Mentre proseguono le ricerche per il ritrovamento dei corpi dei quattro dei cinque sub morti alle Maldive durante un’immersione, si fanno le prime ipotesi su cosa possa essere accaduto. I cinque sub, molto esperti e dotati di un brevetto speciale per quelle profondità, potrebbero aver perso l’orientamento all’interno della grotta, complice anche la scarsa visibilità per la sabbia dei fondali mossa. Non è esclusa, però, l’ipotesi della tossicità dell’ossigeno contenuto nelle bombole. Un fenomeno non raro a determinate profondità come sottolinea La Repubblica secondo cui “se la miscela della bombola non è adeguata, l’ossigeno a certe profondità diventa tossico”.
Oppure uno dei cinque potrebbe essere rimasto incastrato e gli altri, nel tentativo di aiutarlo, sarebbero andati in panico terminando l’ossigeno. “Dentro una grotta a 60 metri di profondità basta un problema ad un operatore o un attacco di panico ad un sub – spiega a La Repubblica Alfonso Bolognini, presidente della Società italiana di Medicina subacquea ed iperbarica – e l’agitazione genera la torbidità dell’acqua e può peggiorare la visibilità. In questi casi la componente di panico potrebbe far commettere degli errori anche fatali”. Una risposta si potrà avere una volta individuato i corpi scoprendo anche la loro posizione all’interno della grotta.