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    Chi è Alex Jones, il guru del complottismo mondiale incensato da Trump e che Facebook vuole fermare

    Alex Jones

    Con il suo sito InfoWars, fondato nel 1999, Jones ha diffuso bufale di ogni genere per servire gli scopi della destra più gretta e conservatrice

    Di Luca Serafini
    Pubblicato il 7 Ago. 2018 alle 11:31 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 23:45

    Le bugie hanno le gambe corte. Le bufale, invece, tentacoli lunghissimi. È una lezione che Alex Jones ha imparato molto presto, e che ha fatto propria diventando il guru mondiale delle fake news.

    Dopo aver iniziato come conduttore radiofonico, Jones, 44 anni, ha sbarcato il lunario con il sito InfoWars, fondato nel 1999, una fabbrica di bufale al servizio della destra americana più conservatrice.

    Ora Facebook, Apple e Youtube hanno deciso di censurare alcuni suoi contenuti particolarmente incendiari. Facebook ha bloccato la pagina di InfoWars, Apple ha rimosso i podcast di alcuni programmi radiofonici condotti da Jones, mentre Youtube ha cancellato i suoi video.

    Alla base di queste decisioni c’è il carattere discriminatorio dei contenuti diffusi da Jones: attacchi ai musulmani e ai transgender, incitamento all’odio, discorsi che mettono in pericolo l’incolumità dei bambini.

    Le policies di questi grandi attori del mondo digitale consentono infatti, in forme diverse, di bannare post e video che discriminano alcune categorie protette, o che fomentano in maniera esplicita l’odio.

    Ciò che ancora sfugge alle maglie di Facebook e compagnia sono però le fake news, proprio ciò su cui Jones ha costruito la sua fama e che viaggiano quasi indisturbate sulle piattaforme social.

    Il giornalista texano ha messo in giro, negli anni, panzane di ogni genere, alcune delle quali hanno avuto conseguenze anche gravi.

    Si va dalle bufale mainstream, come quella secondo cui l’uomo non sarebbe mai andato sulla Luna o quella sul nesso tra vaccini e autismo, alle fake nws di impronta più direttamente politica.

    Jones è uno dei principali sostenitori, nonché diffusori, della teoria del “genocidio dei bianchi”, secondo la quale l’immigrazione di massa verrebbe promossa proprio per rendere i bianchi una minoranza e, infine, portarli all’estinzione.

    La bufala più celebre, nonché pericolosa, messa in giro da Jones è però quella della strage di Sandy Hook, la scuola elementare in cui, nel 2012, un 20enne aprì il fuoco uccidendo 26 persone.

    Il sito InfoWars avviò un’assurda campagna complottista volta a dimostrare che la strage non era mai avvenuta, che le vittime erano solo “attori” al soldo del governo americano (presidente all’epoca era Obama).

    La tesi di fondo era che la messa in scena sarebbe servita a promuovere una stretta sulle armi da fuoco negli Stati Uniti.

    InfoWars diffuse video e foto taroccate della strage in cui veniva messa in dubbio la versione ufficiale, e aizzò decine di haters che, da allora, continuano a perseguitare i parenti delle vittime con minacce, telefonate minatorie, appostamenti sotto casa.

    Tutte queste bufale hanno il chiaro scopo di servire gli interessi della destra americana, non solo quella più estrema e bigotta di movimenti e associazioni, ma anche quella ufficiale e istituzionale rappresentata oggi dal presidente Donald Trump.

    Quest’ultimo, infatti, nella campagna per le elezioni presidenziali del 2016 fece una comparsata in una trasmissione condotta da Jones lodandolo esplicitamente, definendo la sua opera di informazione “di grande importanza” ed esortandolo a proseguire senza farsi condizionare dagli attacchi ricevuti.

    Una legittimazione bella e buona da parte del futuro inquilino della Casa Bianca, a cui del resto le fake news, che vengano dai russi o dagli estremisti di destra, fanno sempre comodo.

    Jones fu tra coloro che misero in giro la panzana sul certificato di nascita di Obama, che sarebbe nato in Kenya e quindi legalmente impossibilitato a correre per la presidenza degli Stati Uniti.

    Il giornalista texano è “attivo” anche sul fronte della politica estera, visto che InfoWars ha più volte sostenuto che gli attacchi con armi chimiche in Siria, imputati in diversi casi al governo di Assad, in realtà non fossero mai avvenuti.

    Il sito di Jones ha agito più o meno indisturbato per anni, facendo la voce grossa sui social e agitando orde di complottisti.

    Le recenti azioni di Apple, Facebook e Youtube sono dei tentativi di mettere un argine a questa marea montante, anche se, come detto, la censura agisce sui contenuti d’odio ma non sulle fake news in quanto tali, che possono continuare a circolare liberamente.

    Negli ultimi tempi contro Jones e InfoWars sono arrivate anche alcune denunce. Due genitori di una bambina uccisa nella scuola elementate di Sandy Hook gli hanno fatto causa per i danni arrecati dalle sue bufale, che come detto hanno aizzato contro questi genitori i complottisti convinti che la strage non fosse realmente avvenuta.

    Jones però è un fantasista delle fake news, ed è in grado di utilizzarle anche nelle cause legali. Sua moglie, ad esempio, lo aveva denunciato perché, col suo sito, Jones mette in pericolo l’incolumità sua e dei figli.

    Il fondatore di InfoWars ha però dichiarato in tribunale che il Jones che diffonde complotti è una “controfigura” di quello reale, una specie di personaggio creato ad arte e che interpreta un ruolo, diverso dal “vero Jones” e per questo non imputabile. Un attore, insomma, proprio come quelli che secondo il suo sito fingono di essere uccisi nelle stragi per servire gli scopi dei Democratici e di chi vuole porre un freno alla diffusione delle armi in America.

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