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    L’accusa di Amnesty: “Europa complice delle violenze sui migranti in Libia”

    Credit: AFP PHOTO

    Secondo la ong internazionale l'Unione europea sosterrebbe in maniera attiva “un sistema di abusi e sfruttamenti” sulle coste libiche

    Di Giuseppe Loris Ienco
    Pubblicato il 12 Dic. 2017 alle 08:46 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 01:48

    Secondo la ong Amnesty International i governi europei hanno responsabilità chiare per quanto riguarda gli episodi di abusi e torture sui migranti in Libia.

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    Nel tentativo di arginare i flussi migratori, quindi, l’Unione europea sosterrebbe in maniera attiva “un sistema di abusi e sfruttamenti” sulle coste libiche.

    È questa l’accusa mossa contro le istituzioni europee da parte di Amnesty International, che nella giornata di lunedì 11 dicembre ha diffuso il rapporto “Libia: un oscuro intreccio di collusione”.

    In base ai dati illustrati nel documento, i fondi europei per la Libia vanno alle autorità che collaborano con le milizie e i trafficanti di esseri umani.

    Tra queste vi è la guardia costiera libica, cui l’Ue ha fornito navi e addestramento.

    La Libia è il principale porto di partenza per i migranti che cercano di raggiungere l’Europa. Gli arrivi in Italia, dove la maggior parte di loro approda dopo aver attraversato il Mediterraneo in condizioni difficilissime, sono diminuiti in maniera drastica da quando i finanziamenti europei alla guardia costiera libica sono cresciuti.

    Secondo Amnesty International, però, la guardia costiera libica collaborerebbe attivamente con bande di criminali e trafficanti nella gestione del flusso di migranti. Tutto questo con la piena consapevolezza dei funzionari Ue.

    La spinta a fermare l’arrivo di nuove persone nel continente ha portato alla diffusione in Libia di centri di “detenzione di massa” per i rifugiati e i migranti intercettati dalla guardia costiera libica.

    Sulla base dei dati forniti da Amnesty, sarebbero circa 20mila gli individui attualmente detenuti in questi centri. Qui queste persone sarebbero costrette a subire “torture, estorsioni e ogni tipo di violenza” per mano di autorità, trafficanti e milizie.

    Condizioni di vita disumane confermate dalla testimonianza, raccolta dalla BBC, di un uomo proveniente dal Gambia che ha trascorso tre mesi in uno di questi centri in Libia: “Mi picchiavano con un tubo di gomma e volevano soldi per lasciarmi andare via. Arrivano a contattare la tua famiglia per chiedere soldi, tutto questo senza porre fine agli abusi”.

    “I governi europei non solo sono pienamente consapevoli di quanto accade in Libia, sostenendo attivamente le autorità locali, ma sono anche complici di questi abusi”, ha affermato John Dalhuisen, direttore di Amnesty International in Europa.

     

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