Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Menu
  • Esteri
  • Home » Esteri

    Il Pakistan dichiara “guerra aperta” ai talebani in Afghanistan

    Talebani armati pattugliano la città di Mazar-e Sharif nell’agosto del 2021. Credit: ZUMAPRESS.com / AGF

    L’aviazione pakistana ha bombardato la capitale Kabul e la città di Kandahar. I miliziani rivendicano attacchi diretti contro Islamabad. Iran e Arabia Saudita provano a mediare

    Di Andrea Lanzetta
    Pubblicato il 27 Feb. 2026 alle 09:47 Aggiornato il 27 Feb. 2026 alle 09:48

    È bastata una settimana per trasformare una tensione ormai cronica in qualcosa che nessuno voleva pronunciare ad alta voce ma oggi il governo del Pakistan ha infine dichiarato «guerra aperta» ai talebani al potere nel vicino Afghanistan, dopo l’offensiva militare lanciata dai miliziani al confine.
    Ieri, infatti, i talebani afghani avevano preso d’assalto decine di avamposti lungo la frontiera con il Pakistan in risposta ai bombardamenti effettuati nel fine settimana da Islamabad. Così, per rappresaglia, le forze pakistane hanno bombardato nella notte la capitale Kabul e la città di Kandahar. «La nostra pazienza ha raggiunto il limite», ha dichiarato alle prime ore di oggi il ministro della Difesa di Islamabad, Khawaja Asif. «È guerra aperta». Per tutta risposta, i talebani afghani hanno rivendicato attacchi aerei contro una base a Islamabad e altri due siti militari a Nowshahr e Jamrud.

    La lunga escalation
    Dal ritorno al potere dei talebani a Kabul nell’agosto del 2021, i rapporti con il Pakistan, i cui servizi segreti avevano sempre mantenuto la porta aperta ai miliziani, si sono rapidamente incrinati. In particolare, Islamabad rimprovera i vicini di fornire all’organizzazione terroristica Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP), il ramo locale dei talebani, una base operativa sicura su suolo afghano per condurre attacchi oltre confine. Le autorità di Kabul negano da sempre ma questo gruppo, secondo il pakistano Center for Research & Security Studies, ha ucciso oltre 2.500 persone in più di 400 attentati in Pakistan soltanto nel 2024. Per questo motivo le scaramucce di confine vanno avanti ormai da un paio d’anni a causa della rottura del cessate il fuoco con Islamabad da parte del TTP, che ha registrato decine di morti nei raid pakistani condotti in Afghanistan.
    Nell’ultima settimana però il clima si è fatto incandescente. Una serie di attentati suicidi condotti nel Khyber Pakhtunkhwa, la provincia nord-occidentale del Pakistan al confine con l’Afghanistan, avevano già fatto scattare nel fine settimana una risposta militare di Islamabad nelle province afghane di Nangarhar e Paktika. La missione Onu in Afghanistan aveva contato 13 vittime civili in quei bombardamenti, una cifra che secondo i talebani arriva ad almeno 18 morti. Poi, martedì 24 febbraio, erano scoppiate nuove scaramucce lungo la frontiera e infine, ieri, è arrivata l’escalation definitiva con «massicci attacchi contro gli avamposti pakistani» partiti proprio dalle province di Nangarhar e Kunar.

    La situazione sul campo
    Il portavoce del governo talebano Zabihullah Mujahid aveva rivendicato la presa di oltre 15 posizioni in Pakistan e l’uccisione di «decine» di soldati nemici, aggiungendo che alcuni erano stati catturati. Numeri che Islamabad non ha mai confermato, parlando però di «pesanti perdite» inflitte agli invasori afghani.
    Gli scontri hanno interessato il valico di Torkham, l’arteria principale tra i due Paesi aperta formalmente solo ai rimpatriati afghani. Panico nella notte nel campo profughi di Omari, che ospita migliaia di persone in attesa di essere espulse dal Pakistan. Nelle stesse ore il Pakistan ha risposto con i raid aerei su Kabul e su Kandahar, la città dove risiede il capo supremo dei talebani, Hibatullah Akhundzada. I bombardamenti, ha precisato il ministro dell’Informazione pakistano Attaullah Tarar, hanno colpito però solo «obiettivi militari talebani» a Kabul, Kandahar e nella provincia di Paktia, al confine orientale dell’Afghanistan.
    Neanche questa mattina, giorno di preghiera per il venerdì del mese sacro islamico di Ramadan, si sono fermati gli scontri. Mentre l’artiglieria talebana riprendeva a rispondere al fuoco lungo la frontiera, le autorità di Kabul annunciavano nuove operazioni «su larga scala» contro le posizioni dell’esercito pakistano, annunciando di aver lanciato attacchi aerei contro una base nella zona di Faizabad della capitale nemica Islamabad; contro una caserma a Nowshahr e un altro avamposto militare a Jamrud. 

    Prospettive incerte
    L’Iran si è già offerto come mediatore con il ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi, che si è proposto oggi di «facilitare il dialogo» tra le parti. Ma anche l’Arabia Saudita appare impegnata a fermare gli scontri: il ministro degli Esteri di Riad infatti, Faisal bin Farhan Al Saud, ha avuto un colloquio telefonico con il suo omologo pakistano, Ishaq Dar, per discutere come «ridurre le tensioni». Il regno, d’altronde, aveva già giocato un ruolo discreto questo mese, contribuendo a mediare la liberazione di tre soldati pakistani catturati a ottobre dai talebani lungo il confine.
    Lo schema in fondo appare sempre lo stesso: prima l’escalation, poi la mediazione esterna e infine un fragile cessate il fuoco. Proprio lo scorso ottobre, le autorità diplomatiche di Qatar e Turchia avevano ottenuto una tregua, durata appena nove giorni, prima che il Pakistan ne denunciasse la violazione da parte di Kabul, bloccando per tutta risposta quasi ogni valico di frontiera. Da allora, diversi cicli di negoziati non hanno prodotto nulla di concreto.
    La tensione invece è salita, visto che ormai Islamabad non si limita più a colpire obiettivi del gruppo terroristico TTP ma prende di mira il regime talebano stesso, parlando apertamente di «guerra» contro l’Afghanistan. Nessuno però sembra finora avere un piano B.

    Leggi l'articolo originale su TPI.it
    Mostra tutto
    Exit mobile version