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    Nonostante la pandemia molti ospedali negli USA continuano a portare in tribunale i pazienti che non possono permettersi le cure

    Volontari a Washington ricevono le ultime indicazioni prima di iniziare a offrire visite e controlli gratuiti a chi non è assicurato, il 4 agosto, 2010. Il 23 marzo dello stesso anno il presidente Barack Obama firmava l'Affordable Care Act, noto come Obamacare. Credit: EPA/JIM LO SCALZO
    Di Giulio Alibrandi
    Pubblicato il 18 Mag. 2021 alle 21:35

    Nonostante la pandemia molti ospedali negli USA continuano a portare in tribunale i pazienti che non possono permettersi le cure

    La pandemia non è riuscita a mettere un freno ad alcune delle pratiche più aggressive del sistema sanitario degli Stati Uniti, dove milioni di persone si trovano ancora ad affrontare spese mediche “catastrofiche” nonostante le riforme degli ultimi anni.

    Nell’ultimo anno infatti, una delle principali catene di ospedali del paese ha continuato a portare in tribunale i propri ex pazienti, chiedendo di rimborsare somme che in alcuni casi hanno superato i 100.000 dollari. Lo ha riportato CNN, rivelando come Community Health Systems (CHS), che controlla 84 ospedali in tutto il paese, ha aperto circa 19.000 cause nei confronti dei propri ex pazienti da marzo 2020. Questo nonostante gli appelli lanciati dalle amministrazioni di diversi stati che hanno chiesto agli ospedali di sospendere le cause dopo lo scoppio della pandemia, a cui molte aziende ospedaliere hanno dato seguito.

    “Non voglio annegare”

    Non CHS, che secondo CNN ha portato i propri ex pazienti in tribunale per chiedere di pagare somme che vanno da 201 a 162.000 dollari. L’emittente ha dichiarato che, in molti dei casi, i giudici si sono pronunciati automaticamente a favore dell’azienda dal momento che gli ex pazienti rinunciavano a difendersi, esponendoli al rischio di ricadute finanziarie pesanti in un periodo già segnato da una recessione senza precedenti. Secondo CNN, quando vincono le cause, gli ospedali possono agire per ipotecare l’abitazione degli ex pazienti o pignorare parte del loro stipendio.

    “Al momento sto facendo del mio meglio per non annegare”, ha detto una donna citata da un ospedale di CHS in Oklahoma, in una lettera inviata al tribunale lo scorso ottobre. “Non ho più niente da dare. Se vi prendete il mio assegno, non avrò un posto dove vivere”, ha aggiunto la donna, una lavoratrice part-time senza copertura sanitaria, affermando che il suo compagno aveva perso il lavoro a causa delle chiusure per la pandemia.

    Il primo anno della pandemia è stato molto positivo per CHS, dopo quattro anni consecutivi in rosso tornata a far registrare un utile, pari a 511 milioni di dollari, grazie anche ai 705 milioni di dollari ottenuti in finanziamenti federali e statali. Secondo CNN, grazie ai risultati conseguiti, i dirigenti dell’azienda sono stati anche in grado di pagarsi bonus milionari.

    Dieci anni dopo Obamacare, milioni ancora a rischio di impoverimento

    Uno studio pubblicato a settembre 2020 sulla rivista scientifica Jama afferma che circa 11 milioni di cittadini statunitensi hanno dovuto affrontare spese mediche “catastrofiche” nel 2017, ultimo anno coperto dallo studio. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), per spese sanitarie catastrofiche si intendono quelle superiori al 40 percento del proprio reddito, al netto dei costi per gli alimenti e l’abitazione, in grado cioè di portare le persone all’impoverimento. Nonostante l’aumento del numero di persone coperte da assicurazioni sanitarie grazie alla riforma del 2010 nota come “Obamacare”, milioni di persone rischiano ancora di diventare povere a causa di spese sanitarie eccessive, in termini di aumento dei premi e di somme spese direttamente per curarsi. Quasi il 54 percento degli 11 milioni citati dallo studio sono infatti coperti di un’assicurazione privata, ottenuta tramite i datori di lavoro o sui mercati online.

    Altri casi

    A gennaio la catena Northwell Health ha annunciato che avrebbe smesso di fare causa ai propri ex pazienti, dopo la pubblicazione di un’inchiesta del New York Times. Il quotidiano aveva rivelato come nel 2020 l’organizzazione, una delle più grandi a New York e New Jersey, avesse presentato più di 2.500 cause contro ex pazienti, contravvenendo alla richiesta fatta a marzo del 2020 dal governatore Andrew Cuomo.

    Ad aprile è emerso come il Trinitas Hospital, uno dei più grandi ospedali no-profit del New Jersey, abbia continuato a fare causa ai suoi ex pazienti durante l’anno della pandemia, chiedendo quasi 350.000 dollari in più di dieci azioni legali.

    Poco prima l’Health System dell’Università della Virginia (UVA) ha annunciato che avrebbe annullato migliaia di fatture arretrate e ipotechi a ex pazienti, risalenti fino agli anni ’90. L’annuncio è seguito a un’altra inchiesta di Kaiser Health News (KHN), che nel 2019 aveva rivelato che UVA Health System aveva chiesto più di 100 milioni di dollari in 36.000 cause indette contro ex pazienti nell’arco di sei anni. KHN aveva anche scoperto che l’università impediva agli studenti di completare gli studi che avevano debiti sanitari, una pratica che terminerà, secondo quanto dichiarato da un portavoce di UVA.

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