Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Menu
  • Esteri
  • Home » Esteri

    L’Idf attacca Naza: “Presenta un quadro distorto, fuorviante e ingannevole. Mai a Gaza un attacco che abbia causato 500 vittime civili”

    I registi di "Naza", Yuval Abraham and Rachel Szor. Credit: AGF

    L'esercito israeliano pubblica un rapporto di 10 pagine per difendersi dalle accuse del documentario

    Di Niccolò Di Francesco
    Pubblicato il 1 Ott. 2026 alle 14:42

    Mentre in Italia continua a sbancare il box office, con oltre un milione e mezzo di euro incassati in appena tre giorni di programmazione, Naza finisce nel mirino dell’esercito israeliano. L’IDF, infatti, ha pubblicato un rapporto di 10 pagine per rispondere alle accuse formulate 
nel documentario, secondo cui Israele avrebbe ucciso intenzionalmente decine di migliaia di civili nella Striscia di Gaza utilizzando l’intelligenza artificiale. Secondo l’esercito, il film “presenta un quadro distorto, fuorviante e ingannevole del processo di pianificazione e attacco delle Forze di Difesa Israeliane”. L’IDF sostiene inoltre che la narrazione del documentario “si basa su errori fattuali sostanziali derivanti da rappresentazioni manipolative della realtà”.

    Secondo l’esercito israeliano le direttive dell’IDF, contrariamente a quanto sostenuto nel film, “distinguono in modo esplicito, completo e chiaro tra militari e civili non coinvolti a Gaza” e che le procedure per gli attacchi “si basano fondamentalmente su questa distinzione, vietano di dirigere intenzionalmente attacchi contro i civili e richiedono di ridurre al minimo, nella misura del possibile, la possibilità di danni nei loro confronti”. Le Forze di Difesa Israeliane, inoltre, negano di aver “mai pianificato, approvato o effettuato alcun attacco a Gaza in cui 
si prevedesse la morte di 500 civili o di un numero simile”.

    L’IDF, poi, nega l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per selezionare gli obiettivi affermando che “l’intelligenza artificiale non ha mai selezionato autonomamente gli obiettivi da colpire” e che “l’identificazione degli obiettivi da colpire è effettuata esclusivamente da ufficiali dell’intelligence autorizzati, gli attacchi sono pianificati da professionisti competenti e la decisione di colpire o meno è presa dai comandanti operativi”. L’esercito, inoltre, afferma che le sue direttive “non consentono che un avviso di evacuazione per una determinata area venga interpretato come un’autorizzazione a effettuare attacchi in quella zona ignorando i civili che vi rimangono”.

    E ancora: “Se i registi avessero condotto un’adeguata verifica e una conferma dei fatti in buona fede, come richiesto dagli standard professionali, avrebbero potuto individuare gli errori sostanziali presentati nel film. Il risultato finale dimostra che non lo hanno fatto”. Questo perché, secondo l’esercito israeliano, “gli intervistati, descritti come ex membri dell’intelligence delle IDF, si riferiscono solitamente solo alle fasi iniziali e limitate dell’attività di intelligence, anziché 
al processo molto più ampio di pianificazione e approvazione degli attacchi”. L’IDF, quindi, attacca i registi di non aver mostrato “molti degli altri individui coinvolti nell’intero processo di individuazione degli obiettivi”, tra cui “coloro che sono responsabili della pianificazione volta a mitigare i danni ai civili, i consulenti legali che esaminano gli attacchi proposti e i comandanti responsabili della loro approvazione o del loro rifiuto”.

    “Per adattarsi alla narrazione che il film intende promuovere, i registi omettono anche il contesto essenziale per comprendere la guerra a Gaza e la condotta delle Forze di Difesa Israeliane durante la guerra stessa” afferma ancora l’esercito aggiungendo che il film “non dà il giusto peso alle ragioni di sicurezza di Israele per operare a Gaza e al massacro del 7 ottobre; alla strategia deliberata di Hamas di infiltrarsi nella popolazione civile, che è la causa principale dei danni subiti dai civili; o alle innumerevoli azioni e metodi impiegati dalle IDF per mitigare i danni ai civili, tra cui avvertimenti prima degli attacchi, selezione delle munizioni e pianificazione adeguata 
degli attacchi, facilitazione degli aiuti umanitari e altro ancora”.

    Leggi l'articolo originale su TPI.it
    Exit mobile version