Il governo autonomo della Groenlandia esprime sollievo dopo che, nel suo discorso al Forum di Davos, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha escluso l’uso della forza per acquisire l’isola artica del regno di Danimarca. Ma al contempo non abbassa la guardia. Proprio mentre l’inquilino della Casa bianca si rivolgeva al World Economic Forum riunito in Svizzera, l’amministrazione del territorio autonomo danese presentava infatti un nuovo manuale che offre consigli alla popolazione in caso di “crisi”.
“La pubblicazione dell’opuscolo con consigli pratici e semplici per le famiglie non è un segnale di imminenza di una crisi”, ha dichiarato il ministro della Pesca, della Caccia, dell’Agricoltura, dell’Ambiente e dell’Autosufficienza groenlandese, Peter Borg, durante una conferenza stampa tenuta ieri a Nuuk, capitale dell’isola artica. “È una polizza assicurativa ma non ci aspettiamo che sia necessario ricorrervi”, ha aggiunto. “Abbiamo preparato questi consigli per assumerci le nostre responsabilità: l’opuscolo è espressione di un’assistenza tempestiva. La preparazione crea tranquillità e, quando si riesce a gestire se stessi e ad avere l’energia per aiutare gli altri per qualche giorno, ci si trova in una posizione più forte”.
D’altronde, dopo il discorso del presidente Usa al Forum di Davos, anche il governo di Copenaghen aveva confermato che il pericolo per il territorio autonomo non è cessato. Pur accogliendo con favore l’esclusione del ricorso alla forza da parte di Washington, il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen ha infatti dichiarato che il desiderio di Donald Trump di impadronirsi della Groenlandia rimane “intatto”. “Ciò che emerge chiaramente da questo discorso è che l’ambizione del presidente rimane intatta”, ha detto il capo della diplomazia danese, commentando le parole pronunciate da Trump a Davos. “È certamente positivo, preso singolarmente, che abbia detto ‘non ricorreremo alla forza militare’ e dobbiamo ovviamente tenerne conto ma non fa scomparire il problema”. Tanto che il governo groenlandese comincia a correre ai ripari con una serie di consigli alla popolazione locale, che conta circa 57mila abitanti.
Il manuale anti-crisi di Nuuk
L’opuscolo diramato ieri, intitolato “Preparati alle crisi: preparati per cinque giorni”, contiene una serie di suggerimenti rivolti ai cittadini della Groenlandia su come le famiglie possono prepararsi a resistere per cinque giorni in caso di crisi. Il documento pone l’accento su eventuali interruzioni prolungate di corrente elettrica e disastri naturali ma menziona anche la possibilità di conflitti internazionali e tensioni geopolitiche che potrebbero compromettere la sicurezza degli approvvigionamenti e delle infrastrutture in un territorio che dipende ancora quasi interamente dalle importazioni e dai sussidi della Danimarca.
L’obiettivo, ha spiegato ieri in conferenza stampa il ministro groenlandese Borg presentando il manuale, è “garantire che il maggior numero possibile di persone possa cavarsela da solo”. I contenuti dell’opuscolo, ha aggiunto, sono stati elaborati dal Dipartimento per la pesca, la caccia, l’agricoltura, l’ambiente e l’autosufficienza del governo dell’isola, in collaborazione con i Comuni, il Comando Artico delle forze armate danesi, la Polizia e alcune aziende locali, e discussi in seno alla Commissione per la Gestione delle Emergenze in Groenlandia.
Il testo fornisce infatti, tra l’altro, indicazioni per far fronte alle esigenze primarie: acqua potabile, cibo, medicine, riscaldamento e mezzi di comunicazione. Il documento consiglia, ad esempio, di accumulare una quantità d’acqua potabile pari a “tre litri al giorno a persona per famiglia”; di immagazzinare “conserve alimentari che non abbiano la necessità di essere conservate né in congelatore né in frigorifero e che possano preferibilmente essere consumate senza bisogno di scaldarle”; di rifornirsi di una fonte alternativa all’elettricità per cucinare, “come può essere una griglia o un fornelletto portatile”; di avere sempre a disposizione medicinali e un kit di primo soccorso; di acquistare articoli per l’igiene per cinque giorni, “come carta igienica, sacchetti per la spazzatura e assorbenti”. Il manuale consiglia inoltre di tenere una scorta sufficiente di “coperte calde, trapunte, candele e batterie”.
Il governo groenlandese predica comunque calma: non è necessario correre ad acquistare i beni indicati. Questi consigli infatti, secondo le autorità locali, sono indicativi e devono essere adattati alle situazioni specifiche, alle finanze e alle condizioni di ciascun nucleo familiare. Tale preparazione poi “può essere proficuamente svolta insieme, con la famiglia, i vicini o le comunità locali”.
“Uno dei nostri maggiori punti di forza e caratteristiche come società è la nostra capacità di aiutarci a vicenda e la consapevolezza che le crisi possono arrivare in modo del tutto inaspettato. Abbiamo una tradizione di preparazione consolidata, anche perché l’instabilità meteorologica e i cambiamenti climatici fanno parte della nostra quotidianità. Occasionalmente ci troviamo ad affrontare eventi che ci rendono particolarmente vulnerabili, come ad esempio le interruzioni di corrente”, ha commentato il ministro dell’Autosufficienza groenlandese, Peter Borg. “Ecco perché è importante prepararci, sia come individui, sia come società. Non è detto che si debba avere tutto subito ma avere una certa preparazione è meglio di non averne nessuna”.
Giallo a Davos
Le rivendicazioni Usa sul territorio autonomo danese infatti non si fermano. Dopo il suo discorso infatti il presidente degli Stati Uniti ha annunciato sul suo social Truth di aver definito con il segretario generale della Nato Mark Rutte “il quadro di un futuro accordo sulla Groenlandia e, di fatto, sull’intera regione artica”, un’intesa che “se concretizzata” ha definito “un’ottima soluzione” sia per gli Usa che per tutti gli altri Stati membri dell’Alleanza. Non è chiaro cosa preveda l’accordo raggiunto con l’ex premier olandese, che ha poi chiarito di non aver discusso della sovranità dell’isola artica con il presidente degli Stati Uniti, il quale però ha di conseguenza revocato i dazi annunciati contro gli otto Paesi europei della Nato (Danimarca, Regno Unito, Francia, Germania, Norvegia, Finlandia, Svezia e Paesi Bassi), rei di aver inviato truppe nel territorio autonomo danese.
“È un accordo a lungo termine, l’accordo a lungo termine per eccellenza. Mette tutti in una posizione davvero favorevole, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza e i minerali”, aveva dichiarato poco prima Trump alla stampa riunita a Davos. “È un accordo che dura per sempre”, aveva aggiunto, definendone però i contenuti “un po’ complessi”. “Lo spiegheremo più avanti”, aveva concluso. Intanto però la Groenlandia si prepara.
Copenaghen invece ribadisce che la sua sovranità sull’isola non è negoziabile con potenze straniere e che riguarda soltanto la Danimarca e i residenti del territorio autonomo artico. “La Nato è pienamente consapevole della posizione del Regno di Danimarca. Possiamo negoziare su tutto ciò che riguarda la politica: sicurezza, investimenti, economia. Ma non possiamo negoziare sulla nostra sovranità”, ha dichiarato in una nota diramata questa mattina dal suo governo la premier danese Mette Frederiksen, commentando l’incontro tra Trump e Rutte. “Mi è stato riferito che non è stato così. E naturalmente, solo la Danimarca e la Groenlandia possono prendere decisioni su questioni che le riguardano”.