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    Hong Kong: l’attivista Joshua Wong è stato condannato a scontare altri 10 anni di carcere

    L'attivista per la democrazia, Joshua Wong, in un’intervista-video esclusiva rilasciata a Hong Kong nel dicembre 2019 al direttore di TPI, Giulio Gambino. Credit: TPI

    Il volto delle proteste dei giovani che infiammarono l'ex colonia britannica nel 2019 è stato condannato in base alla Legge sulla sicurezza nazionale imposta in città dalla Cina

    Di Andrea Lanzetta
    Pubblicato il 5 Nov. 2026 alle 11:13

    L’Alta Corte di Hong Kong ha condannato oggi ad altri dieci anni di carcere il trentenne attivista per la democrazia Joshua Wong per “collusione con soggetti stranieri” in base alla Legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino alla Regione amministrativa speciale. L’ex leader studentesco, una delle figure più note delle manifestazioni giovanili del 2019 e già da adolescente in prima linea nel movimento degli Ombrelli del 2014, si trovava già in prigione da quasi 6 anni. La sua scarcerazione era prevista a gennaio, dopo una precedente condanna a quattro anni e otto mesi per attività sovversive, comminata dalle autorità locali sempre ai sensi della normativa imposta da Pechino. Nel settembre scorso, nel corso di un’udienza preliminare, l’attivista si era dichiarato colpevole delle nuove accuse, una mossa che gli ha permesso evitare il rischio dell’ergastolo, previsto dalla Legge approvata nel 2020. “Se dovesse passare questa legge, c’è il rischio che io finisca in un carcere cinese e che venga silenziato e imbavagliato per sempre. La mia vita a rischio? Sì, potrei dover scontare una pena per più di 10 anni”, spiegava nel dicembre 2019 in un’ intervista-video esclusiva rilasciata al direttore Giulio Gambino l’ormai ex leader del Movimento Demosisto.

    [LEGGI ANCHE: “Io sono Joshua Wong: arrestato 8 volte, bloccato nel mio paese e perseguitato dalla Cina. Vi spiego la mia lotta per Hong Kong”] 

    Il verdetto
    La sentenza emessa oggi dall’Alta Corte cittadina rappresenta un nuovo e pesante capitolo nella repressione del dissenso a Hong Kong. In carcere dal novembre 2020 , Joshua Wong risulta essere l’unico attivista perseguito per ben due volte in virtù della Legge sulla sicurezza nazionale, uno strumento normativo che dal 2020 viene regolarmente utilizzato per azzerare l’opposizione e incarcerare voci critiche e giornalisti, analogamente a quanto avvenuto nei confronti del magnate dei media Jimmy Lai.
    Nelle motivazioni della sentenza, il giudice William Tam ha sostenuto che Wong si fosse recato negli Stati Uniti per sollecitare interferenze straniere ancor prima che la normativa venisse promulgata, proseguendo poi la sua campagna di opposizione anche in seguito attraverso la condivisione di diversi post sui social media. Wong, come argomentato dal giudice William Tam durante la lettura del verdetto, si è servito di una rete clandestina al fine di catalizzare “l’attenzione di Paesi stranieri per sostenere la sua causa”.
    L’attivista è stato accusato di aver “cospirato” insieme ad altri oppositori, tra cui Nathan Law, per spingere i governi e le agenzie internazionali a varare sanzioni economiche contro la Cina e la città di Hong Kong. I due uomini, nell’aprile del 2016, avevano co-fondato il partito Demosisto, poi sciolto dalle autorità, prima di tentare la corsa elettorale per il Consiglio legislativo locale. Nel mirino delle autorità sono finite inoltre le attività di promozione legate all’approvazione nel 2019 del Hong Kong Human Rights & Democracy Act, a sostegno delle sanzioni statunitensi contro funzionari locali e cinesi responsabili di violazioni dei diritti umani.

    Il saluto ai sostenitori
    Presentatosi in mattinata in tribunale con una camicia blu a maniche lunghe e i soliti occhiali con montatura nera, l’ex leader studentesco è apparso più magro rispetto al passato ma complessivamente calmo. Durante l’udienza ha alternato momenti in cui prendeva appunti ad altri in cui rivolgeva cenni del capo al pubblico gremito e ai giornalisti presenti in aula.
    All’esterno del tribunale, in attesa della sentenza, stazionavano decine di persone, alcune arrivate addirittura il giorno precedente, circondate da un imponente schieramento di forze dell’ordine. Al termine della lettura del verdetto, prima di essere scortato via dagli agenti, Wong ha voluto ringraziare i presenti salutandoli con la mano e ricevendo in risposta le grida di incoraggiamento della folla con la promessa: “Ti aspetteremo quando uscirai”.

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