Gli Stati Uniti hanno nel proprio arsenale alcuni “strumenti” che finora hanno scelto di non utilizzare contro l’Iran. La minaccia è arrivata direttamente dal vicepresidente statunitense JD Vance durante una conferenza stampa tenuta oggi a Budapest, in Ungheria, insieme al premier Viktor Orbán, a poche ore dalla scadenza dell’ultimatum di Donald Trump alla Repubblica islamica. Dichiarazioni che hanno costretto la Casa bianca ad assicurare che il vicepresidente non si riferiva alle armi atomiche.
“Devono sapere che abbiamo degli strumenti nel nostro arsenale che, finora, abbiamo deciso di non usare”, ha affermato il vice di Donald Trump, senza specificare di che tipo di armi si tratti. Il presidente degli Stati Uniti, ha aggiunto, “può decidere di usarli e deciderà di usarli se gli iraniani non cambieranno il loro comportamento”.
Tuttavia, ha continuato Vance facendo riferimento all’ultimatum lanciato dall’inquilino della Casa bianca a Teheran per la riapertura dello Stretto di Hormuz,”da qui ad allora ci saranno molti negoziati e sono ottimista sul fatto che raggiungeremo un buon risultato”. Washington, ha assicurato, ritiene ancora possibile ricevere una risposta positiva alle proposte di cessate il fuoco da parte dell’Iran entro la scadenza fissata da Trump per stanotte. Ad ogni modo, ha proseguito il vicepresidente arrivato a Budapest per sostenere il premier Orbán in vista delle elezioni del 12 aprile, gli Usa hanno in gran parte raggiunto i loro obiettivi militari in Iran. La minaccia di Trump è chiara: o Teheran riapre lo Stretto di Hormuz entro le 20:00 ora di Washington, le due di stanotte in Italia, oppure gli Usa bombarderanno ponti, centrali elettriche e altre infrastrutture civili in Iran, cancellando “un’intera civiltà”.
Le rassicurazioni della Casa bianca: “Vance non parlava di armi atomiche”
Le dichiarazioni piuttosto vaghe del vicepresidente Vance hanno fatto emergere sospetti sul possibile uso da parte degli Stati Uniti di armi nucleari in Iran, un’opzione categoricamente smentita dalla Casa bianca. “JD Vance rincara la dose dopo l’ultimo messaggio di Trump in cui afferma che ‘un’intera civiltà morirà stanotte’ e suggerisce che Trump potrebbe usare armi nucleari”, aveva scritto su X il portale Headquarters di NewsNow, allegando il filmato delle dichiarazioni del vicepresidente a Budapest.
La reazione della Casa bianca non si è fatta attendere. “Niente di ciò che dice il vicepresidente qui lo suggerisce, pagliacci che non siete altro”, si legge nel messaggio pubblicato dal profilo Rapid Response 47 associato all’amministrazione statunitense.
La guerra continua
In attesa di una risposta all’ultimatum, oggi il Pentagono e Israele hanno proceduto a colpire una serie di obiettivi militari sull’isola di Kharg, il principale hub petrolifero iraniano; un ponte ferroviario nella città di Kashan, nel nord della provincia di Isfahan; un ponte stradale vicino alla città di Qom; un cavalcavia dell’autostrada che collega Tabriz a Teheran; alcuni binari ferroviari, linee di trasmissione elettrica e una sottostazione nelle località di Karaj e Fardis, alla periferia della capitale. Le sole forze armate israeliane (Idf) hanno rivendicato attacchi contro otto ponti e “decine di infrastrutture” in Iran.
L’attacco sull’isola di Kharg è stato confermato anche dal vicepresidente Vance, secondo cui i raid odierni non erano diretti contro impianti petroliferi o altre strutture civili e non rappresentano un cambiamento nella strategia statunitense. “Avevamo intenzione di colpire alcuni obiettivi militari sull’isola di Kharg e credo che ci siamo riusciti”, ha assicurato il vice di Trump. “Non ci prefisseremo obiettivi in materia di energia e infrastrutture finché gli iraniani non presenteranno una proposta che possiamo appoggiare, oppure non ne presenteranno affatto”, ha continuato. “Non credo che le notizie provenienti dall’isola di Kharg rappresentino un cambiamento di strategia, né alcun cambiamento da parte del Presidente degli Stati Uniti”.