L’Europa ha raggiunto un traguardo strategico con GovSatCom, il programma satellitare europeo entrato in servizio a metà gennaio che garantisce comunicazioni sicure e criptate agli Stati membri, ma è già spaccata sul suo futuro. Dietro le quinte lo scontro coinvolge, da un lato, Germania e Italia, aperte alla partecipazione di Elon Musk e altri operatori extra-europei, e dall’altro, la Francia, che si oppone a Starlink. Una sfida non nuova ma che stavolta rischia di compromettere l’intera architettura della sovranità digitale europea.
L’asse Roma-Berlino
“Tutti gli Stati membri possono ora avere accesso a comunicazioni satellitari sovrane, militari e governative, sicure e criptate. Costruite in Europa, operate in Europa, sotto controllo europeo”, aveva annunciato il commissario europeo alla Difesa, Andrius Kubilius, nel suo discorso alla European Space Conference, in cui l’ex premier della Lituania aveva delineato una roadmap ambiziosa: ampliare la banda e la copertura a livello mondiale entro il 2027 e rendere operativi i servizi del progetto IRIS2 a partire dal 2029.
Il programma è stato avviato a metà gennaio ed è attualmente in fase di sperimentazione in Spagna. GovSatCom utilizza i satelliti per telecomunicazioni militari già in orbita geostazionaria di cinque Stati membri, Francia, Spagna, Grecia, Italia e Lussemburgo, e prevede spese di bilancio pari a circa 100 milioni di euro a pieno regime. L’obiettivo è mettere in comune le risorse esistenti per garantire comunicazioni criptate ai governi dei 27 Paesi dell’Ue. “Connettività e sovranità per tutta l’Europa e accesso garantito a tutti gli Stati membri, sotto pieno controllo europeo”, per dirla con Kubilius.
Ma lo scontro interno all’Unione riguarda la seconda fase del programma. Per coprire il mondo intero, aveva spiegato allora l’ex premier lituano, bisognerà acquistare nuove “capacità da partner commerciali con ulteriori livelli di sicurezza”. Un retroscena pubblicato dal quotidiano francese La Tribune rivela che i governi di Italia e Germania vorrebbero aprire GovSatCom agli operatori extraeuropei, in primis a Starlink di Elon Musk. Proposta che avrebbe suscitato “enorme irritazione” in Francia.
I dubbi dell’opposizione
La questione è finita anche al centro della polemica politica in Italia, in particolare l’ipotesi che il Governo voglia deviare dai progetti europei per affidarsi a Starlink. “Vogliamo sapere se tali dinamiche possano aver influenzato o influenzino tuttora scelte cruciali. Anche la Commissione Europea sta valutando profili di trasparenza su questa vicenda; l’Italia non può restare in silenzio”, ha dichiarato ieri in aula alla Camera il deputato del Pd, Andrea Casu, nel suo intervento sulle “ombre che emergono dagli ‘Epstein Files’ in merito ai presunti interessi del finanziere americano verso Matteo Salvini e la destra sovranista”.
Il nome del vicepremier e leader della Lega Salvini ricorre infatti per ben 96 volte nei documenti desecretati dipartimento di Giustizia statunitense sul finanziere. Estraneo alle vicende di sfruttamento di cui era accusato Epstein, il ministro è citato in uno scambio di messaggi tra il finanziere morto suicida e l’ex consigliere di Donald Trump, Steve Bannon, in merito al viaggio di quest’ultimo in Europa prima delle elezioni europee del 2019, ai tempi del governo giallo-verde tra Lega e M5S. In un passaggio delle e-mail, Bannon sostiene di essersi impegnato per cercare fondi a favore di Salvini in Italia e dell’estrema destra di Marine Le Pen in Francia. Un’ipotesi fermamente respinta dalla Lega, che in una nota ha parlato di “gravi millanterie”. “Siamo di fronte a gravi millanterie, un’operazione che ricorda tristemente la campagna di fango sui presunti sostegni economici russi (anche in quel caso mai chiesti e mai ricevuti, con assalti mediatici e vicende giudiziarie finite nel nulla)”, afferma il Carroccio. “Ovviamente la Lega e Matteo Salvini si difenderanno in ogni sede in caso di insinuazioni o accostamenti con personaggi disgustosi. È molto grave che parole totalmente destituite di ogni fondamento possano essere strumentalizzate per colpire la Lega”. “Chiediamo al Governo di riferire quali verifiche siano state attivate per garantire che le istituzioni italiane siano al riparo da ogni forma di opacità e interferenza esterna”, ha dichiarato però ieri in aula il deputato del Pd, Casu.
Alternative fattibili?
Intanto però la Francia si oppone a questo nuovo asse Roma-Berlino, rinsaldato dal recente bilaterale tenuto a Palazzo Chigi tra la premier Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Friedrich Merz. La posta in gioco infatti è altissima: l’ultima fase della piattaforma GovSatCom prevede di ospitare IRIS2, il progetto satellitare dell’Ue che dovrebbe costituire l’alternativa europea a Starlink, anche se non sarà operativo prima del 2030. Come si potrebbe assicurare la sovranità europea, si chiedono i critici, se Bruxelles aprisse le porte di un programma strategico per la difesa a operatori extracomunitari? Il timore è che l’obiettivo finale sia silurare il progetto IRIS2 prima ancora che veda la luce, favorendo Starlink.
D’altra parte, un’alternativa europea esiste già. “L’unica costellazione europea che vola e funziona è quella di Eutelsat. Si chiama OneWeb. È l’unico; gli altri sono solo progetti cartacei per ora”, ha sottolineato il ministro francese dello Spazio, Philippe Baptiste. Già a novembre l’a.d. di Eutelsat, Jean-François Fallacher, aveva annunciato la partecipazione dell’azienda al progetto GovSatCom. Ma poi al World Economic Forum di Davos aveva lanciato l’allarme contro la frammentazione dell’Ue. La Germania, infatti, sta sviluppando una propria costellazione satellitare militare da 12 miliardi di euro in collaborazione con le aziende nazionali Rheinmetall e OHB, una sorta di “Starlink tedesca” che rischia di disperdere ulteriormente le risorse comunitarie.
Il paradosso è che mentre l’Europa ammette la necessità di conquistare la propria autonomia strategica e investe in progetti comuni, alcuni dei suoi principali Stati membri sembrano preferire soluzioni nazionali o pensano di rivolgersi ad attori extraeuropei. Con IRIS2 ancora lontano e GovSatCom già al centro delle tensioni, il futuro della sovranità digitale europea appare più incerto che mai.