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    Chi resterà in Libano dopo il ritiro della missione Unifil?

    Un soldato italiano della Forza di Interposizione delle Nazioni Unite in Libano (Unifil) a Naquora, nell'area tra il fiume Litani e la Linea Blu, nel sud del Libano, nel febbraio del 2026. Credit: Silvia Casadei/MEI/SIPA/AGF

    Italia, Francia, Spagna e Unione europea si preparano a schierare altri uomini, in attesa di un mandato delle Nazioni Unite. Ma non nel sud del Paese dei Cedri

    Di Andrea Lanzetta
    Pubblicato il 9 Ott. 2026 alle 15:52

    Il 31 dicembre, ai sensi della Risoluzione n. 2790 del Consiglio di Sicurezza Onu, la missione Unifil cesserà le operazioni e avrà un anno per ritirarsi dal Libano, ma il futuro è ancora tutto da scrivere. L’Ue prepara una missione civile e militare, mentre Francia e Italia cercano di preservare una presenza internazionale nel Paese dei Cedri. Non esistono, però, piani per sostituire l’Unifil.
    Dal punto di vista operativo, il progetto europeo è quasi pronto e mira ad addestrare e affiancare l’esercito libanese. Allo studio vi sono pattugliamenti congiunti e una squadra di funzionari civili da schierare a Beirut, anche per garantire la sicurezza del porto. Nessuna presenza però è prevista a sud del fiume Litani, dove oggi opera Unifil e dove sono schierate anche le truppe dell’Idf. La discussione decisiva, comunque, è attesa tra un mese, dopo il confronto avvenuto a fine settembre tra i ministri della Difesa dell’Ue.
    Roma e Parigi, intanto, puntano a un mandato Onu. L’ipotesi è prorogare ancora quello esistente dell’Unifil o, più probabilmente, ottenere un nuovo incarico che conservi solo alcuni elementi della Risoluzione n. 1701 senza però assicurare una presenza militare nel Libano meridionale. Il tutto per evitare l’ostruzionismo degli Stati Uniti. Su una base simile potrebbe innestarsi un’iniziativa militare franco-italo-libanese, aperta poi anche ad altri, in primis la Spagna, che garantisca l’addestramento e, forse, anche pattuglie congiunte in tutto il Paese dei Cedri. L’ostacolo maggiore restano però Washington e Tel Aviv, contrarie a soluzioni simili a quelle che portarono vent’anni fa alla nascita di Unifil.
    A prescindere da come andrà a finire, i nostri militari resteranno sul campo con la Missione Militare Bilaterale Italiana in Libano (Mibil) e con il Military Technical Committee for Lebanon (Mtc4l). Da parte sua, Beirut vorrebbe una proroga o una nuova forza da schierare accanto all’esercito. Senza, teme, il vuoto potrebbe minare la stabilità nazionale. In quasi vent’anni però, l’Unifil non ha impedito il potenziamento militare di Hezbollah, che ne frenava i movimenti, né nuove invasioni da parte di Israele. Il vuoto vero, infatti, resta quello dello Stato libanese.

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