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    L’Onu vuole entrare a Raqqa per assistere 300mila civili messi in fuga dall’Isis

    Credit: Afp

    Dopo la liberazione di Raqqa da parte delle Forze Democratiche Siriane, circa 300mila civili necessitano di assistenza per sopravvivere prima di poter tornare in città

    Di Sara Ahmed
    Pubblicato il 19 Ott. 2017 alle 15:19 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 17:46

    L’Organizzazione delle Nazioni Unite ha intenzione di entrare a Raqqa dopo la liberazione della città dall’occupazione dell’Isis, avvenuta lo scorso 17 ottobre da parte delle Forze Democratiche Siriane (SDF), una coalizione di arabi e curdi appoggiata dagli Stati Uniti.

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    Un funzionario dell’Onu a Damasco ha dichiarato alla BBC  che è necessario agire a Raqqa per sostenere i 300.000 civili che hanno dovuto lasciare la città.

    “La maggior parte delle famiglie ha poco o nulla per tornare a casa. Probabilmente resteranno bloccati nei campi per mesi e anni” ha dichiarato un’operatrice di Save The Children in Siria.

    Come riporta la Bbc Arabic, secondo l’Onu saranno necessari molti anni prima che i civili possano ritornare in città. Le operazioni contro l’Isis a Raqqa hanno infatti provocato la distruzione di numerose abitazioni ed infrastrutture. 

    Linda Tom, funzionaria delle Nazioni Unite a Damasco, ha dichiarato che la liberazione di Raqqa dai jihadisti ha rappresentato un grande passo in avanti per gli operatori umanitari.

    “Ora possiamo far arrivare il nostro aiuto alle persone che necessitano di assistenza” ha affermato.

    “I nostri operatori umanitari stanno lavorando per soccorrere le migliaia di civili nei campi al di fuori di Raqaa. Questa gente ha bisogno di acqua, cibo e medicine” ha poi proseguito la funzionaria delle Nazioni Unite.

    Mustafa Bali, portavoce delle Forze Democratiche Siriane, ha dichiarato che si stanno svolgendo accertamenti sulla presenza di jihadisti dell’Isis rimasti in città, e che si sta tentando di disinnescare le numerose mine anti-uomo presenti sul territorio.

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