Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Menu
  • Esteri
  • Home » Esteri

    Sanzioni, asse del dollaro e una taglia sui Pasdaran: ecco cosa prevedono le nuove contromisure finanziarie degli Usa contro l’Iran

    Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Credit: Molly Riley / B66 / Avalon / AGF

    L’amministrazione Trump vara un’offensiva economica senza precedenti contro chiunque agevoli le finanze della Repubblica islamica. Ma Pechino e Teheran non ci stanno e promettono di difendere i propri interessi

    Di Andrea Lanzetta
    Pubblicato il 25 Ago. 2026 alle 12:26 Aggiornato il 25 Ago. 2026 alle 12:27

    Gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova offensiva economica contro l’Iran varando, a oltre sei mesi dall’inizio della guerra contro Teheran, un pacchetto di sanzioni volto a ottenere l’isolamento totale dell’economia della Repubblica islamica. L’operazione, ribattezzata “Economic Outcast”, è stata illustrata ieri sera in conferenza stampa dal segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent e colpisce oltre sessanta tra organizzazioni, individui e navi sparse in vari Paesi.
    La strategia della Casa bianca, che fa parte di una più ampia offensiva economica contro i legami finanziari dell’Iran nel mondo, annunciata la scorsa settimana dal presidente Donald Trump, punta a recidere le fonti di sostentamento del regime, escludendo dal sistema del dollaro americano chiunque lo aiuti. Senza giri di parole, Bessent ha infatti spiegato che qualsiasi entità che faciliti il riciclaggio di denaro o l’elusione delle sanzioni per conto dell’Iran sarà esclusa dal sistema del dollaro statunitense, ribadendo che l’obiettivo è togliere qualsiasi ancora di salvezza economica che sostenga Teheran, fino a quando il Paese non resterà completamente isolato. Un obiettivo contestato non soltanto dall’Iran, ma anche dal suo principale partner commerciale, la Cina.

    La stretta americana
    Il cuore dell’offensiva si concentra su quelle che Bessent ha definito cinque delle principali fonti vitali che Teheran sfrutta in altri Paesi: asset digitali, tecnologia, oro, aviazione e trasporto marittimo. L’Ufficio per il controllo dei beni stranieri del Tesoro statunitense ha inserito nella sua lista nera decine di soggetti che, ha precisato il segretario Usa, consentono al regime iraniano di acquisire tecnologie nucleari e missilistiche vietate, condurre operazioni informatiche e generare entrate dalla vendita di petrolio. L’intento è quello di eliminare fino all’ultima opzione economica a disposizione dell’Iran, tagliando anche le potenziali fonti di finanziamento per il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche.
    Un quadro ancora più dettagliato è emerso però dal comunicato stampa divulgato dal dipartimento di Stato, firmato dal portavoce Thomas Pigott. La nota precisa che gli Stati Uniti hanno intrapreso azioni decisive contro numerose entità, individui e imbarcazioni che agevolano le attività destabilizzanti del regime iraniano. Tra le azioni contestate figurano attacchi contro le forze statunitensi e i loro alleati nella regione, l’acquisto illegale di armi, intrusioni informatiche nelle infrastrutture statunitensi e il traffico di prodotti energetici la cui vendita finanzia il terrorismo a livello globale.
    In termini pratici, la morsa si stringe attorno a “un ampio gruppo di trasportatori e agenti che movimentano petrolio iraniano, oltre a prodotti petroliferi e petrolchimici, attraverso gli Emirati Arabi Uniti, la Cina, Singapore e l’Europa per finanziare la Forza Quds” del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche e altri elementi del regime.
    Le sanzioni del dipartimento di Stato colpiscono direttamente ufficiali militari iraniani responsabili dell’acquisto di armi e della conduzione di attacchi contro le forze armate statunitensi e i partner regionali, entità con sede in Iran che raccoglievano informazioni di intelligence per attaccare le forze statunitensi e i loro alleati, e una rete di approvvigionamento che riforniva i programmi militari e missilistici dell’Iran.
    Tra i bersagli di primissimo piano figurano il comandante in capo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, Ahmad Vahidi; il comandante della Forza Aerospaziale, Hosein Majid Musavi Eftejari; il comandante del quartier generale operativo Khatam al-Anbiya, Ali Abdolahi; il comandante dell’esercito iraniano, Amir Hatami; e il portavoce del ministero della Difesa, Reza Talaei Nik. Le sanzioni colpiscono, inoltre, un gruppo informatico responsabile di intrusioni nelle infrastrutture critiche statunitensi, identificato dalla diplomazia Usa come il “Comando cibernetico-elettronico delle Guardie Rivoluzionarie iraniane”.
    Attraverso il programma “Rewards for Justice”, il dipartimento di Stato ha poi messo sul piatto una ricompensa fino a 10 milioni di dollari per ottenere informazioni utili sui più importanti leader dei Pasdaran, tra cui Vahidi e Abdollahi, accusati di pianificare, organizzare e realizzare atti di terrorismo in tutto il mondo. “Se avete informazioni su questi o altri leader chiave inviatecele”, si legge in una nota diramata sui social dal dipartimento Usa. “Il programma promette che le vostre informazioni vi possono dare diritto alla ricompensa ed ad un trasferimento”, continua il testo, che chiude con un appello diretto: “Aiutateci a fermare questa minaccia, inviate un’informazione oggi”.
    A questa operazione si affianca il tentativo di far breccia, anche a livello psicologico, tra le fila delle forze armate di Teheran. Bessent in persona ha colto ieri l’occasione per parlare direttamente ai militari iraniani, esortandoli a mettere in discussione la leadership della Repubblica islamica e rievocando l’immagine del crollo del Muro di Berlino. “Cadde”, ha ricordato il segretario Usa, “quando i soldati semplici decisero di non sparare contro il proprio popolo”. “Ai soldati semplici che sostengono questo regime, mentre sempre più i vostri stipendi smettono di arrivare, chiedetevi se i vostri comandanti stiano conducendo il Paese verso il trionfo o verso la rovina”, ha concluso Bessent.

    Aut aut globale
    Il comunicato si conclude con un appello alla comunità internazionale affinché si unisca allo sforzo di Washington nel compito di chiamare questi attori a rispondere delle loro azioni. La pressione della Casa bianca non si limita infatti solo a chi materialmente muove il petrolio o l’oro iraniano, ma si estende alle cancellerie di tutto il mondo. “Il presidente sta telefonando ai leader mondiali con richieste specifiche affinché cessino le loro interazioni con il regime”, ha svelato ieri Bessent in conferenza stampa. L’avvertimento agli alleati e ai partner commerciali è netto: le nazioni che facilitano qualsiasi interazione con il regime farebbero bene a recepire rapidamente il messaggio di Washington. Il bivio posto dagli Usa è drastico, poiché chi si allineerà “raccoglierà i benefici della partnership”, mentre chi legherà il proprio destino al regime iraniano deve aspettarsi di condividerne l’isolamento.
    Questo aut aut suona come un avviso ai naviganti soprattutto per l’Asia. Rispondendo in modo diretto a una domanda sulle banche cinesi, da tempo snodo cruciale per l’esportazione del greggio di Teheran, il segretario al Tesoro Usa ha tagliato corto affermando che nessuno è fuori dalla portata delle sanzioni americane. Pur scegliendo di non nominare apertamente Pechino, Bessent ha tuttavia suggerito un approccio pragmatico, ammettendo che il modo migliore per dialogare con questi Paesi è attraverso la diplomazia, in forma riservata. A livello generale, però, ha voluto ribadire che non deve esserci alcuna ambiguità sulla posizione degli Stati Uniti: qualsiasi forma di rapporto economico con il regime iraniano esporrà i responsabili “a tutta la portata della potenza americana”.

    La risposta di Teheran e Pechino
    La reazione dell’asse finito nel mirino americano è stata quasi immediata. L’Iran, che da tempo deve fare i conti con un pesante blocco economico imposto da Washington, ha scelto la strada del sarcasmo. Il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Esmaeil Baqaei, ha replicato alle affermazioni di Bessent ricordando uno dei momenti più criticati della storia politica statunitense.
    “Scott Bessent: ‘L’ultima fase inizia oggi’”, ha scritto il funzionario iraniano sui social, pubblicando la storica foto del presidente George W. Bush che nel 2003 dichiarò la fine delle ostilità in Iraq a bordo della portaerei Uss Abraham Lincoln con la frase: “Mission Accomplished”.
    Ben più dura e formale è stata la risposta di Pechino, affidata al portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, che ha respinto l’approccio americano, sostenendo come le pressioni esercitate nell’ambito di una guerra economica non risolvano affatto i problemi. Al contrario, ha rincarato la dose Lin, queste tattiche alimentano ulteriormente le tensioni e i conflitti, provocano contagi, destabilizzano l’ordine economico e finanziario mondiale e ledono i diritti e i legittimi interessi degli altri Paesi. La Cina, ha sottolineato il portavoce, non si farà intimidire ma adotterà tutte le misure necessarie per difendere fermamente i propri diritti e interessi.

    Leggi l'articolo originale su TPI.it
    Mostra tutto
    Exit mobile version