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    Detroit fallisce

    La Motor City sta attraversando la più grande bancarotta municipale negli USA

    Di Anna Ditta
    Pubblicato il 19 Lug. 2013 alle 11:38 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 11:43

    Detroit, icona dell’industria automobilistica americana – sede delle aziende General Motors  e Ford – tocca il fondo con una bancarotta record di almeno 13 miliardi di euro.

    La città del Michigan era il simbolo della prosperità industriale, del trionfo della classe media. Negli ultimi 60 anni, però, ha attraversato un declino in slow motion, lento e costante, che quest’anno ha fatto registrare quasi 250 milioni di euro di deficit nel bilancio municipale.

    Il fallimento segna un record sia per la cifra del debito raggiunto, sia per il numero della popolazione coinvolta. Secondo il governatore del Michigan, Rick Snyder, la bancarotta era “l’unica opzione percorribile”. La strada sarà segnata da ostacoli legali, e bisognerà trovare un modo per pagare i creditori. Per John Pottow, professore di diritto fallimentare e commerciale all’università del Michigan – si tratta di “un rimedio molto protettivo nei confronti di chi possiede il denaro”.

    La situazione al momento è segnata da “estrema incertezza”, dice Kevin Orr, l’avvocato cui Detroit si è rivolta per il fallimento. Il procedimento potrà durare mesi o anni e prevede l’approvazione di un piano di riorganizzazione da parte del tribunale fallimentare, il quale non può decidere di liquidare l’amministrazione.

    “The Detroit News”, riporta tra le cause del dissesto economico cittadino una cattiva amministrazione cronica, la disfunzione politica e la corruzione – oltre al processo di deindustralizzazione e all’esodo della popolazione.

    Il fallimento di Detroit non rappresenta un caso unico, nel 2011 si è registrato il fallimento di Jefferson County, in Alabama, e nel 2012 quello di Stockton, California. Il sindaco, Dave Bing, ha parlato di “un giorno difficile per la città” ed ha aggiunto: “Non era mia intenzione andare in questa direzione, ma adesso dobbiamo cercare di fare del nostro meglio per uscirne.”

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