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    Spagna ma non troppo

    Esordiscono oggi nel torneo i campioni d'Europa, ma non tutti i giocatori sono riuniti sotto una sola bandiera

    Di Michele D'Alessio
    Pubblicato il 13 Giu. 2016 alle 11:22 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 21:10

    Jordi Alba, Gerard Piqué e Cesc Fabregas sono tre campioni
    della nazionale spagnola, detentrice del titolo di Campione d’Europa, che oggi
    scenderà in campo per il match d’esordio contro la Repubblica Ceca.

    Jordi, Gerard e Cesc, però, sono soprattutto tre ragazzi
    catalani, provenienti da quella parte di Spagna che non si considera Spagna.

    “Una Nazione, una lingua” e “Catalogna nuovo stato
    d’Europa” sono gli slogan principali che accompagnano puntualmente le
    manifestazioni in favore dell’indipendenza di questa regione autonoma.

    Negli ultimi periodi, gli scontri tra Barcellona e Madrid
    non hanno investito soltanto il calcio, ma anche e soprattutto la politica. Nel
    capoluogo catalano sono stati esperiti diversi tentativi per intraprendere
    definitivamente la strada dell’indipendenza. 

    Nel settembre 2012 un grande corteo ha invaso le strade di Barcellona, con
    circa due milioni di persone intente a invocare il distacco da
    Madrid attraversando le zone più famose della città di Gaudì, come La
    Rambla, Placa de Catalunya e la Barceloneta.

    Al centro delle proteste la
    questione fiscale, con il popolo catalano che ha inasprito la sua posizione a
    causa della crisi economica che ha coinvolto la Spagna e non soltanto. La
    richiesta è quella legata al trattenimento nel territorio delle imposte versate
    dai catalani, gestite da Madrid e poco usate per investimenti pubblici nella regione. 

    Secondo il quotidiano La
    Vanguardia
    , dopo il 2008 la percentuale di persone favorevoli
    all’indipendenza per queste ragioni è salita al 51,1 per cento.

    Nella seconda parte del 2014 c’è stato il tentativo più serio di affermare
    l’indipendenza della Catalogna, attraverso un referendum. Il Parlamento di
    Barcellona, dopo aver approvato a maggioranza la “Dichiarazione di
    sovranità e del diritto di decidere del popolo della Catalogna”, ha
    stabilito i quesiti per la consultazione referendaria legata all’indipendenza.

    Come prevedibile, il parlamento nazionale di Madrid ha
    rigettato quasi all’unanimità la richiesta di referendum proveniente da
    Barcellona, in quanto contrario alla Costituzione spagnola.

    Mariano Rajoy, primo ministro iberico, ha tuttavia aperto ad
    una possibile riforma della Costituzione, mentre gli intellettuali catalani si
    sono appellati al principio di autodeterminazione dei popoli. Questo principio
    di diritto internazionale, in realtà non sarebbe applicabile alla
    situazione catalana, dal momento che può essere invocato solo in casi di
    colonizzazione, occupazione straniera o apartheid.
    Come spesso accade è quindi il calcio ad unire una nazione.

    Quando oggi
    pomeriggio, a Tolosa, risuonerà la Marcha Reàl (per altro l’unico inno del
    mondo a non avere un testo) le divisioni saranno messe da parte per
    novanta minuti, nei quali tutti, catalani e non, lotteranno per gli stessi
    colori della stessa Patria.

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