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    Siria, il monito dell’Onu: “Idlib rischia di diventare la più grande catastrofe umanitaria del 21esimo secolo”

    Credit: Getty Images

    Secondo le stime dell'Onu 30mila persone hanno già lasciato la regione controllata dai ribelli a causa dei raid aerei delle forze governative e altri 800mila potrebbero presto fare lo stesso

    Di Futura D'Aprile
    Pubblicato il 11 Set. 2018 alle 10:53 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 17:25

    Le Nazioni Unite hanno lanciato un nuovo monito al governo di Bashar al Assad, avvertendo che l’attacco contro la regione di Idlib potrebbe diventare “la più grande catastrofe umanitaria” del 21esimo secolo.

    L’agenzia dell’Onu che coordina le operazioni di soccorso in Siria h affermato che 30mila persone hanno già abbandonato le loro abitazioni nella enclave ribelle a causa dei raid aerei delle truppe governative russe e siriane.

    Adesso si teme che altre 800mila persone potrebbero fare lo stesso, dando vita ad una crisi umanitaria di dimensioni enormi.

    Nella regione di Idlib vivono circa 3 milioni di persone: almeno 30mila sono combattenti, mentre il resto sono civili. Di questi, almeno un milione sono bambini.

    “Ci devono essere altri modi per affrontare questo problema che non trasformino nei prossimi mesi la regione di Idlib in una delle più grandi crisi umanitarie con il più alto numero di vittime nel Ventunesimo secolo”, ha detto il capo dell’Ufficio delle Nazioni Unite che si occupa di affari umanitari, Mark Lowcock.

    “Ci stiamo preparando attivamente per la possibilità che un alto numero di civili si sposti in direzioni diverse”.

    La provincia di Idlib si trova al confine con la Turchia, motivo per cui il presidente Erdogan, che ha appoggiato a lungo alcuni gruppi ribelli, teme che una massiccia offensiva possa scatenare un’altra grave crisi di rifugiati.

    La battaglia nella regione potrebbe riversare un’ondata di centinaia di migliaia di profughi verso il confine turco e l’Onu ha più volte chiesto l’apertura di un corridoio umanitario per far evacuare i civili.

    Più di mezzo milione di persone sono state uccise e ci sono stati milioni di sfollati nei sette anni di guerra in Siria, che vedono contrapposti i ribelli, sostenuti da Turchia, Stati del Golfo e in generale dall’Occidente, e il regime siriano, appoggiato attivamente da Russia e Iran.

    Dal 4 settembre sono ripresi gli attacchi russi contro la provincia siriana di Idlib, l’ultima roccaforte ancora in mano ai ribelli che si oppone al governo di Bashar al-Assad.

    Le scuole gestite dai ribelli nella regione hanno sospeso le lezioni in diverse città da quando sono riprese le ostilità e decine di persone hanno già perso la vita nei raid, secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani.

    Tre ospedali e un servizio di ambulanze sono stati colpiti e messi fuori servizio dal 6 settembre, ha riferito l’Unione delle organizzazioni di assistenza medica e di soccorso, un gruppo di difesa che supporta l’opposizione ad Assad.

    Leggi anche: Siria, il racconto dell’attivista: “A Idlib ci stiamo preparando al più grande attacco di Assad e Putin, mentre l’Onu resta a guardare”

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