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    La telefonata di fuoco tra Trump e Netanyahu: “Tutti odiano Israele per colpa tua, senza di me saresti in galera”

    Credit: AGF

    Il sito "Axios", che cita due funzionari statunitensi, racconta l'acceso colloquio tra il presidente statunitense e il premier israeliano

    Di Niccolò Di Francesco
    Pubblicato il 3 Giu. 2026 alle 10:39

    La crisi in Medio Oriente ha logorato l’alleanza tra Washington e Tel Aviv. 
Secondo il sito statunitense Axios, che cita due funzionari statunitensi e una terza fonte 
a conoscenza della conversazione, Donald Trump avrebbe avuto un duro scontro telefonico con Benjamin Netanyahu a causa dell’escalation israeliana in Libano che sta mettendo a repentaglio la tregua con l’Iran. Teheran, infatti, ha minacciato di abbandonare i negoziati con gli Stati Uniti a causa delle azioni di Israele in Libano.

    “Che cazzo stai facendo?” avrebbe urlato Trump a Netanyahu. “Se non fosse per me saresti in galera, ti sto salvando il culo. Tutti ti odiano ora e odiano Israele per questo”. La versione pubblica fornita successivamente dai due è stata ben diversa. Il presidente statunitense ha parlato di una “conversazione produttiva” con il primo ministro israeliano mentre Netanyahu, in un comunicato pubblico, ha dichiarato che “la posizione” del suo governo “non cambia”e che Israele attaccherà Beirut se le ostilità non cesseranno.

    Scongiurato (per ora) l’attacco sulla capitale, i bombardamenti di Israele sul Libano continuano, con raid che negli ultimi giorni hanno anche colpito gli ospedali di Tiro e Tibnin. Dal 2 marzo scorso, secondo il ministero della Salute di Beirut, almeno 3.468 persone sono state uccise e 10.577 sono rimaste ferite e oltre un milione sono state sfollate in Libano, mentre il bilancio dei caduti tra i soldati israeliani è di almeno 25 morti Intanto, dall’entrata in vigore della tregua tra Usa e Iran dell’8 aprile scorso, gli Usa hanno lanciato almeno cinque ondate di “attacchi difensivi” contro l’Iran, che ha risposto colpendo le basi e gli alleati americani nel Golfo. Ma le trattative, assicura Trump, continuano.

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