Quando le principali reti televisive locali l’hanno dato per vincitore, i sostenitori di James Talarico ad Austin sono esplosi in abbracci, baci e brindisi per una vittoria che molti non osavano nemmeno sperare. Il neo-senatore degli Stati Uniti, il primo democratico eletto alla Camera alta di Washington dallo Stato dal 1988, è salito sul palco e ha detto: «Ci siamo appena ripresi il Texas». Poi ha chiamato in causa Davide e Golia, spiegando alla folla che gli elettori erano stati la sua fionda. Il gigante era lo sfidante repubblicano Ken Paxton, procuratore generale del Texas appoggiato dal presidente Donald Trump, in una sfida che con oltre mezzo miliardo di dollari spesi è la più costosa nella storia del Senato degli Stati Uniti. Il Texas non eleggeva un senatore democratico dal 1988 né affidava a un democratico un incarico statale dal 1994. Il 37enne Talarico, ex insegnante e seminarista presbiteriano, ha interrotto entrambi i digiuni elettorali nella notte in cui Gina Hinojosa batteva Greg Abbott per il governatorato, diventando la prima governatrice ispanica negli Usa. Eppure, fino all’anno scorso, il deputato locale Talarico era una figura poco conosciuta, almeno a livello internazionale.
Una stanza d’albergo
Tutto era cominciato, a ben guardare, in una camera d’albergo. Nato a Round Rock, in Texas , il 17 maggio 1989, quando James aveva solo sette settimane, sua madre Tamara, figlia del predicatore battista Jimmy Causey, lasciò il padre biologico, descritto come un uomo alcolizzato e violento. Talarico ricorda quella notte nella sua biografia ufficiale sul proprio sitoweb: allora, Tamara caricò tutto sulla piccola Ford Escort di famiglia e portò James nell’hotel dove lavorava, dove il direttore le lasciò una stanza finché la donna non riuscì a trovare un appartamento a East Austin. Qualche mese dopo incontrò Mark Talarico, un manager di origini italiane che sposò Tamara e adottò il bambino.
Alle scuole medie di Round Rock, come racconta il New Yorker, finiva spesso in punizione perché rispondeva male a docenti e compagni e, se una regola gli sembrava stupida, non aveva timore a dirlo. Una volta, per saltare le lezioni, si iscrisse alla recita scolastica “Canto di Natale” di Charles Dickens e si ritrovò a interpretare una comparsata come il ragazzo a cui il protagonista Ebenezer Scrooge, ormai trasformato dai sogni avuti la vigilia di Natale, commissiona l’acquisto di un grosso tacchino, promettendogli una cospicua mancia. Il giorno seguente un’insegnante della sua scuola chiese alla classe di non perdersi lo spettacolo, perché il «ragazzo del tacchino» era bravissimo. Così, alla McNeil High School della contea di Williamson, il giovane continuò a recitare, interpretando infine anche il protagonista di Grease, Danny Zuko. La sua capacità di raccontarsi, anche in poche battute, l’avrebbe aiutato poi anche come membro del coro scolastico e nei dibattiti, prima in aula e infine in politica.
Il professore di San Antonio
Dopo la laurea in scienze politiche conseguita nel 2011 all’Università del Texas ad Austin, dove già mobilitava gli studenti per ottenere agevolazioni sulle tasse universitarie, Talarico passò due anni con Teach for America, insegnando lingua e letteratura inglese alle elementari della Rhodes Middle School, un istituto di un quartiere povero e abitato da membri delle comunità latine di San Antonio, dove le aule erano così affollate che a volte gli alunni, fino a 30 o 40 per classe, erano costretti a sedersi sui condizionatori perché mancavano i banchi. Fra loro, ha ricordato una volta, c’era Justin, abbandonato dalla madre e cacciato dalle scuole elementari per aver minacciato di accoltellare un’insegnante. Talarico riconobbe in lui un giovane da aiutare, lo cercava all’ora di pranzo e un giorno si vide regalare una tazza con un fiocco di neve, comprata da Dollar Tree. Poi il distretto, per i tagli imposti dallo Stato, tolse alla scuola il terapeuta che seguiva il ragazzo, che reagì violentemente. L’ultima volta che lo vide Talarico assistette alla sua espulsione, portato fuori, di peso, da due allenatori. A scuola, Justin non tornò più ma la sua storia segnò la vita del neo-senatore statunitense. Con in tasca un master in politiche dell’istruzione conseguito nel 2016 ad Harvard, due anni dopo andò dal suo pastore, Jim Rigby, a chiedergli se si potesse essere politici e uomini integri insieme. Il sacerdozio, rispose Rigby, gli avrebbe dato chiarezza ma non potere, la politica, potere ma non chiarezza. Talarico scelse di entrare nell’agone pubblico, senza rinunciare né alla fede né allo studio. Soltanto l’anno scorso, infatti, ha ottenuto un master in studi teologici presso l’Austin Presbyterian Theological Seminary.
Il Vangelo come programma
Nel 2018, per correre alla Camera del Texas in un distretto in cui Donald Trump aveva vinto due anni prima, Talarico e i suoi sostenitori bussarono a qualcosa come 95mila porte. Girando a piedi quasi tutto il collegio elettorale si sentì così stordito da finire in ospedale, dove scoprì di avere il diabete di tipo 1. Alla fine però vinse per circa duemila voti, diventando a 29 anni il più giovane deputato dell’assemblea statale texana. Fra le quasi 200 leggi da lui proposte, di cui solo 16 approvate, figurano un tetto di 25 dollari al mese per il prezzo dell’insulina, un problema che conosce sulla propria pelle, e iniziative in materia di istruzione, come l’aumento dei finanziamenti pre-scolastici e degli stipendi per gli insegnanti; assistenza all’infanzia, con l’incremento dei fondi per le scuole materne; e sviluppo della forza lavoro giovanile.
Allora i colleghi in aula lo chiamavano «l’assassino con la faccia da bambino». Quando si piazzava al microfono in fondo alla sala, i repubblicani si radunavano per fulminarlo con lo sguardo e contestare ogni sua parola, mentre mancava poco che i democratici tirassero fuori i popcorn. Una volta chiese al presidente della commissione Istruzione se “Romeo e Giulietta” potesse essere vietato nelle biblioteche scolastiche perché parlava di sesso prima del matrimonio, e davanti a una risposta evasiva replicò che qualunque risposta diversa da un no categorico sarebbe stata un problema serio. Rieletto nel 2020 con il 51,5% dei voti, nel 2021, demoralizzato, andò a Washington con i democratici che avevano lasciato l’aula per bloccare un provvedimento. In una notte di pioggia, scendendo dal Lincoln Memorial dove era salito in cerca di conforto, scivolò, cadde di schiena senza riuscire a respirare e si ruppe un pollice. Decise che, per restare in politica, doveva ritrovare un equilibrio, e fece domanda per entrare in seminario e studiare teologia. Ma non rinunciò alla politica, ricandidandosi e ottenendo un terzo mandato nel 2022 presso il Distretto 50 della Camera statale del Texas, dove fu riconfermato anche nel 2024.
Un giorno, dopo una funzione mattutina presso la First Presbyterian Church di Dallas, Talarico si ritrovò nello studio del pastore con Mike Rawlings, ex sindaco della città, che gli impartì una lezione di strategia. Per vincere, non avrebbe nemmeno dovuto usare la parola “democratico”, presentandosi invece come un texano capace di battere Paxton. Talarico annuì e lo definì un ottimo consiglio, per poi confidare un giorno alla stampa che non l’avrebbe mai seguito. Non ama, ha dichiarato in campagna elettorale, far politica contro qualcuno e vede in Paxton e in Trump due sintomi di un sistema guasto, non la malattia da sconfiggere. Il vero divario negli Stati Uniti, secondo Talarico, non corre fra destra e sinistra ma fra chi sta in alto e chi sta in basso, e i miliardari hanno interesse a tenere il popolo diviso.
Non a caso, con il passare del tempo il suo discorso si fa sempre più evangelico. Il nonno materno, predicatore battista del Texas meridionale, ha ricordato una volta, gli ha insegnato due soli comandamenti: amare Dio e il prossimo. «È ora di cominciare a ribaltare i tavoli», disse prima delle elezioni.
Un asteroide, un gigante e un Salvatore
Intanto il suo seguito cresceva e nel settembre del 2025 annunciò la sua candidatura alle elezioni del Senato degli Stati Uniti, sfidando la deputata Jasmine Crockett. Quando la sua avversaria annunciò la candidatura, disse Talarico, sulla sua campagna si abbatté un asteroide. Ma alla fine a marzo vinse lui. Contro Paxton, invece, la campagna è stata ancora più dura. Il procuratore generale ha cercato di dipingerlo come un radicale e un candidato debole, facendo persino circolare la falsa notizia di un ricovero di Talarico in un ospedale psichiatrico, mentre il politico era letto con l’influenza.
Eppure i consensi del candidato erano già trasversali. Invitato al podcast ultraconservatore di Joe Rogan, dove era andato con l’idea di ascoltare e cercare punti d’accordo con la base MAGA di Trump, a fine puntata si vide proporre dall’influencer di destra di candidarsi alla presidenza. La clip della sua intervista concessa al “The Late Show con Stephen Colbert”, di cui gli avvocati della Cbs avevano bloccato la messa in onda per le nuove linee guida della Fcc, provocando la denuncia del comico delle «pressioni sempre più intense esercitate dall’amministrazione Trump contro le reti televisive», fu alla fine messa online dallo stesso Colbert, superando le 85 milioni di visualizzazioni. Alla fine, nonostante i 158 milioni di dollari versati da Elon Musk a un comitato pro-Paxton, Talarico ha vinto il seggio al Senato, conquistando anche alcune contee roccaforte dei repubblicani, come Tarrant, Collin e Denton.
«Mi viene in mente la storia biblica del pastorello che affronta un gigante», ha detto Talarico nel suo discorso per la vittoria. «Per quaranta giorni, Golia lo tormenta e lo schernisce. Il giorno della battaglia, si presenta in armatura completa. Porta con sé così tante armi che ha bisogno di qualcuno che gli porti lo scudo», ha aggiunto il 37enne, paragonando il racconto biblico all’opposizione che ha dovuto affrontare nella sua campagna elettorale. «In questa corsa, ci siamo scontrati con i nostri Golia: l’uomo più ricco del mondo, l’uomo più potente del mondo e l’intero establishment di Washington», ha proseguito. «Davide non era grande o forte come Golia. Non aveva tante armi, ma aveva speranza. Aveva fede e aveva una fionda. Voi siete stati la mia fionda. Il popolo del Texas era la mia fionda. E stasera abbiamo sconfitto Golia», ha concluso, rilanciando la sua «politica dell’amore» e descrivendo il proprio successo un evento inaspettato che «ha unito i texani di ogni estrazione sociale e credo in un’unica squadra per affrontare questo sistema politico corrotto e fallimentare». «La vecchia politica sta morendo e una nuova politica sta nascendo attraverso ognuno di noi, attraverso ogni sfavorito, attraverso ogni Davide contro ogni Golia, attraverso ogni texano che ha creduto nel nostro stato e in questo movimento», ha promesso, paragonando ancora una volta se stesso e i propri sostenitori a Gesù Cristo che purifica il Tempio. «Ora inizia il vero lavoro. Duemila anni fa, quando le persone al vertice facevano del male ai Suoi vicini, quel rabbino scalzo non rimase in una stanza a pregare. Entrò nella sede del potere e rovesciò i tavoli dell’ingiustizia». Un paio di miracoli elettorali, tra primarie e midterm, gli sono già riusciti. Chissà che, come gli propose Joe Rogan, prima o poi non voglia andare un po’ più lontano, magari fino alla Casa bianca.