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    Mark Rutte: chi è l’uomo che può affossare il sogno europeo

    Mark Rutte, primo ministro dell'Olanda. Credit: ANSA/EPA/SEM VAN DER WAL
    Di Enrico Mingori
    Pubblicato il 17 Lug. 2020 alle 13:56 Aggiornato il 17 Lug. 2020 alle 14:08

    Quando gli hanno chiesto se al Consiglio europeo di questo weekend sarebbe stato trovato un accordo sul Recovery Fund, ha alzato le spalle: “Sono pessimista, le possibilità sono sotto al 50%”. Quando gli hanno domandato se ce l’ha con i paesi indebitati del sud Europa, ha spiegato che non ce l’ha con nessuno, “ma l’Italia e la Spagna devono imparare a fare da sole“. Quando gli hanno fatto notare che la solidarietà è un pilastro cruciale dell’Ue, ha risposto che anche le riforme strutturali sono importanti. E ha provato a convincere che, in certi casi, farsi prestare soldi può essere più conveniente che riceverli a fondo perduto.

    Mark Rutte, primo ministro dell’Olanda, è l’ostacolo più difficile nella trattativa per il piano di aiuti europei nella crisi da Covid-19. Se al delicatissimo vertice di Bruxelles non si arriverà a un’intesa, sarà un’altra potente mazzata per la tenuta del sogno europeo. E lui è l’uomo che rischia davvero di far saltare tutto.

    Determinato, diretto, inflessibile, la sua missione al tavolo dei capi di stato e di governo è una. Anzi, per la precisione sono due. La prima – condivisa con i leader degli altri tre paesi “frugali” (Danimarca, Austria e Svezia) – è evitare che il Recovery Fund includa contributi a fondo perduto per i paesi più colpiti dalla pandemia: meglio aiuti sotto forma di prestiti (somme da restituire, quindi). La seconda è agganciare questi prestiti a un preciso e rigoroso piano di riforme, da approvare in sede europea all’unanimità.

    Su questo secondo punto Rutte è solo: tutti gli altri Stati membri (compresi gli altri tre frugali) sono disponibili a valutare i singoli piani nazionali con votazioni a maggioranza qualificata. Ma il premier olandese no, a lui non basta: lui vuole l’unanimità. Oppure nulla.

    Nato a L’Aia 53 anni fa, ex manager della multinazionale Unilever, Mark Rutte è il secondo leader europeo più longevo dopo la tedesca Angela Merkel (lei in carica dal 2005, lui dal 2010). Guida da quattordici anni il Partito popolare per la libertà e la democrazia (Vvd), formazione liberal conservatrice: europesita pro-austerity.  Appassionato di arte, ha studiato storia e pianoforte ed è tifoso del Feyenoord.

    “Non sarei in grado di spiegare come possiamo concedere sovvenzioni senza promesse di riforme serie e modalità per assicurarci che effettivamente queste riforme avvengano”, ha motivato il suo rigore di recente. L’Italia? “Ammiro ciò che fa Conte, cercando di varare un pacchetto di riforme mirate ad aumentare la produttività e la competitività, incluse misure impopolari: è un buon inizio e spero prosegua. Perché è cruciale che la prossima volta l’Italia sia in grado di rispondere a una crisi da sola. Un sistema di prestiti è molto più logico”.

    Mark Rutte è, insomma, l’uomo che più di tutti può agitare il Consiglio europeo sul Recovery Fund. Se non arretra dalle sue posizioni oltranziste, l’accordo sarà impossibile. E l’Europa si alzerà dal tavolo con le ossa rotta. Ma anche l’Olanda ha molto da perdere dalla riunione di questo weekend: una Unione più attenta e severa, magari, un giorno potrebbe bussare alla porta de L’Aia e cancellare il paradiso fiscale made in Holland.

    Leggi anche: 1. Recovery Fund, luci e ombre della proposta che sfida la storia / 2. Il premier olandese Rutte: “L’Italia impari a farcela da sola”

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