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    La Brexit di Boris Johnson: ecco cosa è successo, spiegato in breve, e gli scenari per il futuro

    Boris Johnson, primo ministro britannico. Credit: AFP

    Il riassunto sullo scontro Conservatori-Laburisti sull'uscita dall'Ue

    Di Nicola Simonetti
    Pubblicato il 6 Set. 2019 alle 20:34 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 19:42

    La Brexit di Boris Johnson: cosa è successo

    Non sono pochi gli sviluppi sul caso Brexit che si sono succeduti nell’ultima settimana: ecco cosa è successo. Di seguito il calendario degli avvenimenti più importanti, giorno per giorno.

    Martedì 3 settembre

    Il governo di Boris Johnson subisce una pesante sconfitta sulla Brexit. Dopo che Philip Lee, deputato per l’area di Bracknell, diserta le proprie fila a favore di quelle dei liberal democratici, 328 deputati richiedono il controllo del Parlamento nella seduta del giorno seguente.

    Una sconfitta che il segretario Brexit all’opposizione Sir Keir Starmer definisce “un passo estremamente importante per fermare l’uscita senza accordo proposta da Boris Johnson”.

    Tuttavia Johnson, determinato a lasciare l’Unione europea entro il 31 ottobre, replica: “Che non ci siano dubbi sulle conseguenze di questo voto. Il Parlamento è sul punto di sfasciare un ipotetico accordo con Bruxelles. Si prospettano maggior incertezza e ritardi”.

    Mercoledì 4 settembre

    Lo scontro sulla Brexit continua. Il primo ministro, dopo essere passato in minoranza nel parlamento di Westminster, subisce anche il voto della Camera dei Comuni a favore della legge anti-no deal, iniziativa promossa dalle opposizioni e da un gruppo di ribelli Tory (ora espulsi) per imporre un rinvio della Brexit in mancanza di un accordo con l’Ue.

    A favore votano 327 deputati, contro 299. La legge passa con un emendamento di alcuni laburisti pro Brexit soft che lega il rinvio solo alla possibile approvazione di una nuova versione dell’accordo di Theresa May. Ora il testo va alla Camera dei Lord.

    Johnson presenta in serata l’attesa mozione che chiede lo scioglimento della Camera e lo svolgimento di elezioni anticipate il 15 ottobre.

    Ma la mozione, come previsto, non passa. La Camera dei Comuni la boccia con 298 sì contro 56 no. Dopo il voto, Johnson riprende la parola in aula per accusare il leader dell’opposizione laburista di voler “impedire al popolo di votare”.

    Nel frattempo, la Commissione Europea dice ai membri dell’Ue di prepararsi a uno scenario senza accordo.

    Giovedì 5 settembre

    Jo Johnson, fratello minore del premier britannico Boris, rassegna le dimissioni da ministro dell’Istruzione e da parlamentare conservatore.

    Jo Johnson non fornisce spiegazioni riguardo la sua decisione, se non quanto annuncia sul proprio Twitter. “È stato un onore rappresentare la circoscrizione di Orpington per 9 anni e servire come ministro per tre premier” dice. “Nelle ultime settimane sono stato diviso tra lealtà familiare e interesse nazionale – è un dilemma senza via d’uscita ed è tempo che altri assumano il mio ruolo di deputato e Ministro #passoechiudo”.

    Le reazioni dei media non tardano a farsi sentire. Rachel Johnson, la sorella di Boris e Jo e ferma oppositrice della Brexit, commenta la vicenda con dure parole. “La famiglia evita di parlare della Brexit, particolarmente a tavola, perché non vogliamo coalizzarci contro il primo ministro”.

    Venerdì 6 settembre

    La sospensione del parlamento britannico, voluta dal premier per imporre una Brexit senza mediazioni, è legale: lo stabilisce l’Alta Corte.

    Similmente, anche la Camera dei Lord approva la legge contro il no deal. Ora per la conclusione dell’iter sprint della legge non resta che il suggello della firma della regina, o Royal Assent, e il deposito a Westminster, previsto per lunedì.

    Questo convince Johnson a presentare una mozione che chiede lo scioglimento della Camera e lo svolgimento di elezioni anticipate il 15 ottobre. Ma i partiti dell’opposizione annunciano di aver intenzione di respingere la proposta del primo ministro.

    Brexit: cosa succederà

    Entrambe le Camere parlamentari hanno approvato una legge volta a fermare una Brexit senza accordo il 31 ottobre. Se nessun accordo verrà raggiunto entro il 19 ottobre, e i deputati non accetteranno la proposta di Johnson di un non accordo, il primo ministro sarà obbligato a chiedere all’Ue un rinvio.

    Elezioni anticipate

    In alternativa, Johnson intende richiedere nuove elezioni per il 15 ottobre. Lunedì, il Parlamento terrà un secondo voto per passare la mozione.  Ma le opposizioni (laburisti, liberal democratici, il partito nazionale scozzese e Plaid Cymru) hanno già anticipato di voler votare contro il primo ministro o astenersi.

    Qualora le nuove elezioni venissero approvate e stabilite prima del 31 ottobre, il destino della Brexit dipenderebbe dal partito vincitore.

    31 ottobre: Brexit senza accordo

    Al momento, il Regno Unito lascerà l’Ue il 31 ottobre. Anche laddove Johnson richiedesse un rinvio, non è garantito che i Paesi europei l’accordino.

    Inoltre, nuove elezioni potrebbero dare vita a un esecutivo in favore di un non accordo. Una Brexit senza accordo implicherebbe l’abbandono del Regno Unito del mercato unico e dell’unione doganale.

    Il primo ministro parla in Parlamento. Credit: AFP

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Voto di sfiducia

    È possibile che le opposizioni intavolino una mozione di sfiducia contro il primo ministro. Lo stesso Boris Johnson ha più volte suggerito che lui stesso potrebbe indire un voto di sfiducia contro il proprio governo. Qualora il voto di sfiducia passasse, l’attuale esecutivo avrebbe 14 giorni per cercare una nuova fiducia, così come nuove coalizioni avrebbero l’opportunità di presentare la loro alternativa.

    Se nessuno dovesse incontrare la fiducia in Parlamento, Johnson, in qualità di primo ministro, potrebbe scegliere di indire nuove elezioni dopo il 31 ottobre.

    31 ottobre: Brexit con un nuovo accordo

    L’opzione preferita dal governo è che il Regno Unito lasci l’Ue con un accordo. L’ultimo fu negoziato da Theresa May, ma è stato più volte respinto dalla Camera dei Comuni.

    Il governo di Johnson spera di garantire un nuovo accordo o una versione modificata di quello della May, ma escludendo il backstop in Irlanda.

    L’Ue ha tuttavia sottolineato come il backstop sia una parte fondamentale dell’accordo.

    Cancellare la Brexit

    Idealmente, la Brexit può ancora essere cancellata con la revoca dell’Articolo 50. Sembra però improbabile che il governo di Johnson prenda in considerazione una tale alternativa.

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