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    Lettonia, sosia dei Maneskin nella pubblicità della mozzarella e della pizza

    Il parere del legale: "La band può agire e chiedere risarcimento dei danni"

    Di Clarissa Valia
    Pubblicato il 24 Giu. 2021 alle 16:30

    Un’azienda produttrice di formaggi della Lettonia ha pensato di pubblicizzare la sua mozzarella e la sua pizza con un’immagine dei finti Maneskin. Nella pubblicità della “quasi mozzarella” lettone si vedono i sosia di Damiano David, Victoria De Angelis, Ethan Torchio e Thomas Raggi gustare i prodotti più tipici italiani dell’azienda straniera.

    “Tik labi ka italija frormagia mokarellas siers padara visu labaku!…. pat saldetu picu”, tradotto: ‘La mozzarella Formagia buona come quella italiana rende tutto speciale!….Anche la pizza surgelata’, recita infatti il claim della campagna dell’azienda lettone che vede i finti Maneskin gustare con le mani uno dei simboli mondiali del Made in Italy.

    “È l’apoteosi del tarocco pubblicitario – commenta all’Adnkronos Davide Ciliberti spin doctor del gruppo di comunicazione Purple & Noise – Un’immagine che in un colpo solo mistifica la nostra mozzarella, la nostra pizza e la band italiana del momento nel mondo, ovvero i Maneskin, che da un lato possono – magra consolazione – compiacersi di essere davvero un fenomeno internazionale. Talmente di moda persino in Lettonia dove scaltri pubblicitari locali hanno deciso di sfruttare la loro immagine utilizzando dei sosia, cosa che neanche ai Beatles accadde”.

    L’uso di sosia, se volta a richiamare palesemente l’immagine di un noto personaggio a fini promozionali, configura una violazione del diritto allo sfruttamento economico dell’immagine, dovendo così essere necessariamente autorizzata dai legittimi titolari.

    I Maneskin – commenta l’avvocatessa Margherita Cera, del colosso multinazionale della consulenza legale Rodl & Partnerpossono certamente agire per chiedere la rimozione della loro immagine dalla campagna pubblicitaria, nonché il risarcimento del danno per utilizzazione non autorizzata della loro immagine, nell’ambito, tra l’altro, di una pratica commerciale scorretta quale quella dell’’italian sounding‘ che si configura quando produttori stranieri commercializzano beni non Made in Italy facendo credere ai consumatori che siano invece prodotti tipici italiani”.

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