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    Israele, inchiesta della Corte penale internazionale per “crimini di guerra” nei territori palestinesi

    A dichiararlo la procuratrice capo del tribunale, Fatou Bensouda. La protesta di Netanyahu: "Giorno nero per la giustizia: la Corte penale internazionale ha giurisdizione solo sugli Stati sovrani e la Palestina non lo è". Le autorità palestinesi: "Fine all'impunità per gli autori di crimini"

    Di Carmelo Leo
    Pubblicato il 22 Dic. 2019 alle 09:29

    Israele, inchiesta della Corte penale internazionale per “crimini di guerra” nei territori palestinesi

    La Corte penale internazionale de L’Aia ha aperto un’inchiesta per “crimini di guerra” nei territori palestinesi, provocando la reazione infastidita di Israele. Ad ufficializzare l’apertura dell’indagine è stata la procuratrice capo del tribunale, Fatou Bensouda: “C’è una base ragionevole – ha dichiarato – per avviare un’indagine sulla situazione in Palestina. In sintesi, sono convinta che crimini di guerra sono stati o vengono commessi in Cisgiordania, in particolare a Gerusalemme est, e nella Striscia di Gaza”.

    Le motivazioni della decisione sono pubblicate sul sito ufficiale della Corte penale internazionale: “Non vi sono ragioni sostanziali – si legge in un comunicato firmato da Bensouda – per ritenere che un’indagine non servirebbe gli interessi della giustizia. Date le questioni legali e fattuali uniche e altamente controverse legate a questa situazione, vale a dire il territorio in cui può essere svolta l’indagine, ho ritenuto necessario invocare l’articolo 19 – 3 dello Statuto per risolvere questo specifico problema”.

    La reazione di Israele e il tema della giurisdizione territoriale

    Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha parlato di “un giorno nero per la verità e la giustizia” e soprattutto di “una decisione senza basi e oltraggiosa, una mossa che ignora la storia e la verità quando sostiene che l’atto stesso che gli ebrei vivano nella loro patria ancestrale, la terra della Bibbia, sia un crimine di guerra”. Netanyahu ha inoltre aggiunto: “La Palestina non è mai stata uno Stato. Non rimarremo in silenzio”.

    Secondo Israele, la Corte de L’Aia non ha giurisdizione territoriale sui territori della Palestina e quindi non ha il potere di aprire un’inchiesta su quello che accade in quell’area. “La Corte – ha detto infatti Netanyahu – ha giurisdizione solo sulle petizioni proposte da Stati sovrani. Ma qui non c’è mai stato uno Stato palestinese”. La stessa  procuratrice capo del tribunale Bensouda, però, ha fatto sapere di aver “chiesto alla Sezione preliminare I di pronunciarsi sul tema della giurisdizione territorale” della Corte.

    La risposta delle autorità palestinesi

    Al contrario, il segretario dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, Saeb Erekat, ha definito la decisione della Corte penale internazionale “un passo positivo e incoraggiante” con lo scopo di mettere “fine all’impunità per gli autori di crimini”.

    “Il popolo palestinese – ha fatto sapere il ministero degli Esteri palestinese – si aspetta azioni congrue con l’urgenza e la gravità della situazione in Palestina, senza ulteriori rinvii”. Sul tema della giurisdizione della Corte, le autorità palestinesi hanno invece fatto sapere che “la Palestina è uno stato membro dello Statuto di Roma e ha dato al Procuratore la giurisdizione per indagare sui crimini commessi nel suo territorio”.

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