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    Trump impone nuovi dazi alle importazioni negli Usa. Cina: “Contrari alle guerre commerciali”. L’Ue: “Rispettate gli impegni”

    Il presidente degli Usa, Donald Trump. Credit: ZUMAPRESS.com / AGF

    Scattano da oggi le nuove aliquote comprese tra il 10 e il 12,5%, che interessano anche le merci provenienti dall’Europa, in sostituzione delle tariffe temporanee ormai scadute introdotte dopo la bocciatura della Corte Suprema dei dazi generalizzati

    Di Andrea Lanzetta
    Pubblicato il 24 Lug. 2026 alle 11:19

    Entrano ufficialmente in vigore da oggi i nuovi dazi alle importazioni imposti dall’amministrazione degli Stati Uniti del presidente Donald Trump, un provvedimento che va a colpire diversi partner commerciali su scala globale, compresa l’Unione europea e, dunque, l’Italia. Le nuove aliquote, che oscillano tra il 10% e il 12,5%, scattano proprio alla scadenza delle tariffe temporanee del 10% introdotti in precedenza da Washington dopo la bocciatura da parte della Corte Suprema dei dazi generalizzati. La decisione ha suscitato un’immediata reazione sia a Pechino, che ha espresso una netta contrarietà, sia a Bruxelles, da cui è arrivato un richiamo al rispetto degli accordi bilaterali.

    Cosa prevedono i nuovi dazi di Trump
    La motivazione fornita dalla Casa bianca per queste nuove misure pone l’accento sulle preoccupazioni relative al lavoro forzato, definito secondo la norma dell’International Labour Organization (ILO) come “qualsiasi lavoro o servizio estorto a una persona sotto la minaccia di una sanzione e per il quale la persona non si è offerta volontariamente”. L’annuncio riguarda gli acquisti statunitensi effettuati da 60 Paesi che, nella visione dell’amministrazione Usa, importerebbero beni prodotti attraverso il lavoro coatto invece di acquistare merci realizzate da lavoratori americani meglio retribuiti e protetti.
    Le nuove aliquote, come spiegato in una nota diramata dalla Casa bianca, variano dal 10% al 12,5%, con distinzioni ben precise: i Paesi sprovvisti di leggi che vietino tali merci, tra cui figurano Cina, Regno Unito e Giappone, saranno soggetti da oggi a tariffe del 12,5%, mentre gli altri partner, inclusi i Paesi membri dell’Unione europea come l’Italia, subiranno dazi del 10% qualora non facciano rispettare tali divieti. Restano esenti dai nuovi prelievi sia le merci regolate dall’accordo tra Stati Uniti, Messico e Canada, sia il petrolio e il gas, mentre i prodotti già soggetti a dazi specifici di settore non saranno interessati dal provvedimento.
    Il provvedimento entrato oggi in vigore sostituisce l’imposta temporanea del 10%, che era stata varata a suo tempo dagli Stati Uniti come soluzione tampone. Quella misura provvisoria si era resa necessaria dopo la sentenza con cui la Corte Suprema, a fine febbraio, aveva bocciato i dazi generalizzati varati da Trump nell’aprile del 2025 per ridurre la dipendenza strutturale degli Stati Uniti dalle importazioni dall’estero.

    Le reazioni della Cina e dell’Ue
    La risposta del governo cinese non si è fatta attendere, manifestando una ferma opposizione ai nuovi dazi statunitensi imposti nei confronti di Pechino e di altri 59 Paesi sulla base delle contestazioni legate al lavoro forzato.
    Nel corso di una conferenza stampa, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, ha espresso chiaramente la contrarietà di Pechino alle nuove misure, dichiarando che la Repubblica popolare si oppone “a tutte le forme di misure tariffarie unilaterali”. “Le guerre tariffarie e commerciali non sono nell’interesse di nessuna delle parti”, ha sottolineato Lin Jian.
    Dall’Europa giunge invece una reazione più complessa e articolata. Un portavoce della Commissione Ue, citato dall’agenzia di stampa Ansa, ha sottolineato come “l’Unione prenda atto della pubblicazione da parte degli Usa delle misure correttive adottate nell’ambito dell’indagine ai sensi della Sezione 301”. L’Ue, valutando positivamente il fatto che tali decisioni risultino “in linea con gli impegni tariffari degli Stati Uniti concordati nell’ambito della dichiarazione congiunta” di Turnberry tra Trump e Von der Leyen, ha ricordato come l’Europa abbia “già adempiuto alla propria parte dell’accordo” e ha aggiunto che “in prospettiva si aspetta che gli Stati Uniti continui a rispettare i termini” dell’accordo, “anche per quanto riguarda eventuali misure correttive nell’ambito di ulteriori indagini ai sensi della Sezione 301”.
    Nello specifico delle misure rivolte ai Paesi europei, il portavoce ha ricordato che il provvedimento statunitense stabilisce un’aliquota tariffaria globale del 10% per l’Ue e reintroduce le esenzioni aggiuntive per i Paesi membri, citando in particolare quelle relative al sughero e ai diamanti, che vanno ad aggiungersi a quelle già in vigore per gli aeromobili e i loro componenti, per i medicinali generici e per i principi attivi.
    Il fatto che tali scelte siano coerenti con la dichiarazione di Turnberry, ha spiegato ancora il rappresentante dell’esecutivo comunitario, “fornisce inoltre uno slancio positivo per proseguire il lavoro volto a esplorare ulteriori esenzioni tariffarie e ad approfondire la cooperazione in un’ampia gamma di settori, tra cui le risorse naturali critiche, la sicurezza economica, l’intelligenza artificiale e le questioni digitali, solo per citarne alcuni”. Infine, ricordando che il rispetto reciproco degli impegni “è essenziale per continuare a garantire ai nostri rispettivi mercati la stabilità e la prevedibilità di cui hanno tanto bisogno”, il funzionario ha assicurato che l’Ue continuerà a dialogare con l’amministrazione statunitense per fare in modo che Washington rispetti a pieno gli impegni assunti.

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