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    Il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent ventila un accordo con l’Iran “entro 48 ore” per riaprire lo Stretto di Hormuz: calano i prezzi del petrolio

    Il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent. Credit: ZUMAPRESS.com / AGF

    Il responsabile economico dell'amministrazione statunitense annuncia in tv un'imminente svolta nei colloqui con Teheran “entro oggi o domani”, provocando una caduta immediata dei listini del greggio. Ma i precedenti tentativi e le divisioni sulle rotte di transito mantengono l'incertezza sul reale successo delle trattative

    Di Andrea Lanzetta
    Pubblicato il 4 Ago. 2026 alle 16:13 Aggiornato il 4 Ago. 2026 alle 16:28

    Il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, ha ventilato una possibile svolta nei negoziati con l’Iran entro oggi o domani, che potrebbe riaprire lo Stretto di Hormuz, provocando un calo immediato delle quotazioni del petrolio. Nel corso di un’intervista concessa all’emittente televisiva statunitense Cnbc durante la trasmissione Squawk Box, l’ex gestore di hedge fund ha reso noto che Washington è attualmente impegnata in trattative dirette con Teheran, precisando che vi sia una concreta possibilità di raggiungere un’intesa già nella giornata di oggi o di domani. L’obiettivo dichiarato dall’amministrazione statunitense è consentire la riapertura dello Stretto di Hormuz e il ripristino della libertà di navigazione.

    Diplomazia delle cannoniere
    “Abbiamo visto Trump, la scorsa settimana, minacciare quella che sarebbe stata la più grande campagna militare dalla Seconda Guerra Mondiale contro gli iraniani, e ora, grazie a questo, siamo in trattative con gli iraniani”, ha dichiarato Bessent alla Cnbc. “Credo che ci sia la possibilità di raggiungere un accordo oggi o domani per riaprire lo Stretto e muoverci verso una posizione più normalizzata in questo conflitto”.
    Il quadro negoziale descritto dal segretario al Tesoro degli Stati Uniti si inserisce all’interno di una dinamica in cui la diplomazia è tornata in primo piano soltanto dopo l’esplicita minaccia di ricorrere alla forza bruta. Il 1° agosto Trump aveva annunciato di aver annullato un attacco su larga scala contro l’Iran per concedere lo spazio necessario ai colloqui focalizzati sul ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, rinnovando tuttavia uno schema già visto in passato, quando ai ripetuti accenni di intesa per risolvere la guerra scatenata lo scorso 28 febbraio dagli Usa e da Israele contro Teheran sono poi seguite nuove e violente escalation.
    Intanto, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha assicurato oggi ai media locali che la Repubblica islamica “difende i suoi confini e non cerca un allargamento” del conflitto. Un segnale di distensione, malgrado da Teheran continuino a negare contatti diretti con gli Usa. Una ricostruzione parzialmente smentita dal Qatar, che agisce da tempo come intermediario tra Washington e la Repubblica islamica. “Possiamo confermare che gli sforzi di mediazione proseguono con tutte le parti”, ha dichiarato oggi alla stampa il portavoce del ministero degli Esteri di Doha, Majed Al Ansari, secondo cui i negoziati sono incentrati su un “accordo a breve termine che ci aiuterebbe a rilanciare le discussioni e a tornare pienamente agli sforzi di mediazione”.

    La reazione dei mercati
    L’annuncio del potenziale sblocco negoziale ha generato un’immediata reazione positiva sui mercati finanziari internazionali, innescando un calo consistente delle quotazioni del greggio. Il principale listino petrolifero statunitense, il West Texas Intermediate (WTI), ha registrato una perdita del 5% scendendo a 76,32 dollari al barile, con i futures sul greggio Usa attestatisi sotto la soglia dei 78 dollari al barile, mentre il benchmark internazionale Brent del Mare del Nord è tornato a posizionarsi sotto quota 80 dollari.
    Rispondendo a una domanda specifica sulla possibilità che all’Iran possa essere consentito di imporre un pedaggio per il passaggio dei carichi attraverso Hormuz, Bessent ha chiarito che ogni eventuale accordo riguarderà unicamente la libertà di navigazione. Secondo le valutazioni del segretario al Tesoro, i prezzi sono destinati a contrarsi ulteriormente nel momento in cui centinaia di navi attualmente bloccate nel Golfo Persico riusciranno a uscire dalla zona di conflitto. Un’evoluzione che non si limiterà soltanto al settore energetico, ma coinvolgerà anche le forniture di fertilizzanti, prodotti petroliferi raffinati e gas industriali, aprendo la strada alla ripresa degli scambi commerciali di beni di prima necessità e alla discesa dei costi saliti alle stelle a causa della guerra.

    I nodi irrisolti
    Sullo sfondo dell’intensa attività diplomatica restano tuttavia le profonde asperità che hanno fatto naufragare i tentativi precedenti. Già lo scorso 17 giugno, Stati Uniti e Iran avevano sottoscritto un memorandum d’intesa per la riapertura dello Stretto di Hormuz, consentendo una brevissima ripresa del traffico navale prima che ogni accordo crollasse a causa di un’insanabile divergenza tra Washington e Teheran in merito alla rotta precisa che le imbarcazioni avrebbero dovuto percorrere. Da quel momento, la crisi ha registrato una grave escalation: l’Iran ha iniziato ad attaccare le petroliere di passaggio lungo la costa dell’Oman sotto protezione militare statunitense, pretendendo che i carichi attraversassero le proprie acque territoriali nello Stretto. A questa offensiva la Casa bianca ha risposto sferrando oltre una decina di ondate di raid aerei e ripristinando il blocco navale imposto contro Teheran, delineando un contesto sul quale grava tuttora l’incognita di nuovi ostacoli operativi.
    D’altra parte, il portavoce del ministero degli Esteri dell’Iran, Esmaeil Baqaei, ha ribadito anche oggi che la Repubblica islamica non è impegnata in negoziati diretti con gli Stati Uniti. Piuttosto sta trattando con l’Oman riguardo il passaggio sicuro delle navi nello Stretto e l’individuazione di una “rotta intermedia” capace di tutelare gli interessi reciproci di Teheran e Muscat. L’Iran rivendica infatti il controllo di quel tratto di mare e chiede il pagamento di un vero e proprio pedaggio per il transito, appellandosi alla prassi diplomatica e al diritto consuetudinario, in violazione della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos).
    Teheran e Muscat, secondo quanto riportato dal New York Times che cita in proposito alcuni anonimi funzionari a conoscenza della questione, sarebbero vicine a un’intesa per riaprire lo Stretto di Hormuz, che conferirebbe alla Repubblica islamica un controllo senza precedenti su questa via navigabile. L’accordo prevederebbe che le navi dirette nel Golfo Persico attraversino lo Stretto percorrendo una rotta vicina alla costa iraniana, controllata dall’Iran. Queste sarebbero tenute a pagare delle “tariffe di servizio”, i cui introiti verrebbero divisi equamente tra Teheran e Muscat. Le navi in partenza dal Golfo dovrebbero, invece, utilizzare una rotta vicino alla costa dell’Oman. Difficilmente però questi termini potrebbero essere accettati dagli Stati Uniti, che insistono sul rispetto della libertà di navigazione nello Stretto.

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