Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Menu
  • Esteri
  • Home » Esteri

    Dagli Usa Trump rassicura l’Europa dalla minaccia della Russia: “Putin non attaccherà territori della Nato”. Ma la guerra in Ucraina continua

    Il presidente Usa, Donald Trump. Credit: Molly Riley / B66 / Avalon / AGF

    Il viaggio del direttore della Cia a Mosca per tentare di disinnescare l'allargamento del conflitto all'Alleanza Atlantica ha alimentato le preoccupazioni nel Vecchio continente. Sul campo intanto si continua a morire, mentre il Pentagono chiede agli Alleati di cominciare a badare a sé stessi. Ma la pace resta lontana

    Di Andrea Lanzetta
    Pubblicato il 28 Ago. 2026 alle 09:29 Aggiornato il 28 Ago. 2026 alle 09:33

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rassicurato l’Europa dalle minacce provenienti dalla Russia: “Putin non attaccherà i territori della Nato”. Una promessa arrivata ieri dalla Casa bianca che si è resa necessaria negli ultimi giorni, quando un fitto groviglio diplomatico e militare da Washington, a Bruxelles, a Kiev fino a Mosca rischiava di allargare il conflitto all’Alleanza atlantica.

    Contatti riservati
    “Ho avuto delle buone discussioni con lui”, ha detto Trump in riferimento al presidente russo, scambiando qualche battuta con la stampa alla Casa bianca. “Non attaccherà un territorio della Nato”. Parole che mirano a placare le indiscrezioni diffuse dal Wall Street Journal e dall’emittente televisiva Cbs, secondo cui il direttore della Cia, John Ratcliffe, andato in visita martedì a Mosca, avrebbe chiesto al Cremlino di non mettere alla prova i Paesi membri. Una ricostruzione respinta ieri al mittente dal portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, che ha definito le indiscrezioni apparse sulla stampa statunitense frutto di mero “allarmismo”. Peskov ha assicurato che tutto ciò “non ha nulla a che fare con la realtà e con le intenzioni” di Mosca, accusando piuttosto i governi europei, in particolare di Francia e Regno Unito, di dar prova di “aggressività”, dopo aver concesso all’Ucraina di sviluppare insieme missili balistici da lanciare contro la Russia.
    D’altronde Mosca, che ha iniziato un’invasione su larga scala dell’Ucraina nel febbraio 2022, ha sempre smentito l’intenzione di attaccare l’Alleanza atlantica, considerando semmai la sua espansione verso i propri confini come una minaccia esistenziale. Lo stesso Trump aveva tentato il giorno prima di smorzare i toni, scollegando la visita di Ratcliffe da presunte minacce russe alla Nato, lasciando intendere un focus sulla ripresa dei negoziati per porre fine al conflitto. “Vorremmo che la guerra in Ucraina finisse”, aveva dichiarato il presidente Usa in un’intervista al commentatore conservatore Glenn Beck, definendo il viaggio del direttore della Cia in Russia “quasi di routine”. Questo nonostante l’ultima missione nota di un capo dell’intelligence americana a Mosca risalisse al novembre 2021. Ma di fronte alle sempre più frequenti operazioni di spionaggio e sabotaggio e agli atti di guerra ibrida denunciati da diversi Paesi Nato, tra cui Polonia, Romania e Germania, le rassicurazioni della Casa bianca faticano a placare gli animi in Europa.

    Visioni contrastanti
    Non solo per Washington si è trattato di ordinaria amministrazione, ma anche il direttore dei servizi di intelligence estera russi, Sergej Naryshkin, ha liquidato l’incontro con Ratcliffe spiegando che non vi era “nulla di insolito”. Il direttore del Svr, come riportato dall’agenzia di stampa ufficiale russa Tass, ha sottolineato come i faccia a faccia tra i leader dei servizi segreti siano parte integrante del lavoro, tanto da tenersi “quasi ogni settimana” con omologhi provenienti da tutti i continenti. Naryshkin ha rifiutato di approfondire i temi trattati, limitandosi a chiarire che “rientrano nella competenza dell’intelligence”, mentre il Cremlino aveva già fatto sapere che è ancora troppo presto per dire se la visita riuscirà a tirare fuori le relazioni russo-americane dalla crisi in cui sono sprofondate.
    Dietro queste dichiarazioni pubbliche, però, le interpretazioni divergono profondamente. Il New York Times, citando fonti informate, racconta come Ratcliffe avrebbe condiviso in privato valutazioni decisamente cupe sulla situazione militare ed economica russa, esortando il Cremlino a trovare un accordo con l’Ucraina prima del tracollo del fronte, pur senza lanciare minacce dirette su eventuali conseguenze. La prospettiva di Putin, invece, va nell’esatta direzione opposta. Il Washington Post riporta oggi nuove valutazioni dell’intelligence statunitense secondo cui la Russia considererebbe gli Usa “indeboliti” dalla guerra contro l’Iran. Una vulnerabilità che per Mosca rappresenterebbe un’occasione imperdibile per intensificare le azioni contro gli interessi americani in Europa. Timori che trovano linfa nelle recenti indiscrezioni pubblicate dall’agenzia di stampa Associated Press, secondo cui le forze armate statunitensi nel Vecchio continente stanno affrontando una carenza “ben oltre il livello critico” di intercettori missilistici, in modo particolare di sistemi Patriot, sempre più necessari sia all’Ucraina sia per proteggere le truppe Usa schierate in Medio Oriente. Un funzionario statunitense ha spiegato chiaramente all’agenzia di stampa americana che, in caso di attacco balistico russo a un centro di comando o a una centrale elettrica, la Nato finirebbe in una situazione simile a quella dell’Ucraina, costretta a “incassare un colpo dopo l’altro a mezz’aria”, con capacità “molto limitate” di difendersi contro attacchi prolungati o missili fuori rotta.

    La ritirata americana
    In tutto questo, l’amministrazione degli Stati Uniti sembra accelerare l’annunciato disimpegno dal Vecchio continente, spingendo l’Europa a provvedere da sola alla propria sicurezza militare. Il sottosegretario Usa alla Difesa, Elbridge Colby, ha incontrato ieri gli alleati al quartier generale della Nato a Bruxelles, proseguendo l’iter formale avviato a fine luglio per far sì che il Vecchio continente si assuma “la responsabilità principale della sua difesa convenzionale”. Accanto al segretario generale dell’Alleanza, Mark Rutte, Colby ha spiegato di essere giunto con uno “spirito di consultazione e di partecipazione”, auspicando una “conversazione pragmatica” affinché l’Europa, definita un continente “molto ricco”, prenda le redini della propria sicurezza, finora affidata per lo più agli Usa. “Siamo vicini, molto vicini alla posizione francese che consiste nel dire che in realtà l’Europa può e deve assumersi maggiori responsabilità”, ha dichiarato il sottosegretario americano.
    La spinta di Washington sugli alleati della Nato è tornata a farsi pressante con la seconda amministrazione Trump. Soltanto lo scorso giugno a Bruxelles, il segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva definito “vergognoso” l’atteggiamento di quegli alleati restii a concedere l’accesso alle basi Nato alle forze americane per la guerra di Washington all’Iran. “Consideriamo alcune questioni come l’accesso, l’uso delle basi e i sorvoli, dove ci sono molti elementi positivi ma anche alcuni punti che dobbiamo risolvere affinché tutto abbia senso in futuro”, ha aggiunto ieri Colby, rincarando la dose. “Assicuriamoci di non chiedere ‘carta bianca’ indipendentemente dal contesto”, ha poi proseguito il sottosegretario Usa. Un’esigenza di prevedibilità operativa che per gli Usa non è negoziabile. “Dobbiamo essere in grado di agire in modo efficace, abbiamo bisogno di prevedibilità, che gli europei chiedono spesso”, ha concluso Colby. “Ora, questo non è stato sempre presente durante l’operazione Epic Fury (contro l’Iran, ndr) e ciò ha suscitato la giustificata frustrazione” del presidente statunitense.
    Sotto la costante pressione di Washington, gli alleati europei della Nato e il Canada si sono formalmente impegnati a destinare almeno il 5 per cento del loro Pil alla difesa entro il 2035. Un cambio di passo obbligato, che mette però a rischio i conti pubblici e la spesa sociale nel Vecchio continente (nonché i consensi dei rispettivi governi), dato che gli Stati Uniti hanno già annunciato a maggio il ritiro di almeno quattromila dei 36mila soldati di stanza in Germania, esprimendo al contempo la ferma intenzione di ridurre la propria partecipazione al modello di forze della Nato in Europa.

    Le condizioni russe
    Intanto però la diplomazia annaspa, mentre Trump, che un tempo prometteva di chiudere il conflitto tra Russia e Ucraina in 24 ore, si scontra con posizioni inconciliabili. Il presidente Usa ha mantenuto a lungo i contatti con Putin, ricevendolo con tutti gli onori in Alaska nell’agosto scorso, per poi mostrare chiari segnali di insofferenza sia verso il leader russo che nei confronti di Volodymyr Zelensky. Da parte sua, la Russia non mostra alcuna intenzione di rivedere al ribasso le proprie rivendicazioni territoriali.
    Nelle scorse ore, il Cremlino ha respinto al mittente un piano per porre fine al conflitto, annunciato dal presidente ucraino ed elaborato con gli alleati europei e gli Usa, che prevedeva un cessate il fuoco e una zona economica franca in Donbass, che facesse da cuscinetto tra i territori controllati da Kiev e Mosca. Tuttavia, intervistato dall’emittente tv Rbc, in un colloquio ripreso dall’agenzia di stampa Interfax, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha comunque tenuto aperto uno spiraglio. “La Russia è pronta ad ascoltare nuove proposte”, ha precisato il capo della diplomazia del Cremlino. “Nel frattempo, continuiamo a lavorare sul campo”, ha però aggiunto, ribadendo che Putin non “dichiarerà alcun cessate il fuoco durante i negoziati” e che “l’incendio si spegnerà solo quando ci sarà un accordo completo e a lungo termine”. Quindi il ministro degli Esteri russo ha puntato il dito contro Washington, lamentando di non aver “ancora ricevuto una sola risposta” circa il presunto supporto dell’intelligence statunitense ai raid ucraini in territorio russo, pur specificando che da Mosca “non è arrivato alcun ultimatum” agli Usa. Infine Lavrov ha condannato i tentativi di Zelensky di destabilizzare la società russa attaccando raffinerie e altre infrastrutture, stigmatizzando l’atteggiamento dei governi occidentali, del segretario generale dell’Onu Antonio Guterres e del Commissario per i diritti umani Volker Türk, che “rimangono tutti vergognosamente in silenzio” sulle conseguenze dei raid ucraini contro obiettivi civili russi perché “schierati chiaramente e fermamente” dalla parte di Kiev.

    Fronte caldo
    Mentre ai vertici si discute, l’escalation sul campo prosegue. Anche questa notte, secondo quanto riferito su Telegram dal direttore dell’Amministrazione militare regionale Oleksandr Hanzha e diffuso dall’agenzia di stampa Ukrinform, le forze armate russe hanno sferrato oltre una decina di attacchi sulla regione di Dnipropetrovsk ricorrendo a droni, lanci di artiglieria e bombardamenti aerei, provocando almeno due morti. I danni hanno interessato abitazioni private, automobili, un supermercato e un’attività commerciale nei distretti di Nikopol e Synelnykove. Più a nord, nella regione di Kiev, sono stati duramente colpiti i magazzini di Nova Post nella comunità di Bilohorodka e un impianto di produzione a Sviatopetrivske, con i servizi di emergenza e i vigili del fuoco mobilitati per tutta la notte, come comunicato su Facebook dal presidente del consiglio comunitario locale, Anton Ovsiienko. La situazione è critica anche a sud, a Kherson, dove il governatore regionale Oleksandre Prokoudine ha esortato i cittadini a fuggire prima dell’arrivo del gelo invernale. “Mi rivolgo ancora una volta agli abitanti di Kherson, in particolare alle famiglie con bambini e agli anziani: se ne avete la possibilità andate via, vi prego!”, ha scritto ieri sera su Telegram, denunciando una “situazione di sicurezza estremamente difficile” in cui “il nemico intensifica ogni giorno i suoi attacchi contro le infrastrutture essenziali”. Nelle ultime 24 ore, secondo quanto denunciato da Prokoudine, i raid russi hanno centrato infrastrutture critiche e aree residenziali provocando un morto e 11 feriti, tra cui un minore. Sull’altro fronte, in Crimea, un raid ucraino a colpi di droni ha provocato almeno due feriti a Sebastopoli, secondo quanto riferito dal governatore russo Mikhail Razvozhayev alla piattaforma Max. Insomma, la guerra – forse – non si allargherà, ma di certo non si ferma.

    Leggi l'articolo originale su TPI.it
    Mostra tutto
    Exit mobile version