A quasi un mese dall’inizio delle proteste contro il regime in Iran, la Repubblica islamica ha diramato il primo, contestato bilancio ufficiale delle vittime della repressione, pari ad almeno 3.117 morti. Una cifra non lontana dagli ultimi dati forniti dalle ong con sede all’estero citate anche dalle Nazioni Unite ma che si discosta da queste ultime in termini di identificazione delle vittime. Scoppiate il 28 dicembre scorso contro il costo della vita, le proteste hanno scatenato una mobilitazione di massa che ha assunto dimensioni nazionali, sfidando apertamente la Repubblica islamica, che ha risposto con violenza inaudita.
Il primo bilancio ufficiale delle vittime delle proteste in Iran è stato diramato ieri sera dalla Fondazione iraniana per i veterani e i martiri, un ente parastatale fondato nel 1980 e conosciuto come Bonyad Shahid, in una nota citata dalla televisione di stato IRIB. Tra le persone rimaste uccise, secondo la Fondazione vicina al regime, figurano 2.427 “martiri” considerati vittime “innocenti” e tra le cui fila si conterebbe anche un imprecisato numero di membri delle forze di sicurezza locali. D’altronde nei giorni scorsi la stessa Guida suprema della Rivoluzione islamica, ayatollah Ali Khamenei, e il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, avevano ammesso che le “rivolte” avevano provocato “diverse migliaia” di morti.
Una ricostruzione contestata dalle ong con sede all’estero e dall’opposizione. Negli ultimi 23 giorni, secondo gli ultimi dati pubblicati il 19 gennaio scorso dall’organizzazione norvegese Iran Human Rights (IHRNGO) citati anche dalle Nazioni Unite, almeno 3.428 manifestanti erano stati uccisi e almeno 25mila erano stati arrestati dalle forze del regime. Altre fonti come la statunitense Human Rights Activists in Iran (HRANA) e il canale vicino all’opposizione Iran International parlano di un numero di vittime compreso tra le 3mila e le 20mila. Cifre impossibili da verificare, da una parte e dall’altra. Intanto, malgrado le promesse di ripristinare le comunicazioni anche con l’estero, secondo l’ong NetBlocks, da ormai due settimane, “l’Iran è stato isolato dal mondo” con un “blackout digitale che ha messo a tacere le voci” dei dissidenti dalla notte dell’8 gennaio scorso ad oggi.
Iran, il regime dirama il primo bilancio ufficiale delle vittime dopo le proteste: “Oltre 3.000 morti”
I numeri non si discostano molto dai dati delle ong all'estero ma per Teheran la maggior parte sono "martiri" e membri delle forze di sicurezza
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