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    La strada illegale che buca l’Amazzonia: così il capitalismo predatorio mette a rischio i popoli indigeni

    Credit: Valentina Ricardo / Greenpeace

    Penetra illegalmente nella foresta per 150 chilometri. Minaccia la vita e i territori di due popoli indigeni. E tutto per aumentare la capacità di estrarre oro di contrabbando. Ma nessuno ferma le ruspe

    Di Andrea Lanzetta
    Pubblicato il 22 Gen. 2023 alle 07:00

    Un cratere, color del grano, affonda in Amazzonia in mezzo a chilometri di foresta vergine. Non è un fenomeno naturale ma uno scavo prodotto da diversi mezzi pesanti, che hanno dissotterrato una miniera d’oro nei pressi del fiume Catrimani, non lontano dal confine tra Brasile e Venezuela. Tutto in maniera illegale.

    Ma come hanno potuto degli escavatori idraulici così pesanti raggiungere il cuore della foresta? Semplice: attraverso una strada – anch’essa completamente illegale – che “buca” l’Amazzonia e penetra nel territorio indigeno Yanomami, abitato da diversi popoli e da alcune comunità che non hanno alcun contatto con il mondo esterno.

    L’esistenza dell’arteria, ribattezza “estrada para o caos” (letteralmente: la strada per il caos), è stata denunciata dalla brasiliana Rede Globo e da Greenpeace, che hanno sorvolato l’area scattando queste immagini impressionanti, scattate da Valentina Ricardo per l’organizzazione ambientalista.

     

    Verso l’inferno industriale
    È un percorso di quasi 150 chilometri che collega le regioni occidentali dello stato brasiliano di Roraima alla Terra Indígena Yanomami. Qui, in un’area grande come il Portogallo, abitano 27mila persone appartenenti ai popoli Yanomami e Ye’kwana. Tra queste comunità, alcune sono del tutto isolate o almeno lo sono state finora. La strada illegale arriva infatti a meno di 16 chilometri da uno di questi villaggi, minacciando le vite oltre che il territorio dei popoli indigeni.

    Minatori incrostati di fango, macchinari pesanti, impalcature, tubature idrauliche ad alta pressione: il paesaggio creato dall’estrazione illegale di oro e altri minerali somiglia a un vero e proprio inferno industriale la cui unica occupazione è distruggere il territorio per profitto. E non si tratta di un’esagerazione.

    Le comunità locali accusano i garimpeiros, alcuni con sospetti legami con noti narcotrafficanti, di violenze sessuali e di aver provocato una serie di focolai di malaria e la chiusura di vari presidi sanitari. La loro presenza è dannosa sia per la salute degli abitanti che per l’ambiente: i fiumi presentano livelli di mercurio mai visti prima, dovuti al passaggio di una flotta illegale di un centinaio di navi impiegate nel contrabbando di minerali. Così, a causa delle devastazioni, i minori soffrono di malnutrizione e tante altre malattie. E sono proprio le donne Yanomami a denunciarlo, come hanno scritto al neo-presidente Lula in una lettera aperta pubblicata a fine novembre dalla comunità Rokoari: «Oggi la foresta è malata e quando la nostra foresta è malata, tutti noi ci ammaliamo», si legge nella missiva divulgata dalla Hutukara Associação Yanomami. «È piena di scavi. In passato l’acqua era pulita mentre oggi è sporca, i fiumi sono gialli e persino gli occhi dei pesci stanno cambiando, appaiono sfatti e anche altri animali sembrano diversi, magri, malati».

    «L’arrivo dei minatori alimenta la malaria», prosegue la lettera. «Prima, quando non ce n’erano così tanti, le malattie erano poche. Ora i bambini muoiono di malaria, malnutrizione, polmonite e infestazione da vermi». È un ambiente prospero per la criminalità: «I garimpeiros ci minacciano. Molestano le ragazze e offrono denaro in cambio di sesso, ma non vogliamo che le nostre figlie e nipoti vengano consegnate loro. Attirano i giovani e le loro mogli e li rendono dipendenti dal poco cibo lavorato che ricevono come pagamento». Insomma, è un vero e proprio inferno che dura però da decenni.

    Moltiplicatore della violenza
    Tra il 1987 e il 1990, secondo il ministero della Salute brasiliano, quasi il 14 per cento degli Yanomami è morto per malattie trasmesse dai minatori, le cui attività hanno causato la distruzione dei letti dei fiumi, la contaminazione da mercurio e idrocarburi dei terreni e delle falde acquifere e un’esplosione di criminalità. Fenomeni destinati ad aggravarsi a causa della nuova strada costruita illegalmente nella foresta. La nuova arteria infatti, secondo Greenpeace, può aumentare di oltre dieci volte gli effetti distruttivi dell’estrazione mineraria illegale nelle terre indigene. I garimpeiros dipendono spesso dal trasporto fluviale o aereo, che aumentano i costi di produzione, ma l’apertura della nuova via consente l’arrivo via terra di mezzi, uomini e materiali permettendo inoltre la costruzione di strutture che agevolano lo sfruttamento del territorio come distributori di benzina, campi di volo e strade secondarie.

    E non è una novità: secondo il progetto MapBiomas, tra il 2010 e il 2020, le aree minerarie all’interno dei territori indigeni brasiliani sono aumentare del 495 per cento, soprattutto nelle zone abitate dai popoli Munduruku, Kayapó e Yanomami. Proprio qui la situazione sta degenerando. Un rapporto pubblicato nell’aprile scorso dall’Instituto Socioambiental (Isa) sostiene che gli anni del governo Bolsonaro sono stati i peggiori per la Terra Indígena Yanomami da quando fu istituita nel 1992. Le attività estrattive hanno già interessato oltre 44mila ettari di territorio colpendo il 56 per cento della popolazione. Secondo la Hutukara Associação Yanomami, sono almeno 20mila i garimpeiros attualmente attivi nell’area, dove nel 2021 è stata accertata anche la presenza del Primeiro Comando da Capital (Pcc), una delle principali organizzazioni criminali del Brasile, dedita al traffico di minerali preziosi, stupefacenti e armi.

    Gli indigeni però sperano in Lula, che con i suoi primi decreti ha abrogato il piano di Bolsonaro che favoriva il garimpo. D’altronde, con la missione di Greenpeace, c’era anche la deputata Sonia Guajajara, nominata dal presidente alla guida del nuovo ministero per la Tutela dei Popoli Indigeni. Nella speranza che i bolsonaristi non riescano nei loro tentativi di golpe. Boa sorte!

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