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    L’Ue annuncia altri 6 miliardi di aiuti militari per l’Ucraina. Kiev ospita un vertice dei “Volenterosi”. L’inviato di Papa Leone è atteso in Russia

    Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Credit: Danylo Antoniuk/UKRINFORM/SIPA / AGF

    La capitale ucraina ospita i leader del Vecchio continente per il 35esimo anniversario dell’indipendenza mentre la Commissione Ue annuncia un altro pacchetto di aiuti militari per la difesa aerea del Paese. A Mosca intanto è atteso monsignor Gallagher mentre nella notte a Krasnodar i resti di un drone ucraino abbattuto uccidono due bambini in un asilo

    Di Andrea Lanzetta
    Pubblicato il 24 Ago. 2026 alle 11:10

    Oggi, nel giorno del 35esimo anniversario dell’indipendenza dell’Ucraina, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato da Kiev un nuovo pacchetto di aiuti militari da 6,1 miliardi di euro per sistemi di difesa aerea, missili, munizioni e radar. Nella stessa giornata, il primo ministro britannico Andy Burnham è giunto nella capitale ucraina per il suo primo viaggio all’estero al fine di co-presiedere la riunione della cosiddetta “Coalizione dei Volenterosi” insieme al presidente Volodymyr Zelensky e ad altri leader del Vecchio continente, compresa la premier Giorgia Meloni, che presenzierà però in videocollegamento. Intanto, nella notte a Krasnodar, i detriti di alcuni droni ucraini abbattuti sono piombati su un asilo nido uccidendo due bambini e ferendone altri sette, mentre a Washington la diplomazia tra Stati Uniti e Ucraina attraversa un momento di stallo segnato dal congelamento della missione dei negoziatori Jared Kushner e Steve Witkoff. Mosca intanto accoglie l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario Vaticano per i rapporti con gli Stati e le organizzazioni internazionali, in missione in Russia fino al 28 agosto.

    Aiuti militari
    La Commissione europea ha approvato oggi ulteriori 6,1 miliardi di euro di aiuto finanziario per l’Ucraina, l’equivalente di circa 7,1 miliardi di dollari, una cifra che si va a sommare ai 16 miliardi di piani di approvvigionamento già autorizzati, di cui 8,35 già erogati. Questo finanziamento rientra in un più ampio prestito da 90 miliardi di euro promesso dall’Unione, che include 60 miliardi in aiuto militare: finora ne sono stati allocati 16 e inviati a Kiev 8,5. “Mentre la Russia intensifica i suoi attacchi”, ha dichiarato in una nota diffusa oggi la presidente von der Leyen, “stiamo intensificando gli sforzi per aiutare l’Ucraina a proteggere il suo popolo e difendere i suoi cieli. L’Europa è con l’Ucraina e consegneremo ciò di cui ha bisogno, quando ne ha bisogno”. “Nel giorno dell’indipendenza dell’Ucraina, mostriamo il nostro incessante sostegno”, ha poi precisato sui social. “Oggi abbiamo approvato 6,1 miliardi per i sistemi di difesa aerea e missilistica, missili, munizioni e radar di cui l’Ucraina ha urgente bisogno”.
    Nella stessa giornata, Kiev ospita la riunione della Coalizione dei volenterosi, il gruppo di éaesi che sostengono l’Ucraina, con leader presenti fisicamente e altri collegati in videoconferenza, come la nostra presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Al vertice partecipano, tra gli altri, il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, la presidente moldava Maia Sandu, il primo ministro lussemburghese Luc Frieden e il presidente estone Alar Karis.
    Principale protagonista però sarà il premier britannico Andy Burnham, che ha scelto l’Ucraina per il suo primo viaggio all’estero da quando ha assunto l’incarico. In questa occasione, secondo quanto riferito da Downing Street, Burnham annuncerà che il governo di Londra ha acconsentito a permettere al gruppo MBDA di svelare informazioni classificate sui componenti britannici impiegati nel missile da crociera a lungo raggio SCALP, un’arma che condivide tecnologia britannica e francese. Un passo che aprirà la strada alla Francia e a Kiev per avviare la produzione locale di questi missili sul territorio ucraino. “La sicurezza dell’Ucraina è la nostra sicurezza”, ha detto Burnham in una nota, aggiungendo che Londra starà al fianco di Kiev “per tutto il tempo necessario”.
    Mentre a Kiev si festeggia l’indipendenza e si coordina la resistenza, nella città russa di Krasnodar la notte scorsa si è consumata una tragedia. I detriti di droni ucraini abbattuti sono caduti su un asilo nido, uccidendo due bambini e ferendone altri sette. Nella stessa area sono stati colpiti anche i magazzini dell’azienda Ozon.

    La missione dell’inviato del Papa a Mosca
    In un quadro già teso, oggi a Mosca è atteso l’inviato di papa Leone, monsignor Paul Richard Gallagher, che resterà in Russia fino al 28 agosto. È un viaggio che segue di pochi giorni quello compiuto in Ucraina a fine luglio, a dimostrazione che Leone XIV sta giocando tutte le carte della sua diplomazia affinché si possa sperare nella pace. Il programma ufficiale non è stato diffuso, ma da domani il segretario Vaticano per i rapporti con gli Stati e le organizzazioni internazionali dovrebbe incontrare il ministro degli Esteri Sergej Lavrov e rappresentanti del Patriarcato di Mosca nonché della comunità cattolica locale.
    L’ultima visita di Gallagher in Russia risale al 2021, prima che scoppiasse la guerra su larga scala, e per questo la missione segna un passo importante della diplomazia vaticana: Leone XIV aveva già offerto il Vaticano come sede di possibili negoziati. “È molto importante, la accompagniamo con tanta preghiera”, ha detto a margine del Meeting di Rimini il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, che nei ruoli di inviato del Papa confermato da Leone XIV era stato in Russia nel 2023 e nel 2024 e che ora spera di tornarci entro settembre. In primo piano per Zuppi ci sono il ritorno in Ucraina dei minori deportati in Russia, lo scambio dei prigionieri e il sostegno alle popolazioni provate dal conflitto. A luglio, durante la sua missione in Ucraina, Zuppi aveva visitato alcuni campi di detenuti di guerra; resta da vedere se potrà fare altrettanto sul territorio russo.

    L’impasse tra Ucraina e Usa
    Intanto la presenza a Kiev dei soli ex vicepresidente Mike Pence e dell’inviato presidenziale Keith Kellogg alle celebrazioni per l’indipendenza non fa ben sperare per i rapporti tra Ucraina e Stati Uniti, malgrado le dichiarazioni ufficiali. Il congelamento della missione dei negoziatori Jared Kushner e Steve Witkoff conferma che la diplomazia ha rallentato il percorso verso la pace, stretta tra le imminenti elezioni di midterm negli Usa, la guerra contro l’Iran e i complessi equilibri personali tra Donald Trump e Vladimir Putin. Nonostante le recenti aperture della Casa bianca, che avevano ipotizzato la produzione di missili Patriot in Ucraina e nuove sanzioni contro Mosca, la linea di Washington ha subito una repentina marcia indietro: stop alla fabbricazione congiunta degli intercettori e restrizioni sul sistema satellitare Starlink.
    Eppure, proprio ieri, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, citato dal portale Ukrinform, aveva annunciato l’elaborazione di un piano per mettere fine alla guerra, elaborato con gli Stati Uniti e gli alleati in Europa. “Insieme a Jared (Kushner, ndr) e Steve (Witkoff, ndr), abbiamo concordato di mettere tutte queste discussioni in un unico documento”, che illustri “le reali possibilità di porre fine alla guerra”, ha detto Zelensky. “Gli americani vogliono discuterne con noi e con i russi. In breve, c’è un’idea per un cessate il fuoco: questa è la cosa principale”, ha aggiunto il presidente ucraino. “La seconda parte riguarda ciò che gli americani hanno proposto in merito a una zona economica franca. In altre parole, noi e i russi facciamo passi indietro uguali, creando una zona cuscinetto chiamata zona economica franca sotto una qualche forma di amministrazione”, ha proseguito il leader ucraino riferendosi poi a non meglio specificata “terza parte” responsabile di questa zona. “Si tratta di idee condivise con americani ed europei, nonché il risultato di discussioni concluse tra noi, gli americani e i russi”, ha sottolineato Zelensky, che ha definito il piano “realistico”. Un’iniziativa però che non è stata ancora ufficializzata né da parte degli Stati Uniti né dalla Russia.

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