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    Usa annunciano negoziati tra Ucraina e Russia ad Abu Dhabi. Ma la guerra continua

    Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Credit: Emmi Korhonen/LEHTIKUVA/SIPA / AGF

    Mentre Washington appronta un nuovo tavolo di pace negli Emirati Arabi e il Cremlino prepara un vertice tra Trump, Putin e Xi in Cina, i bombardamenti russi devastano le infrastrutture di Kiev, che risponde colpendo di nuovo le raffinerie nemiche. Ma l’escalation, che continua a mietere vittime, rischia di ostacolare i tentativi della diplomazia

    Di Andrea Lanzetta
    Pubblicato il 3 Nov. 2026 alle 12:47

    L’inviato speciale degli Stati Uniti, Steve Witkoff, ha annunciato oggi che il 10 e 11 novembre la città di Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, ospiterà negoziati trilaterali tra Ucraina e Russia con la mediazione Usa. L’iniziativa rientra nella missione condotta dal presidente Donald Trump per porre fine alle ostilità, in corso ormai da oltre 4 anni.
    Negli stessi momenti, tuttavia, una massiccia offensiva russa condotta con oltre 350 tra missili e droni ha colpito nove regioni ucraine, devastando la rete elettrica locale e provocando decine di vittime civili, mentre Kiev ha risposto colpendo una delle più grandi raffinerie di petrolio russo a Yaroslavl, a nord-est di Mosca.
    Intanto Volodymyr Zelensky è volato a sorpresa a Berlino per chiedere supporto immediato alla Germania. Ma l’attenzione diplomatica si concentra sempre più sul vertice dell’Apec previsto il 18 e 19 novembre a Shenzhen, in Cina, dove si prepara un summit tra Trump, Vladimir Putin e Xi Jinping.

    Da Abu Dhabi a Shenzen, via Berlino
    Gli imminenti colloqui negli Emirati Arabi Uniti rappresentano un nuovo tentativo di dialogo diretto. “Le discussioni”, ha scritto sui social l’inviato statunitense Steve Witkoff, “si concentreranno sugli accordi di sicurezza post-bellica, la de-escalation, gli sforzi umanitari e i prossimi passi verso la pace”. L’intento dichiaratamente espresso dalla diplomazia statunitense è quello di dare seguito ai progressi accumulati nei precedenti incontri a Kiev, Oslo e San Pietroburgo, mirando a raggiungere un accordo duraturo tra Ucraina e Russia che possa porre fine alla guerra.
    La conferma dell’appuntamento è giunta oggi in conferenza stampa dal portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, secondo cui a guidare la delegazione russa ad Abu Dhabi sarà Vladimir Medinsky, storico consigliere del presidente Putin. Kiev, al contrario, non ha ancora comunicato chi guiderà la propria delegazione. Ma i colloqui non si limiteranno solo a Usa, Ucraina e Russia.
    Parallelamente al tavolo mediorientale, infatti, come riferito da Witkoff, “i negoziatori americani incontreranno questa settimana a Bruxelles i rappresentanti di Francia, Germania, Regno Unito, Unione europea e Nato per discutere delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina, dell’architettura di sicurezza post-bellica in Europa e delle opportunità economiche per sostenere la ricostruzione dell’Ucraina”.
    In questo scenario si inserisce il viaggio lampo condotto oggi da Volodymyr Zelensky a Berlino. Ad annunciarlo a sorpresa durante una conferenza è stato il cancelliere tedesco Friedrich Merz, anticipando l’arrivo del presidente ucraino poco dopo mezzogiorno. Come d’abitudine per i trasferimenti del leader di Kiev in Germania, la missione è stata tenuta segreta fino all’ultimo per stringenti motivi di sicurezza.
    Zelensky ha poi condiviso sui social il video del suo arrivo in aeroporto, accolto dal picchetto d’onore sul tappeto rosso. L’agenda istituzionale della giornata prevede colloqui con il cancelliere Merz, con il presidente federale Frank-Walter Steinmeier e con la presidente del Bundestag Julia Klöckner, oltre alla partecipazione ai lavori della Berlin Security Conference. Il presidente ucraino ha chiarito che il fulcro degli incontri verterà sul potenziamento della difesa aerea e sul sostegno al comparto energetico prostrato dalle bombe, sollecitando risposte immediate affinché i principi condivisi si trasformino in decisioni concrete e azioni sul campo.
    L’asse della diplomazia si estende però anche allo scenario asiatico. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha infatti annunciato al quotidiano economico britannico The Financial Times che sono in corso i preparativi per organizzare un vertice trilaterale tra Vladimir Putin, Donald Trump e Xi Jinping a margine del summit dell’Asia-Pacific Economic Cooperation (Apec), in programma il 18 e 19 novembre a Shenzhen, in Cina. Peskov ha precisato poi oggi in conferenza stampa che i dettagli potrebbero essere definiti nel giro di pochi giorni, ricordando il ruolo centrale dei padroni di casa cinesi nell’organizzazione del summit.
    L’ipotesi di un vertice a tre era stata lanciata dallo stesso Donald Trump e già affrontata, come confermato dal consigliere del Cremlino Yury Ushakov, durante i recenti colloqui tra Putin e l’inviato statunitense Witkoff. Sebbene il vice ministro degli Esteri russo Andrey Rudenko abbia ricordato che una decisione finale non è ancora stata presa, il ministero degli Esteri di Pechino ha confermato i contatti tra le parti per un possibile incontro bilaterale tra Xi e Putin, senza però menzionare il presidente statunitense.

    Attacchi alle reti energetiche
    Mentre la diplomazia lavora sugli incontri però, il fronte di guerra registra un tragico aumento nell’intensità dei bombardamenti. Il ministero della Difesa russo ha confermato di aver sferrato nella notte un massiccio attacco contro l’infrastruttura energetica dell’Ucraina, che ha colpito diversi impianti nelle regioni di Kharkiv, Dnipropetrovsk e Vinnytsia. Si tratta di una manovra ciclica impiegata dall’esercito di Mosca durante la stagione invernale nel tentativo di piegare la resistenza del Paese aggredito, dove affrontare i rigidi inverni senza elettricità e riscaldamento mette all’angolo la popolazione civile e non solo. Le autorità russe hanno inoltre rivendicato l’attacco contro due navi da carico nel Mar Nero e nel porto di Pivdenne, nella zona di Odessa.
    Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha specificato sui social che l’attacco notturno si ha visto l’impiego coordinato di 289 droni, 17 razzi balistici e 59 missili da crociera, diretti principalmente contro le centrali di produzione e le sottostazioni elettriche di nove regioni. I danni materiali appaiono imponenti. L’azienda energetica privata Dtek ha comunicato in una nota il blocco totale di tre centrali termoelettriche, dopo che già nelle ore precedenti un impianto a Odessa aveva subito gravi danni, costringendo le autorità a disporre interruzioni programmate dell’elettricità in tutta la regione meridionale e sud-occidentale del Paese. Per tutta risposta, le forze ucraine hanno colpito una delle più grandi raffinerie di petrolio della Russia a Yaroslavl, a nord-est della capitale Mosca, innescando un vasto incendio nell’impianto industriale. A confermare il blitz e il conseguente incendio domato a fatica dai vigili del fuoco è stato il governatore locale Mikhail Evrayev, secondo cui nel corso dell’operazione la caduta dei detriti dei 124 droni lanciati da Kiev ha danneggiato varie abitazioni e automobili, provocando il ferimento di due persone, poi ricoverate in ospedale. Da parte sua, il ministero della Difesa di Mosca ha dichiarato di aver intercettato e distrutto complessivamente 856 droni ucraini sparati nell’arco della notte su tutta la Russia, confermando l’estensione di una tattica a lungo raggio che da mesi sta provocando carenze di carburante sul suolo russo.
    Un’escalation che segue il recente e fallito tentativo di Donald Trump di concordare una tregua mirata a risparmiare le strutture energetiche per spingere al ribasso i prezzi energetici, al centro della campagna elettorale per le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. Lo stesso Zelensky ha definito la concomitanza tra l’attacco e lo svolgimento del voto negli Usa “indicativa” della convinzione russa che l’America non avrebbe notato il segnale.

    Vittime e sabotaggi digitali
    La furia dei bombardamenti ha comunque provocato decine di vittime in Ucraina. Nella città di Kharkiv le bombe hanno centrato in pieno un ospedale, sventrando il reparto di cardiologia e provocando il ferimento di 73 persone. Altri 5 feriti si contano invece nel distretto di Dnipro.
    Ma la ferita più profonda si è consumata però a Komyshuvakha, un villaggio sulla linea del fronte nella regione di Zaporizhzhia, dove il presidente Zelensky ha denunciato la morte di almeno 29 persone a seguito del bombardamento di un edificio scolastico impiegato come punto di distribuzione degli aiuti umanitari. Le squadre di soccorso stanno ancora scavando tra le macerie, dove 5 feriti sono già stati recuperati e il bilancio di dispersi arriva ad almeno 48 persone. Le operazioni di soccorso però procedono a rilento a causa del costante rischio di nuovi attacchi.
    Al dramma delle bombe si affiancano poi le complicazioni del fronte cibernetico. Nella serata di domenica 1 novembre, l’applicazione mobile impiegata dalle autorità ucraine per avvisare i cittadini dei raid aerei russi è stata violata da un hackeraggio che ha generato il panico. I dati resi noti dall’organizzazione di volontari alerts.in.ua indicano che tra le 22:47 e le 22:54, ora di Kiev, sui telefoni degli utenti ucraini sono comparsi 122 falsi allarmi. In soli sette minuti il sistema manomesso ha diffuso 103 segnali di attacco aereo, cinque messaggi di pericolo radiologico, altrettanti relativi a minacce chimiche, cinque per scontri a fuoco in strada e quattro dedicati ad attacchi di artiglieria. La falsificazione ha spinto centinaia di migliaia di utenti a verificare la mappa del sito alerts.in.ua per capire cosa stesse accadendo. Nella fascia tra le 22:45 e la mezzanotte di domenica la piattaforma ha registrato un picco straordinario di circa 965mila visite, a fronte dei soliti 130mila accessi serali.

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