La Corte Suprema degli Stati Uniti ha annullato i dazi imposti contro tutte le importazioni negli Usa dal presidente Donald Trump, infliggendo alla sua amministrazione la più grande sconfitta legale da quando il magnate newyorkese è tornato alla Casa bianca. Ma ora Washington rischia di dover rimborsare centinaia di miliardi di dollari.
Il verdetto emesso oggi, venerdì 20 febbraio 2026, dopo mesi di contenzioso afferma che il presidente degli Stati Uniti non ha il potere di imporre tariffe doganali. L’amministrazione invece, in un caso pendente davanti alla Corte Suprema dallo scorso maggio, invocava la legittimità del proprio operato in base all’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) del 1977, una legge federale che concede poteri straordinari alla Casa bianca in materia di commercio per limitare gli scambi con individui, organizzazioni o nazioni straniere in caso di emergenza. Nello specifico per contrastare il traffico di fentanyl negli Usa. Il dipartimento della Giustizia di Washington aveva affermato, nell’udienza di novembre, che la legge permetteva al presidente di imporre dazi “reciproci” alle importazioni provenienti da tutto il mondo. La Corte Suprema Usa però ha dato torto all’amministrazione di Donald Trump, che ha più volte definito i “dazi” la sua parola preferita.
La sentenza contro i dazi di Trump
Il caso risaliva al pronunciamento della Us Court of International Trade di New York, che lo scorso maggio aveva accolto le rimostranze di 12 Stati e da migliaia di imprese e dato torto all’inquilino della Casa Bianca, stabilendo che non avesse l’autorità di imporre dazi generalizzati e annullando quelli imposti durante il cosiddetto “Liberation Day” del 2 aprile 2025. Allora l’amministrazione Usa aveva fatto ricorso in appello contro la decisione dei giudici Jane Restani (nominata da Ronald Reagan), Gary Katzmann (da Barack Obama) e Timothy Reif (da Trump). Così la questione era arrivata alla Corte Suprema, i cui magistrati, in maggioranza conservatori, avevano ascoltato le argomentazioni delle parti all’inizio di novembre, rinviando due volte l’emissione della sentenza finale. Il verdetto è stato emesso a maggioranza: 6 giudici, tra cui il presidente John Roberts insieme a Sonia Sotomayor, Elena Kagan, Neil M. Gorsuch, Amy Coney Barrett e Ketanji Brown Jackson, hanno dato torto all’amministrazione Usa, mentre tre, Samuel Alito, Clarence Thomas e Brett Kavanaugh, hanno votato contro la decisione.
Nella sentenza, redatta dal presidente John Roberts, la Corte Suprema ha affermato che l’International Emergency Economic Powers Act, invocato dalla Casa bianca, “non autorizza il Presidente a imporre dazi”, un potere che la Costituzione affida esplicitamente al Congresso Usa. “Se il Congresso avesse voluto conferire un potere distinto e straordinario di imporre dazi, lo avrebbe fatto espressamente, come ha sempre fatto in altre leggi in materia”, si legge nel verdetto. “Il presidente rivendica il potere straordinario di imporre unilateralmente dazi di importo, durata e portata illimitati”, continua il testo. “Alla luce dell’ampiezza, della storia e del contesto costituzionale di tale autorità rivendicata, egli deve identificare una chiara autorizzazione del Congresso per esercitarla”, prosegue la sentenza, secondo cui “quando il Congresso concede il potere di imporre dazi, lo fa in modo chiaro e con precisi vincoli”. “In questo caso, non ha fatto né l’una né l’altra cosa”, aggiunge Roberts. “Non rivendichiamo alcuna competenza speciale in materia di economia o affari esteri. Rivendichiamo solo, come è doveroso, il ruolo limitato assegnatoci dall’Articolo III della Costituzione. Nell’adempimento di tale ruolo, sosteniamo che l’IEEPA non autorizza il presidente a imporre dazi”, conclude il verdetto, che produrrà conseguenze economiche inevitabili.
Effetti economici
La reazione dei mercati, intanto, è stata subito positiva. Gli indici azionari di Wall Street sono saliti dopo che la Corte Suprema si è pronunciata contro i dazi di Donald Trump. Il Dow Jones Industrial Average, l’S&P 500 e il Nasdaq Composite hanno subito registrato un rialzo tra lo 0,1% e lo 0,4%, poiché alcune aziende hanno tratto vantaggio dalla sentenza. Ma la questione non finirà qui.
D’altra parte, il 12 gennaio scorso, era stato lo stesso Donald Trump a mettere in guardia, se non proprio a minacciare, la Corte Suprema sugli effetti di un pronunciamento a suo sfavore. “Le cifre effettive che dovremmo rimborsare se, per qualsiasi motivo, la Corte Suprema dovesse pronunciarsi contro gli Stati Uniti d’America sui dazi doganali, ammonterebbero a diverse centinaia di miliardi di dollari, e questo non include l’importo del “rimborso” che Paesi e aziende richiederebbero per gli investimenti che stanno effettuando nella costruzione di impianti, fabbriche e attrezzature, al fine di poter evitare il pagamento dei dazi. Se aggiungiamo anche questi investimenti, arriviamo a parlare di migliaia di miliardi di dollari! Sarebbe un disastro totale, quasi impossibile da pagare per il nostro Paese”, aveva scritto allora sul suo Truth Social il presidente Usa, che ha basato gran parte della politica economica, commerciale ed estera della sua amministrazione sui dazi e sulla minaccia di imporne altri. “Se la Corte Suprema si pronuncia contro gli Stati Uniti d’America su questa manna per la sicurezza nazionale, siamo fregati!”.
Sebbene contenenti cifre più modeste, gli ultimi calcoli sembrano dargli ragione. Gli introiti doganali statunitensi, secondo le ultime valutazioni pubblicate il 14 dicembre scorso dall’agenzia U.S. Customs and Border Protection (Cbp), ammontavano nel 2025 a 133,5 miliardi di dollari, incassati da 301mila importatori diversi. Da un’analisi del Penn-Wharton Budget Model dell’Università della Pennsylvania però, pubblicata la scorsa settimana dall’agenzia di stampa Reuters, emerge che il totale dei rimborsi da parte dell’agenzia Usa Cbp potrebbe superare i 175 miliardi di dollari. Proprio all’agenzia Reuters il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent aveva cercato di minimizzare l’impatto di una possibile sentenza negativa per l’amministrazione Usa affermando che il governo federale ha fondi sufficienti per coprire i costi di eventuali rimborsi: “Non sarà un problema”. Vedremo.
Intanto però non vi è alcuna certezza sui rimborsi, una questione che probabilmente dovrà essere affrontata caso per caso in tribunale. D’altronde la Corte Suprema, ha osservato nel suo parere contrario il giudice Brett Kavanaugh, “non ha detto nulla oggi sul fatto se, e in tal caso come, il Governo debba procedere per restituire i miliardi di dollari che ha raccolto dagli importatori”. “È probabile che questo processo sia un ‘pasticcio'”, ha concluso Kavanaugh. Un pasticcio in cui Trump ha cacciato da solo la propria amministrazione, che ora rischia di essere travolta dalle cause civili e da miliardi di dollari da restituire.