Un tribunale federale di Washington ha sospeso le sanzioni imposte nel 2025 dagli Stati Uniti contro Francesca Albanese. Secondo il giudice che ha emesso la sentenza, l’amministrazione Trump ha violato i diritti garantiti dal Primo Emendamento. La relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi, infatti, ha riferito sul suo profilo X che il tribunale ha stabilito che “tutelare la libertà di parola è sempre nell’interesse pubblico”. Albanese ha poi ringraziato la figlia e il marito “per essersi fatti avanti per difendermi, e tutti coloro che hanno fornito aiuto finora” in base alla considerazione che “insieme siamo Uno”.
BREAKING! US court ha suspended the US sanctions against me!
As the judge says: “Protecting the Freedom of speech is always just the public interest”.
Thanks to my daughter and my husband for stepping up to defend me, and everyone who has helped so far.Together we are One. pic.twitter.com/z6L3tb7Esp
— Francesca Albanese, UN Special Rapporteur oPt (@FranceskAlbs) May 13, 2026
Le sanzioni erano state imposte in seguito alla pubblicazione del rapporto “Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio” nel quale la relatrice Onu ha elencato decine di aziende che traggono profitto dall’occupazione israeliana e dal genocidio a Gaza. Le sanzioni volute dall’amministrazione Trump impedivano a Francesca Albanese di aprire un conto corrente o avere una carta di credito. Nei giorni scorsi, il premier spagnolo Pedro Sanchez aveva chiesto all’Europa di attivare lo Scudo di blocco, una sorta di scudo legale progettato dall’UE per proteggere soggetti ed entità europei dagli effetti extraterritoriali di provvedimenti stabiliti da Paesi terzi, sia nei confronti della relatrice Onu che per i membri della Corte Penale Internazionale.
Courage International AISBL, associazione internazionale non governativa dedita alla difesa della libera circolazione delle informazioni, della libertà di espressione, della libertà di stampa e del diritto alla privacy, aveva aperto una petizione dal titolo “Vogliamo giustizia! Difendiamo coloro che difendono!” che in pochi giorni è stata firmata da migliaia di persone. Nella petizione si chiedeva alla Commissione Europea di attivare “immediatamente lo Statuto di blocco” e di aggiornare “il suo allegato per includere il Decreto esecutivo 14203. Proteggete Albanese. Proteggete i giudici della CPI. Difendete il diritto internazionale”.