a causa di quella che viene definita la ‘minaccia nucleare iraniana’, nonostante non esista alcuna minaccia nucleare dell’Iran nei confronti di alcun attore nella regione o nel mondo”. “Chiediamo la fine delle azioni criminali degli Stati Uniti contro la nazione iraniana”, ha aggiunto il portavoce: “Le sanzioni devono essere revocate e i beni congelati dell’Iran devono essere sbloccati e messi a disposizione del Paese”.
Sul fronte statunitense, invece, il segretario di Stato Marco Rubio ha fatto sapere che di essere “in attesa di notizie su colloqui attualmente in corso”. “Si sono registrati alcuni lievi progressi”, ha riconosciuto il capo della diplomazia Usa, a margine del vertice Nato in Svezia: “Non voglio esagerare, ma c’è stato un leggero miglioramento e questo è positivo. I principi fondamentali rimangono gli stessi: l’Iran non potrà mai dotarsi di armi nucleari”. “Se sarà concesso all’Iran di instaurare un sistema di pedaggi per l’attraversamento dello Stretto di Hormuz – ha aggiunto Rubio – verrà creato un precedente e altre nazioni nelle condizioni di farlo seguiranno l’esempio. Dobbiamo cominciare a pensare a cosa faremo se, tra qualche settimana, l’Iran decidesse di tenerlo chiuso”.