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    Al via a Roma il settimo round di colloqui diretti tra Israele e Libano mediati dagli Usa

    Una donna con indosso una bandiera libanese a passeggio tra le macerie del quartiere storico di Nabatieh, nel sud del Libano, distrutto da una serie ripetuta di bombardamenti di Israele nel giugno 2026. Credit: ZUMAPRESS.com / AGF

    La Capitale aveva già ospitato a metà luglio il precedente ciclo di negoziati tecnici. Intanto le forze armate di Beirut esibiscono i razzi sequestrati lungo i confini con la Siria, sollecitando lo sgombero militare di Hezbollah. Ma le denunce dell'Onu riguardanti le continue violazioni israeliane dello spazio aereo libanese e gli attacchi verbali del leader del movimento sciita Naim Qassem minacciano di far fallire l'intesa

    Di Andrea Lanzetta
    Pubblicato il 4 Ago. 2026 alle 12:09

    È cominciato oggi ufficialmente a Roma il settimo round di colloqui diretti tra Israele e Libano, un passaggio negoziale di estrema delicatezza per gli equilibri della regione, che vede seduti al tavolo del confronto rappresentanti di primissimo piano di Tel Aviv e Beirut. La delegazione inviata dal governo Netanyahu comprende infatti anche ufficiali delle forze armate (Idf), a conferma di come i dossier militari e le garanzie di sicurezza rappresentino il cuore pulsante di questa difficile trattativa.

    Prova di forza a Beirut
    Forse non a caso, proprio a ridosso dell’avvio delle discussioni nella Capitale, che aveva già ospitato a metà luglio il precedente ciclo di negoziati tecnici mediati dagli Usa, l’esercito libanese ha scelto di diffondere le immagini di un’operazione condotta lungo la frontiera con la Siria, sfociata nell’intercettazione e nel sequestro di un carico d’armi destinate al movimento armato sciita Hezbollah.
    Le Forze Armate Libanesi (LAF) hanno mostrato sui social i razzi Grad da 122 millimetri contrabbandati oltreconfine, insieme a un pick-up utilizzato dai trafficanti per il contrabbando. L’intervento dei soldati di Beirut ha inoltre previsto perquisizioni e blitz mirati contro altri componenti della rete clandestina, portando al recupero di un ulteriore quantitativo di munizioni ed equipaggiamenti militari. La decisione di rendere pubbliche le fotografie di un’azione contro il contrabbando, una scelta relativamente rara per i comandi libanesi, soddisfa una precisa esigenza della politica di Beirut: dimostrare sul campo che l’esercito affronta con serietà la propria missione di disarmo di Hezbollah, aumentando così la pressione su Israele affinché prosegua senza intoppi il ritiro delle proprie truppe dalle zone pilota individuate nel Libano meridionale.

    La condanna di Hezbollah
    Ma se da un lato il governo e i militari libanesi cercano di offrire garanzie sul piano operativo, nonostante la cronica mancanza di mezzi e fondi e la dipendenza dall’estero, sul fronte politico interno le tensioni restano altissime. Alla vigilia dei nuovi colloqui a Roma, Hezbollah ha stroncato senza mezzi termini il dialogo con Israele. Il segretario generale del movimento armato sciita libanese, Naim Qassem, è intervenuto con un duro discorso pronunciato in televisione in occasione del quarantesimo giorno di lutto per l’Imam Husayn, evento che ogni anno segna la fine dell’Ashura, scagliandosi contro il negoziato in corso.
    Le trattative dirette tra Libano e Israele, secondo Qassem, non porteranno al Paese altro che “vergogna, umiliazione, delusione” e una serie ininterrotta di concessioni. Il segretario generale di Hezbollah ha inoltre sferrato un attacco frontale al presidente libanese Joseph Aoun, affermando che non ha saputo agire “da arbitro e figura unificante”, trasformandosi piuttosto in un “fattore di divisione”, un atteggiamento giudicato del tutto “incompatibile” sia con il suo ruolo istituzionale sia con la forza complessiva del Libano.

    Le denunce dell’Unifil
    Ad appesantire il clima intorno ai colloqui contribuiscono anche le rilevazioni giunte dalle Nazioni Unite, che evidenziano come la situazione sul terreno sia ben lontana da una vera pacificazione. La missione Unifil ha segnalato che i caschi blu continuano a osservare quotidianamente violazioni dello spazio aereo libanese da parte di Israele, oltre a blocchi stradali e varie altre attività nelle acque territoriali di Beirut, a dispetto del cessate il fuoco concordato ad aprile durante i colloqui guidati dagli Stati Uniti.
    Nello specifico, tra giovedì 30 luglio e domenica 2 agosto, gli osservatori dell’Onu hanno registrato 125 violazioni dello spazio aereo per oltre 418 ore complessive di sorvolo, notando la presenza di droni armati e di sorveglianza sia in prossimità che al di sopra delle posizioni dell’Unifil.
    Il quadro diplomatico si inserisce nella decisione annunciata il 24 aprile dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che aveva comunicato la proroga di tre settimane del cessate il fuoco temporaneo di dieci giorni scattato il 17 aprile. Una tregua fragile che si scontra con il pesante bilancio fornito dal ministero della Salute libanese, secondo cui sono almeno 4.333 le persone morte e 12.250 quelle ferite a causa degli attacchi israeliani a partire dal 2 marzo scorso, data in cui Israele ha ripreso l’offensiva dopo gli attacchi lanciati contro il Paese da Hezbollah in solidarietà con l’Iran.
    Dopo la ripresa degli scontri, Tel Aviv ha istituito una “zona cuscinetto di sicurezza rinforzata”, delimitata da una “linea gialla” tracciata dalle autorità israeliane a circa 10 chilometri a nord del confine con il Libano, superando anche il fiume Litani e la linea Blu stabilita nel 2000 dalle Nazioni Unite. Quest’area comprende 55 città e villaggi, già pesantemente bombardati e più volte sottoposti a ordini di evacuazione da parte delle Idf.

    LEGGI ANCHE: [“Vivono in uno stato di paura costante”: l’Unhcr racconta a TPI il dramma degli sfollati in Libano]

    Le trattative in corso
    Malgrado le tensioni sul campo però, gli Stati Uniti proseguono l’attuazione dell’accordo quadro trilaterale firmato a fine giugno a Washington tra i rappresentanti di Tel Aviv e Beirut. I 14 punti dell’intesa prevedono, tra l’altro, il riconoscimento reciproco e la fine dello stato di guerra tra Tel Aviv e Beirut; il disarmo di Hezbollah e di tutti i gruppi armati e il seguente ritiro delle truppe israeliane dai territori occupati in Libano; l’istituzione di “zone pilota” in cui attuare queste ultime disposizioni; la rinuncia dello Stato ebraico a qualsiasi “ambizione territoriale” nel Paese dei Cedri; il rafforzamento e lo sviluppo delle capacità dell’esercito libanese; la costituzione di un gruppo di coordinamento militare trilaterale; e l’aiuto degli Usa a mobilitare i partner internazionali per la ricostruzione.
    L’attuazione dell’intesa ha già portato al ritiro delle truppe israeliane da alcuni villaggi in una serie di zone pilota. Si spera che il prossimo ciclo di colloqui comporti un ulteriore ritiro delle Idf dal Libano, anche se il governo di Tel Aviv continua a sostenere che per un ritiro completo saranno prima necessari la smobilitazione dal sud del Paese e il disarmo di Hezbollah a favore dell’esercito di Beirut. Insomma, anche oggi il negoziato riprende in salita.

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