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    Facebook accusato di molestie sessuali

    Il social network deve rispondere delle accuse di un'ex dipendente che dice di essere stata discriminata e molestata sessualmente

    Di Anna Ditta
    Pubblicato il 19 Mar. 2015 alle 09:24 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 08:07

    Un’ex dipendente taiwanese di Facebook, Chia Hong, ha citato in giudizio il social network per discriminazione e molestie sessuali, che afferma di aver subito mentre lavorava presso l’azienda.

    Hong ha prestato servizio come manager del settore tecnologico presso Facebook per tre anni, durante i quali sostiene di essere stata vittima di ripetute molestie sessuali e di aver subito discriminazioni a causa del suo sesso, della sua razza e della nazionalità taiwanese da parte del suo capo, Anil Wilson, e da decine di altri colleghi.

    Afferma inoltre di essere stata ingiustamente licenziata nell’ottobre del 2013 dopo essersi lamentata delle molestie e delle discriminazioni subite.

    La società ha negato la veridicità delle accuse della Hong. “Lavoriamo molto duramente sulle questioni relative alla diversità, al genere sessuale e all’uguaglianza, e crediamo di aver fatto progressi,” ha detto un portavoce di Facebook in un comunicato. “In questo caso abbiamo disaccordi sostanziali sui fatti, e crediamo che la documentazione scritta dimostri che la dipendente sia stata trattata in modo equo.”

    Hong è rappresentata dallo studio legale Lawless & Lawless, con sede a San Francisco, il quale è anche parte del team che segue attualmente il caso di Ellen Pao. La donna ha intentato un’azione legale da 15 milioni di euro contro i suoi ex datori di lavoro per presunta discriminazione di genere. Anche in questo caso, si tratta di una nota impresa della Silicon Valley, Kleiner Perkins Caufield & Byers (Kpcb) che si occupa di investimenti per nuove imprese.

    La controversia con Chia Hong non è l’unica preoccupazione giudiziaria di Facebook al momento. La scorsa settimana, un giudice federale ha autorizzato il proseguimento di una class-action nazionale nei confronti della società. La causa, condotta da un numero di persone che si stima arrivare a centinaia di migliaia, riguarda la richiesta di rimborsi da parte di Facebook per soldi spesi sul sito dai figli senza il permesso dei genitori.

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