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    Le norme dell’Isis su barba e concubine

    Man mano che l'offensiva su Mosul procede, nei villaggi liberati vengono ritrovati documenti e volantini che illustrano le rigide regole dell'Isis

    Di TPI
    Pubblicato il 2 Nov. 2016 alle 11:32 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 20:01

    Quando il sedicente Stato islamico nel 2014 comparve sulla scena e proclamò il califfato nel nord dell’Iraq, la marginalizzazione che i sunniti sentivano di subire da parte della maggioranza sciita li spinse ad accogliere i miliziani.

    Ma scoprirono presto che avevano malriposto la loro fiducia e che l’Isis imponeva con la forza una filosofia medievale. Chiunque vi si opponesse pagava, letteralmente, con la propria testa.

    Dopo aver preso il controllo dei villaggi nel nord dell’Iraq, l’Isis ha stabilito un complesso sistema di norme che regolamentavano nei dettagli la vita all’interno dei suoi territori: dalla lunghezza delle barbe, all’elemosine, alle linee guida su come comportarsi con le donne ridotte alla schiavitù sessuale.

    Documenti e poster rinvenuti dalle forze irachene nei villaggi sottratti al controllo dei miliziani estremisti gettano luce su queste regole, e sulla filosofia estremista che le ha ispirate.

    L’agenzia di stampa Reuters ha visionato il materiale raccolto nel corso dell’offensiva cominciata ormai tre settimane fa, il 17 ottobre, sul quali campeggia il logo dell’Isis, ma non ha avuto modo di verificare che effettivamente siano state prodotte e stampate dal gruppo.

    Si tratta di poster, volantini, brochure e altri documenti che confermano l’ossessione dell’Isis di imporre la propria versione del perfetto musulmano sui cittadini del califfato.

    Coloro che sono sopravvissuti al governo dell’Isis hanno raccontato che la violazione delle regole imposte dal gruppo comportava punizioni come essere frustati pubblicamente o essere tradotti a Mosul per essere giustiziati. 

    Persino la preghiera era regolata nei minimi dettagli: “Lava i piedi dalla punta delle dita fino alla caviglia”, spiega un volantino sulle abluzioni rituali.

    Una brochure di cinque pagine con immagini di bracciali, anelli e frumento sulla copertina fornisce istruzioni su come fare la carità, un obbligo per tutti i buoni musulmani. 

    Nel villaggio di Shura, i miliziani registravano meticolosamente l’elemosine. Le voci indicavano i beni di ciascun individuo, incluso oro, automobili e lo stipendio mensile.

    Il codice islamico dell’Isis affronta anche la questione delle spoglie di guerra. Trentadue Faq (frequently asked question) informano il combattente su come regolarsi con i prigionieri di genere femminile, come le centinaia di donne yazidi sequestrate e trasformate in schiave sessuali.

    Le autorità religiose hanno l’autorità di distribuire le prigioniere tra i miliziani, ma essi non possono ‘condividerle’. “Le donne non musulmane possono diventare concubine”, si legge in un volantino. Se un miliziano prende come concubine due sorelle, può avere rapporti sessuali solo con una di esse, precisa.

    “Bambine pre-pubescenti possono diventare concubine. Non potete avere rapporti sessuali penetrativi ma potete comunque goderne”, specifica ancora il documento.

    Secondo l’Isis, le brave donne musulmane devono stare a casa e in pubblico devono essere coperte dalla testa ai piedi e vestire di nero. Gli uomini invece dovevano indossare pantaloni corti e portare barbe della lunghezza appropriata.

    Vietati musica, cellulari e internet, l’Isis ha tagliato fuori dal mondo i suoi ‘cittadini’. Un enorme poster patinato contro le parabole satellitari elenca 20 buone ragioni per disfarsene.

    Alcuni esempi:

    Ragione numero 8 – i canali satellitari mandano in onda storie d’amore, mostrano immagini di donne nude e utilizzano un linguaggio inappropriato.

    Ragione numero 10 – i canali satellitari fanno credere agli uomini che sia normale per loro essere effeminato o comportarsi da femminuccia.

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