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    “Scappano non solo dalla guerra in Ucraina, ma dal gelo”: il racconto dall’Unhcr a TPI del quinto inverno dei rifugiati in Moldavia

    Gradini e ringhiere ricoperti di ghiaccio sul lungomare vicino alla spiaggia di Lanzheron, a Odessa, in Ucraina. Credit: Ukrinform/SIPA / AGF

    "Devono scegliere tra scaldarsi, mangiare o curarsi. Alcuni sognano di tornare, altri sentono che casa loro è ormai la Moldavia”, ci spiega da Chisinau Alberto Tonon di Unhcr. “Questo aumenta il bisogno di attività di supporto e inclusione. Ma è sempre più difficile a causa della riduzione dei fondi al settore umanitario”

    Di Andrea Lanzetta
    Pubblicato il 28 Gen. 2026 alle 17:48 Aggiornato il 28 Gen. 2026 alle 17:50

    Nataliia vive a Poloshky, nell’oblast di Sumy, nel nord-est dell’Ucraina. Dalla sua casa sente volare i droni lanciati dalla Russia e le esplosioni della contraerea ucraina quando li intercetta. Ma la sua principale preoccupazione oggi, da nonna, è tenere al caldo i suoi nipoti. Anche Kateryna, che ha due figli piccoli e vive alla periferia di Boryspil, nella regione di Kiev, lotta contro la mancanza di elettricità e riscaldamento. Qui le temperature in casa scendono anche fino a 5 gradi centigradi mentre fuori di notte il termometro segna i -20 °C. Anastasia invece è arrivata per la prima volta a Chisinau, in Moldavia, nel marzo 2022 con la madre, il figlio Nichita e il nipote Vitalie. Come l’ex direttrice d’orchestra Victoria che oggi, a 83 anni, vive nella capitale della Moldavia, dove si è rifugiata allo scoppio del conflitto dopo essere fuggita dalla sua città natale Kharkiv. Tutte e quattro hanno beneficiato dei programmi finanziati dall’ Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ma, a causa del conflitto e del clima rigido, la situazione al di là e al di qua del confine non è facile per nessuno.
    Il quinto inverno di guerra è uno dei più duri in Ucraina. Almeno 2,5 milioni di case sono state distrutte o danneggiate. A causa dei bombardamenti russi contro le infrastrutture energetiche, le famiglie devono affrontare temperature che vanno spesso sotto lo zero, senza elettricità né riscaldamento, il tutto in un Paese che conta già 12,7 milioni di persone con urgente bisogno di assistenza umanitaria. Anche chi fugge dal conflitto però deve affrontare notevoli difficoltà.
    Per rispondere a questa emergenza, fino al 15 febbraio, l’Unhcr ha promosso la campagna “Ferma il Gelo”, con l’obiettivo di raccogliere fondi per fornire aiuti essenziali durante l’inverno a persone rifugiate e sfollate in 7 Paesi: Afghanistan, Siria, Ucraina, Giordania, Libano, Pakistan e Moldavia (il numero da comporre per le donazioni, da fisso o mobile, è il 45588: Per donare clicca qui). TPI ha raccolto la testimonianza di Alberto Tonon, che attualmente coordina per l’Unhcr strategie inclusive per persone con disabilità e anziani in Moldavia, dove sono stati accolti oltre 130mila rifugiati dall’Ucraina.
    Qual è il polso della situazione per chi scappa dalla guerra?
    «Siamo entrati nel quinto inverno dall’inizio del conflitto e, in Moldavia, questo passaggio è particolarmente duro. La Moldavia è il Paese più povero d’Europa e accoglie rifugiati ucraini all’interno di un contesto già segnato da povertà diffusa, salari bassi e servizi pubblici spesso sotto pressione. Chi fugge dalla guerra si inserisce quindi in una realtà in cui anche per la popolazione locale l’accesso ai beni essenziali non è scontato».
    Quanti rifugiati ucraini accoglie la Moldavia?
    «Attualmente si contano oltre 139mila rifugiati ucraini in Moldavia, su una popolazione di poco superiore alle due milioni di persone: circa il 5% della popolazione totale. Un dato che rende evidente l’impatto della crisi su un Paese con risorse limitate».
    In che condizioni vivono l’inverno?
    «Per molte famiglie rifugiate, l’inverno significa dover scegliere tra riscaldare la casa, comprare cibo o pagare cure mediche. L’aumento dei costi dell’energia e del costo della vita che ha colpito la Moldavia negli ultimi anni ha reso queste scelte ancora più drammatiche. In questo contesto, molto spesso l’accesso ai beni e ai servizi essenziali è possibile grazie al supporto delle organizzazioni umanitarie che lavorano a fianco del Governo per sostenere la popolazione rifugiata. Tuttavia, nell’ultimo anno molte organizzazioni hanno ridotto o interrotto la propria presenza nel Paese a causa della diminuzione dei fondi umanitari, legata all’attuale contesto geopolitico globale. Questo ha aumentato ulteriormente la pressione sul sistema di risposta e rafforzato il ruolo di Unhcr come attore chiave nel garantire assistenza e protezione alle persone rifugiate».
    Chi è più a rischio?
    «Dopo anni di crisi, le risorse personali sono ormai esaurite e la capacità di far fronte a nuovi shock è estremamente limitata. Le conseguenze colpiscono in modo sproporzionato le persone più vulnerabili: anziani, persone con disabilità, famiglie monoparentali e nuclei con bambini. Per loro, l’inverno non è solo una stagione difficile, ma un periodo in cui aumentano sensibilmente i rischi di isolamento e peggioramento delle condizioni di salute».
    Come sta cambiando l’identikit di chi attraversa il confine a causa del gelo?
    «In questo periodo molte persone stanno lasciando l’Ucraina non solo a causa dei combattimenti, ma per il freddo. Le infrastrutture energetiche continuano a essere prese di mira dai bombardamenti e questo provoca interruzioni prolungate di elettricità e riscaldamento. Per le persone più fragili, restare senza accesso all’energia durante l’inverno diventa semplicemente insostenibile e spinge alla fuga. Arrivano spesso persone anziane e persone con disabilità, per le quali la mancanza di elettricità e riscaldamento rappresenta un rischio immediato».
    Come si gestisce laccoglienza di chi convive con una disabilità e dipende dall’elettricità anche solo per muoversi o per respirare?
    «Accogliere queste persone è particolarmente complesso. Molte non sono in grado di lavorare e hanno quindi bisogno di un supporto economico continuativo, di un alloggio accessibile e adeguato e di accesso regolare al cibo. Più del 40% delle persone anziane o con disabilità riporta di avere bisogno di accedere a servizi medici spesso specifici, a dispositivi di assistenza e a percorsi di riabilitazione per permettere loro di mantenere salute, autonomia e dignità. Per rispondere a questi bisogni è necessario un approccio centrato sulla persona, che tenga conto delle specifiche esigenze individuali. Questo rende il lavoro di supporto più complesso, ma anche indispensabile. In Moldavia, l’Unhcr fornisce servizi mirati basati sui bisogni specifici delle persone più vulnerabili e lavora per assicurare l’accesso ai servizi disponibili, inclusi quelli offerti dal sistema pubblico, affinché nessuno venga lasciato indietro durante i mesi più duri dell’inverno».
    Quali paure emergono dai rifugiati?
    «Riguardano non solo la sopravvivenza durante l’inverno e la stabilità economica, ma anche una profonda incertezza sul futuro. Dopo quasi quattro anni di conflitto, che non mostra segnali di una conclusione imminente, molte persone vivono in una condizione di sospensione che dura ormai dal febbraio 2022. L’impossibilità di pianificare il domani, unita all’esaurimento delle risorse personali, alimenta un forte senso di insicurezza e precarietà. Tra le richieste più frequenti c’è il bisogno di supporto economico, di informazioni chiare e accessibili sui servizi disponibili e di soluzioni abitative adeguate. Le persone più vulnerabili, come anziani, persone con disabilità e famiglie con bambini, segnalano inoltre difficoltà nell’accesso ai servizi sanitari, ai dispositivi di assistenza e al supporto sociale, soprattutto nelle aree rurali del Paese, per affrontare l’inverno in sicurezza. Accanto ai bisogni materiali, emergono sempre più chiaramente esigenze legate al benessere psicologico e all’integrazione. Molti rifugiati esprimono il desiderio di tornare in Ucraina quando la guerra finirà, mentre altri hanno perso tutto e sentono che la loro casa, ormai, è la Moldavia. Quest’ambivalenza, tra attesa del ritorno e necessità di ricostruire una vita nel Paese di accoglienza, aumenta il bisogno di supporto psicosociale e di attività che favoriscano l’inclusione nelle comunità locali. Tuttavia, questi interventi risultano sempre più difficili da sostenere a causa della riduzione dei fondi che, nell’ultimo anno, ha colpito in modo significativo il settore umanitario».
    Queste richieste riescono a orientare la distribuzione degli aiuti?
    «Queste voci vengono raccolte attraverso un lavoro costante di ascolto portato avanti dall’Unhcr in diversi modi. I rifugiati hanno la possibilità di contattare direttamente il personale Unhcr attraverso più canali, tra cui la hotline dedicata, e di ricevere informazioni, segnalare bisogni o fornire feedback sull’assistenza ricevuta. Allo stesso tempo, Unhcr lavora in modo proattivo organizzando quotidianamente momenti di incontro e ascolto con le comunità rifugiate, incontri sul territorio e attività di monitoraggio che permettono di comprendere meglio le difficoltà quotidiane delle persone. Questo approccio consente di individuare rapidamente nuovi trend e bisogni emergenti e di adattare la risposta umanitaria in modo tempestivo e mirato. In un contesto in continua evoluzione, ascoltare le persone rifugiate significa rendere l’assistenza più efficace e mirata, assicurando che le risorse disponibili rispondano ai bisogni reali e contribuiscano a proteggere la dignità delle persone anche nei momenti più difficili».
    La Moldavia ha esteso la protezione temporanea per i rifugiati ucraini fino al 1° marzo 2027. State pensando a un modo per trasformare l’assistenza temporanea per l’inverno in un’integrazione più solida all’interno del sistema sociale moldavo?
    «Per molte persone rifugiate, tornare in Ucraina non è un’opzione percorribile nel breve periodo. Alcune hanno perso tutto, altre provengono da aree oggi occupate. Per questo, accanto alla risposta emergenziale per l’inverno, l’Unhcr sta lavorando in modo costante con il Governo della Moldavia per costruire percorsi più sostenibili che permettano alle persone di restare nel Paese. Attualmente, come nel resto d’Europa, i rifugiati ucraini possono accedere alla Protezione Temporanea. Parallelamente, l’Unhcr collabora con le autorità moldave per esplorare soluzioni di medio e lungo periodo che consentano una maggiore stabilità giuridica e favoriscano l’integrazione di chi sceglie di rimanere, soprattutto di coloro per i quali il ritorno non è realistico. Questo passaggio è fondamentale per uscire da una logica puramente emergenziale».
    Come si costruisce questo passaggio dall’emergenza alla stabilità?
    «Un altro elemento chiave è il rafforzamento dell’inclusione dei rifugiati all’interno del sistema nazionale e l’accesso ai servizi. L’Unhcr sostiene il governo nel favorire un accesso sempre più strutturato ai servizi sociali, sanitari ed educativi, e nel promuovere sempre più opportunità di accesso al mercato del lavoro. Permettere ai rifugiati di lavorare e contribuire attivamente all’economia locale è essenziale non solo per la loro autonomia, ma anche per la sostenibilità complessiva del sistema e per creare un impatto positivo nella società Moldava.
    In questo percorso, l’Unhcr svolge un duplice ruolo, da un lato di advocacy, affinché l’integrazione dei rifugiati resti una priorità nell’agenda nazionale del governo Moldavo, dall’altro di supporto tecnico, mettendo a disposizione l’esperienza maturata in altri contesti e accompagnando le istituzioni moldave nello sviluppo di politiche e pratiche inclusive. È così che si costruisce il passaggio dall’emergenza alla stabilità, rafforzando i sistemi, creando opportunità e investendo in soluzioni durature per chi oggi chiama la Moldavia casa.
    La Moldavia stessa sta affrontando una crisi energetica durissima. In questo inverno, come riesce l’Unhcr a bilanciare il supporto ai rifugiati con il consenso delle comunità che li ospitano?
    «In contesti di crescente pressione economica, il rischio di tensioni esiste ed è proprio per questo che il lavoro con le comunità locali è una componente centrale della risposta umanitaria. L’Unhcr lavora per assicurare che l’assistenza non sia percepita come rivolta esclusivamente ai rifugiati, ma che raggiunga anche le persone moldave più vulnerabili. Questo approccio aiuta a ridurre le disuguaglianze percepite e a rafforzare il messaggio che il sostegno ai più fragili, siano essi rifugiati o membri della comunità ospitante, è un investimento nella coesione sociale e nella stabilità complessiva.
    Un altro elemento fondamentale è la promozione dell’incontro e della condivisione. L’Unhcr sostiene la creazione e il rafforzamento di centri comunitari in diverse aree, rurali e urbane del Paese, spazi in cui comunità rifugiate e locali possono accedere a diversi servizi e partecipare a attività comuni. Questi luoghi favoriscono il dialogo, riducono le distanze e contribuiscono a costruire relazioni di fiducia. Come spesso accade, avvicinare le persone abbassa le barriere e rende l’integrazione un processo naturale».
    Riuscite a garantire che lattenzione verso i più fragili — come anziani e persone con disabilità — sia percepita come un valore per tutti e non come un peso per la comunità locale?
    «Parallelamente, l’Unhcr investe molto nella comunicazione e nell’informazione, assicurando che sia i rifugiati sia le comunità locali conoscano i servizi disponibili e comprendano come accedervi. Questo è accompagnato da un monitoraggio costante dei trend e delle percezioni, che permette di individuare precocemente eventuali segnali di tensione e di intervenire in modo preventivo. In questo modo, l’attenzione verso anziani, persone con disabilità e altri gruppi vulnerabili viene sempre più riconosciuta come un valore condiviso, e non come un peso, per l’intera comunità».

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