Quando una potenza militare superiore entra in guerra, l’esito sembra spesso scontato ma la storia non è sempre lineare. L’Iran ad esempio, secondo l’ex direttore dei servizi segreti britannici MI6 Alex Younger, potrebbe aver conquistato qualcosa di più importante della superiorità militare nella guerra scatenata da Stati Uniti e Israele contro la Repubblica islamica: l’iniziativa strategica.
Teheran ha disperso le sue capacità militari, ampliato il conflitto su più fronti e trasformato l’energia in uno strumento politico. Soprattutto, la Repubblica islamica considera il conflitto una questione esistenziale. Gli Stati Uniti, al contrario, combattono una guerra per scelta. Ma nei conflitti moderni, sembra suggerire Younger, la determinazione conta quanto la potenza di fuoco.
“L’Iran ha un vantaggio decisivo”. È la sorprendente valutazione affidata alla rivista britannica The Economist dall’ex direttore dei servizi segreti britannici MI6, Alex Younger, che ha passato oltre 30 anni al servizio di Sua Maestà e che oggi svela perché Teheran starebbe giocando meglio la guerra contro gli Usa e Israele.
“Come molti ufficiali del MI6 della mia generazione, ho affrontato la violenza e la brutalità delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche per gran parte della mia carriera. Non c’è affetto tra di noi e non ho versato lacrime per Ali Khamenei quando è stato ucciso all’inizio della guerra”, ha ammesso Alex Younger nell’intervista. “Ma la realtà è che gli Stati Uniti hanno sottovalutato il compito e, circa due settimane fa, hanno perso l’iniziativa a favore dell’Iran. In pratica, il regime iraniano si è dimostrato più resiliente di quanto chiunque si aspettasse”.
Un esito frutto di decisioni prese molto prima dell’escalation, quando Teheran ha optato per una decentralizzazione dei comandi militari, secondo la strategia della cosiddetta “Difesa a mosaico”. “Già lo scorso giugno hanno adottato alcune buone decisioni riguardo alla dispersione delle loro capacità militari e alla delega dell’autorità per l’uso di tali armi”, ha aggiunto l’ex direttore del MI6. “Questo ha conferito loro una significativa e maggiore resilienza contro una campagna aerea incredibilmente potente”. Poi c’è la strategia, che ha previsto innanzitutto contrattacchi contro Israele e le basi statunitensi nell’area ma anche sulle infrastrutture energetiche e commerciali della regione. “Hanno intrapreso quella che tecnicamente viene chiamata escalation orizzontale”, ha spiegato Younger. “Pensavo fosse una follia, ma in realtà è stato un modo molto efficace per imporre direttamente un prezzo agli Stati Uniti, e ha funzionato”. “Hanno anche compreso l’importanza della guerra energetica e hanno mantenuto lo Stretto (di Hormuz, ndr) sotto minaccia, globalizzando di fatto il conflitto in un modo che conferisce loro una certa leva”, ha aggiunto. “In breve, hanno giocato piuttosto bene una carta debole”.
Ma la differenza più ampia con gli Stati Uniti è nelle finalità. “Si considerano impegnati in una guerra di civiltà”, ha detto l’ex direttore dei servizi segreti britannici. “Stanno combattendo una guerra per la sopravvivenza. Donald Trump ha chiarito in modo inequivocabile di volerli vedere con le spalle al muro. Al contrario, l’America ha intrapreso una conflitto per sua scelta”, ha continuato Younger. “Questo ha conferito loro una maggiore capacità di resistenza rispetto agli Usa, certamente maggiore di quanto la controparte americana si aspettasse. Ora lo sanno e credo che questo stia dando loro il vantaggio decisivo”.