Il trattato New START (New Strategic Arms Reduction Treaty) per il contenimento delle armi atomiche tra Usa e Russia è scaduto e così, per prima volta dopo oltre mezzo secolo, i due più grandi arsenali nucleari del mondo non hanno più alcun vincolo. Ma l’ex direttore per la non proliferazione atomica presso il Consiglio di Sicurezza Nazionale dell’amministrazione Obama, Jon B. Wolfsthal, non è pessimista. «Non è la fine del mondo», ha spiegato a TPI l’attuale direttore per i rischi globali presso la Federation of American Scientists (FAS). In fondo, ci ricorda l’ex consigliere speciale per la sicurezza nucleare dell’allora vicepresidente Joe Biden, «il Trattato di non proliferazione resta in piedi». Nel tempo però, ammette, l’assenza di un accordo tra Usa e Russia porterà «conseguenze negative».
Eppure in vista di questa scadenza, il Science & Security Board del Bulletin of the Atomic Scientists, di cui Wolfsthal fa parte, ha spostato in avanti di quattro secondi le lancette del cosiddetto Orologio dell’Apocalisse, portandolo a soli 85 secondi dalla Mezzanotte. La scadenza del New START ha infatti messo fine a quasi 60 anni di sforzi per limitare la competizione nucleare tra i detentori dei due più vasti arsenali atomici del mondo. Intanto gli Usa, come ventilato dal presidente Donald Trump, potrebbero addirittura riprendere i test delle esplosioni, accelerando la corsa agli armamenti nucleari. Una preoccupazione condivisa anche dall’ex consigliere di Obama e Biden. «Usa e Russia subiranno continue pressioni per aumentare i propri arsenali. Così come la Cina e altri Stati», ci spiega Wolfsthal, secondo cui tra Washington e Mosca è venuto il momento di trattare. «L’idea di Putin per un accordo di un altro anno era buona ma Trump non ha mai inviato i suoi negoziatori a incontrare i russi: dobbiamo iniziare dalle basi». Anche l’opinione pubblica però, secondo l’esperto, può giocare un ruolo. «Se i cittadini vogliono un cambiamento, possono avere un impatto sulla politica», assicura Wolfsthal.
Si è aperta un’era silenziosa e incontrollata di corsa agli armamenti nucleari?
«Il mondo non finirà il 6 febbraio, ma perdere 50 anni di controllo sulle armi nucleari da parte di Stati Uniti e Russia porterà a conseguenze negative nel tempo».
Quali?
«Gli Stati Uniti stanno già valutando soluzioni per aumentare il proprio arsenale dispiegato di circa il 25%, ovvero 400 armi, ricaricando vecchie testate sui missili esistenti. La Russia ha la capacità di fare lo stesso».
Quali tempistiche possiamo aspettarci prima di assistere a una pericolosa espansione degli arsenali?
«Potrebbero volerci un anno o due, ma a lungo termine la vera preoccupazione è che Stati Uniti e Russia non avranno più fiducia nel numero di armi in possesso dell’altro e subiranno continue pressioni per aumentare i propri arsenali. Così come la Cina e altri Stati».
Senza più ispezioni sugli arsenali, navighiamo alla cieca?
«L’intelligence statunitense è molto preparata, o almeno lo era prima di questa amministrazione. Ma col tempo ci sarà più incertezza».
Quali pericoli possiamo aspettarci nello specifico?
«Il vero problema non è ciò che l’intelligence statunitense afferma che la Russia possieda, ma ciò che dicono altre voci politiche. Ci saranno pressioni affinché gli Stati Uniti continuino a sviluppare armi atomiche per paura di restare indietro. Anche se l’intelligence statunitense afferma che questo non è vero, i politici potrebbero non crederci».
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha suggerito di poter negoziare “qualcosa di meglio” del New START. In base alla sua esperienza nell’amministrazione statunitense, quanto è realistico un accordo tra Usa e Russia che risulti migliore del trattato appena scaduto?
«Il presidente Trump ha affermato di essere un ottimo negoziatore. Ha detto che avrebbe negoziato un accordo migliore con la Corea del Nord. Non l’ha fatto. Ha detto che avrebbe negoziato un accordo migliore con l’Iran. Non l’ha fatto. Non c’è motivo di credere che possa o voglia negoziare un accordo migliore con la Russia. Spero di sbagliarmi, perché un accordo si può raggiungere, ma non è chiaro se sarà in grado di garantirlo».
Il presidente russo Vladimir Putin aveva proposto un “congelamento” di un anno dei limiti attuali previsti dal New START. Cosa ne pensa?
«Un accordo di un anno è una buona idea, potrebbe dare tempo agli Stati Uniti e alla Russia di negoziare qualcosa di meglio o, quantomeno, concedere agli Usa e ai loro alleati in Francia e Regno Unito più tempo per prepararsi a un mondo senza controllo degli armamenti».
Ieri Trump ha sentito Xi Jinping dopo una telefonata del presidente cinese con Putin. Washington insiste da tempo per includere Pechino al tavolo delle trattative. È necessario un accordo trilaterale?
«Gli Stati Uniti hanno 3.700 armi nucleari. La Russia poco più di 4.000. La Cina ne ha 600. Al suo attuale tasso di crescita, ci vorranno 30 anni per raggiungere il numero di testate degli Stati Uniti. La Cina dovrebbe essere portata al tavolo delle trattative, ma non dovremmo permettere che la perfezione ostacoli il raggiungimento di un risultato positivo. Dobbiamo porre dei limiti ai numeri di Stati Uniti e Russia fin da ora. La Cina può aspettare, anche se alla fine tutti vogliamo che si sieda al tavolo delle trattative».
Nazioni un tempo neutrali e pilastri del disarmo, come la Svezia, cominciano a discutere di “opzioni nucleari” con Francia e Regno Unito. La scadenza del New START tra Stati Uniti e Russia è l’ultimo chiodo sulla bara del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP)?
«No ma non è di certo un buon segnale. Ho visto esperti predire la fine del Trattato di non proliferazione nucleare per decenni. Il Trattato però ha sempre resistito alla prova del tempo. Ma ciò che gli Stati Uniti stanno facendo ora è diverso e sono più preoccupato adesso che nei miei precedenti 40 anni di lavoro sulle questioni nucleari».
C’entrano qualcosa l’intelligenza artificiale e le capacità informatiche ormai integrate nei sistemi strategici? Con l’assenza di un trattato potremmo anche arrivare a un’escalation accidentale.
«I rischi tecnici associati ai controlli nucleari sono sempre presenti. L’intelligenza artificiale non è ancora ampiamente integrata nelle operazioni nucleari, ma ciò potrebbe accadere nel prossimo decennio e questo mi preoccupa molto. La sicurezza informatica rimane una preoccupazione reale, ma credo che i sistemi d’arma nucleari statunitensi siano piuttosto resilienti».
Parliamo d’Europa: per decenni la sua sicurezza è dipesa dagli accordi tra Stati Uniti e Unione Sovietica prima e Russia poi. Il Vecchio continente ha bisogno di un ruolo diretto nei negoziati sul nucleare o di un proprio deterrente atomico?
«Non so se l’Europa possa concordare su un deterrente europeo, ma Regno Unito e Francia affermano da tempo che le loro capacità strategiche fanno parte della missione della Nato, anche se non sono integrate operativamente nei sistemi dell’Alleanza. Credo che questo possa già fornire un vero deterrente all’aggressione nucleare russa, ma il miglior deterrente alla guerra è una solida capacità convenzionale europea».
In base alla sua esperienza nell’amministrazione Obama, cosa ci vuole per far sì che il rischio nucleare sia percepito come urgente dai politici che non hanno mai vissuto una vera crisi atomica?
«Richieste pubbliche di intervento. Se i cittadini vogliono un cambiamento, possono avere un impatto sulla politica».
Ma se il New START è davvero morto, come dovrebbe essere la prossima architettura di contenimento atomico tra Usa e Russia?
«Dovremmo essere ambiziosi, ma concreti. Il primo passo è un accordo di un anno con la Russia per limitare i numeri. Poi potremo riunire i team negoziali statunitensi e russi per discutere le prossime mosse. Trump non ha mai inviato i suoi negoziatori nucleari a incontrare i rappresentanti della Russia. Nemmeno una volta. Dobbiamo iniziare dalle basi».
Scade il New START, l’ex consigliere di Biden a TPI: “Rischiamo una nuova corsa agli armamenti nucleari tra Usa, Russia e Cina”
La fine del trattato di contenimento nucleare tra Washington e Mosca è un pessimo segnale per l’ex direttore per la non proliferazione del Consiglio di Sicurezza Nazionale Usa, Jon B. Wolfsthal: “La Casa bianca e il Cremlino subiranno continue pressioni per aumentare i propri arsenali. Così come Pechino. Trump dice di essere un buon negoziatore ma non ha mai inviato i suoi mediatori. Spero non finisca come con la Corea del Nord e l’Iran”
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