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    Egitto, scarcerato il fotografo Mahmoud Abu Zeid: aveva documentato la resistenza ad Al-Sisi

    Il fotografo ritratto nella sua abitazione dopo la scarcerazione. Credit: Mohamed El Raai/dpa/Afp

    Il fotoreporter, simbolo della repressione di Al-Sisi, è stato liberato dopo cinque anni di carcere. Era stato arrestato per avere documentato le violenze della polizia durante una manifestazione di protesta organizzata nel 2013 dai Fratelli Musulmani

    Di Marco Nepi
    Pubblicato il 4 Mar. 2019 alle 09:57 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 21:55

    Mahmoud Abu Zeid, detto “Shawkan”, in carcere ha trascorso cinque anni e venticinque giorni. Alla pena sono stati aggiunti anche sei mesi per il supposto mancato risarcimento di danni fatti in prigione. C’è stata una campagna mondiale, che ha visto in prima linea Amnesty International, per chiedere la liberazione del fotogiornalista e il giorno della scarcerazione è arrivato solo 4 marzo. Oggi hawkan è uscito dalla prigione di Haram, nel quartiere dove viveva prima del 14 agosto 2013, quando è stato arrestato. (Qui abbiamo raccontato la sua storia)

    Quel giorno, uno dei momenti più drammatici della recente storia egiziana, il fotografo si trovava in piazza Rabaa al-Adawiya, al Cairo, per documentare lo sgombero di un sit-in della Fratellanza musulmana.

    Secondo Human rights watch furono uccise fra le 817 e le 1000 persone, appartenenti ai Fratelli musulmani e loro simpatizzanti che rifiutarono di allontanarsi dal campo in cui i sostenitori del presidente Mohammed Morsi cercavano di opporsi al colpo di Stato con cui Abdel Fatah Al Sisi, oggi presidente dell’Egitto ma in quel momento generale, sovvertiva il risultato delle prime elezioni libere post-primavera araba.

    Shawkan stava fotografando gli spari della polizia sulla folla. È stato arrestato con l’accusa di reati punibili con la pena di morte: appartenere a un’organizzazione terroristica, di omicidio, di tentato omicidio e di resistenza a pubblico ufficiale. Per oltre cinque anni il processo che lo ha visto alla sbarra, insieme ad altri 700 detenuti, è stato rinviato.

    L’arresto era stato duramente criticato dalle organizzazioni per i diritti umani e da Reporters sans frontières che aveva esortato le autorità a rilasciare immediatamente e senza condizioni il giornalista: “invocare la pena di morte per un fotografo che ha semplicemente documentato una manifestazione dell’opposizione non è un atto di giustizia ma una punizione politica. Il solo crimine di Shawkan è di avere fatto il suo mestiere di giornalista”.

    Al simbolo della resistenza ad Al-Sisi, in occasione della Giornata Mondiale per la Libertà della Stampa, era stato consegnato nel 2018 il premio Guillermo Cano. Riconoscimento che ricorda il giornalista colombiano ucciso davanti alla sede di El Spectador, testata per cui scriveva, in Colombia il 17 dicembre del 1986.

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