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    L’Iran minaccia: “Chiunque sostenga i raid Usa è un obiettivo legittimo”

    Credit: Sobhan Farajvan/PACIFIC P/SIPA / AGF

    Dopo l’escalation nello Stretto di Hormuz e le minacce di Trump, che considera la tregua “finita”, Teheran mostra i muscoli: “Trasformeremo le nostre coste in un inferno per gli invasori”

    Di Andrea Lanzetta
    Pubblicato il 8 Lug. 2026 alle 12:47

    Chiunque sostenga le forze armate degli Stati Uniti nei loro attacchi contro l’Iran sarà considerato un “obiettivo legittimo” da Teheran. L’avvertimento è contenuto in una nota diramata oggi dal Comando congiunto interforze Khatam al-Anbiya, il vertice militare delle forze armate della Repubblica islamica, dopo l’escalation scoppiata nella notte nello Stretto di Hormuz e le minacce di Trump, che dal vertice della Nato in corso ad Ankara, in Turchia, ha fatto sapere di considerare “finito” il cessate il fuoco con l’Iran.

    L’avvertimento di Teheran
    “Qualsiasi fonte di sostegno all’esercito statunitense nella sua aggressione contro la sovranità e il territorio della Repubblica islamica dell’Iran sarà un obiettivo legittimo per le forze armate”, si legge nel comunicato citato dall’agenzia di stampa ufficiale Irna.
    In precedenza, lo stesso quartier generale delle forze armate della Repubblica islamica aveva annunciato in una nota “una risposta schiacciante all’aggressione degli Stati Uniti”. “Non permetteranno loro di interferire negli affari dello Stretto di Hormuz e nella sua gestione in nessuna circostanza”, avevano dichiarato i vertici delle forze armate di Teheran dopo i raid compiuti nella notte dagli Usa nel sud dell’Iran. “Si ribadisce che l’unico passaggio sicuro per navi commerciali e petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz è la rotta designata dalla Repubblica Islamica dell’Iran”.
    Teheran teme evidentemente un’ulteriore escalation, che potrebbe portare persino a un’invasione del territorio iraniano. Pertanto ha scelto di mostrare i muscoli, promettendo di trasformare le coste del Paese in “un inferno”. “Le forze armate e il popolo dell’Iran sono così forti e solidi sul campo che il nemico sa che sbarcando sulle coste iraniane entrerà in un inferno dal quale non avrà via d’uscita”, ha minacciato oggi il capo di Stato Maggiore e vice coordinatore dell’esercito regolare iraniano, il contrammiraglio Habibollah Sayyari.

    L’escalation militare e diplomatica
    Gli Stati Uniti hanno lanciato nella notte una nuova ondata di raid contro l’Iran, revocando la licenza che permetteva a Teheran di vendere petrolio sui mercati internazionali, una rappresaglia per gli attacchi compiuti negli ultimi giorni dalla Repubblica islamica contro almeno tre navi cisterna in transito nello Stretto di Hormuz. I contrattacchi dell’Iran, che ha accusato Washington di aver violato gli accordi, hanno invece colpito le basi statunitensi in Kuwait e Bahrein. Quindi, a poco meno di un mese dalla firma del memorandum d’intesa che il 17 giugno aveva garantito 60 giorni di cessate il fuoco per riprendere i negoziati e porre fine al conflitto scatenato lo scorso 28 febbraio dagli Usa e da Israele, il presidente Donald Trump ha fatto sapere di considerare “finita” la tregua.
    Kuwait e Bahrein hanno condannato gli attacchi iraniani contro il proprio territorio, mentre Qatar e Arabia Saudita hanno puntato il dito contro Teheran per i raid contro due navi cisterna in transito nello Stretto di Hormuz. Il consigliere presidenziale degli Emirati Arabi Uniti, Anwar Gargash, ha invece ribadito che, con i suoi attacchi nello Stretto, l’Iran ha dimostrato di essere “incapace” di rispettare l’accordo stipulato con gli Stati Uniti. I raid iraniani, ha scritto sui social in arabo, “sono una chiara indicazione che Teheran rimane incapace di rispettare i requisiti della de-escalation e di porre fine alla guerra”. Da parte sua, invece, il segretario generale della Nato, Mark Rutte, che parlando ad Ankara nel secondo giorno del vertice dell’Alleanza atlantica ha definito “assolutamente necessari” gli ultimi raid statunitensi, sottolineando quanto sia fondamentale una risposta ferma da parte di Washington contro Teheran. Il tutto prima di aver sottolineato ancora una volta il contributo europeo alle operazioni statunitensi a fronte delle lamentele di Trump sul mancato coinvolgimento di Regno Unito, Francia, Germania e Italia contro la Repubblica islamica. “Cinquemila voli (dall’Europa, ndr) non sono pochi”, ha rimarcato questa mattina in conferenza stampa Rutte rispondendo al presidente Usa. Non è chiaro se le ultime minacce iraniane si riferiscano soltanto ai Paesi della regione che ospitano le forze statunitensi.

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