Il giornalista Nabih Bulos ha ricostruito sul Los Angeles Times gli ultimi istanti di vita di Ahmad Turmus, un uomo libanese ucciso da un drone israeliano che, pochi minuti prima di essere colpito, ha ricevuto dai militari israeliani la cosiddetta “telefonata della morte”. La vicenda risale al 16 febbraio scorso quando Turmus, 62enne che viveva a Tallusah, villaggio nel sud del Libano, una volta rientrato a casa ha acceso il telefono e ricevuto una chiamata in arabo da qualcuno che si è identificato come un ufficiale dell’intelligence militare israeliana. “Ahmad, vuoi morire con le persone che ti stanno intorno o da solo?” gli è stato chiesto. “Da solo” è stata la risposta di Turmus secondo quanto raccontato dai suoi familiari.
I familiari di Ahmad lo hanno supplicato, tentando di convincerlo a nascondersi o a travestirsi. “Tanto conoscono la mia faccia” ha risposto Turmus, che poi è uscito dalla sua casa. Salito in macchina e allontanatosi dalla sua abitazione, l’uomo, circa trenta secondi dopo, è stato colpito da un drone israeliano. Il giornalista Nabih Bulos scrive che Turmus, secondo l’intelligenza israeliana, era implicato nelle attività militari di Hezbollah, anche se non era più un combattente. Dopo essere stato inserito in una lista delle persone da sorvegliare, Ahmad è poi passato in quella dei bersagli da uccidere.